Dopo importanti lavori riapre il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia. Il porto di Traiano e altre storie

Dopo un importante intervento di riqualificazione e riallestimento, del valore di 2 milioni di euro, il museo nato nel 1970 dove Traiano fondò il porto di Roma riapre raddoppiando gli spazi espositivi, e con approccio più moderno, per favorire il racconto dell’archeologia

Nel 1970 il Museo Nazionale Archeologico di Civitavecchia inaugurava negli spazi ripensati per uso museale dell’ex Presidio del Corpo di Guardia Pontificia, palazzina costruita nel 1764 per volere di Clemente XIII.
A breve distanza dal Forte Michelangelo, fortezza cinquecentesca simbolo del porto laziale, oggi sede della Capitaneria di Porto, il museo archeologico nasceva dall’esigenza di custodire ed esporre le principali testimonianze storiche e archeologiche della città fondata dall’imperatore Traiano proprio per essere il porto di Roma (su progetto di Apollodoro di Damasco), riunendo al contempo reperti provenienti dal territorio, tanto dai siti del litorale che dai Monti della Tolfa.

Il Museo Nazionale Archeologico di Civitavecchia. Dalle origini al riallestimento

Negli ultimi mesi, il Museo è stato oggetto di un importante intervento di riqualificazione e riallestimento, per un investimento complessivo di oltre 2 milioni di euro, e riaprirà rinnovato negli spazi, nei contenuti e nel percorso di visita a partire dal 25 settembre 2026 (con una due giorni, il 25 e 26, di visite pomeridiane guidate dalla direttrice e dal personale del museo, comprese nel costo del biglietto d’ingresso). “Nel ’70, il museo nasceva dal recupero della collezione civica, allestita a partire dal 1918 presso il chiostro del convento della Chiesa di Santa Maria” spiega la direttrice Lara Annibolettigrazie all’attività dello studioso locale Salvatore Bastianelli e con il coordinamento scientifico di Raniero Mengarelli della Soprintendenza competente. La raccolta fu quasi completamente distrutta dai bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale, facendo del museo, sin dalla sua genesi, un luogo strettamente legato alla memoria del territorio”.

Il nuovo allestimento del Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia
Il nuovo allestimento del Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia

La collezione del Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia

Nucleo originario della raccolta civica erano frammenti architettonici – capitelli, busti, teste e sculture marmoree – recuperati nella città e presso il porto, testimonianza della Centumcellae voluta dall’imperatore Traiano a partire dal 107-108 d.C. Alla collezione appartenevano anche reperti già confluiti in collezioni antiquarie ottocentesche, oltre a due importanti statue: la copia della fidiaca Atena Parthenos e un Apollo-Helios di dimensioni maggiori del vero, di scuola lisippea. Negli ultimi cinquant’anni, il museo si è progressivamente arricchito di numerosi reperti provenienti da scavi archeologici e recuperi effettuati nei diversi insediamenti che, dall’età del Bronzo fino all’epoca romana, furono presenti nell’area compresa tra la costa tirrenica e l’entroterra dei Monti della Tolfa.

Da museo di collezione a museo di narrazione

L’idea che ha ispirato l’ultimo riallestimento è il passaggio “da un museo di collezione a un museo di narrazione”, specifica la direttrice. E fa capo a una più ampia strategia adottata dalla Direzione regionale Musei nazionali del Lazio del Ministero della Cultura, che vuole ripensare gli istituti sul territorio come presìdi culturali aperti, accessibili e inclusivi, capaci di integrare tutela, ricerca, valorizzazione, educazione e partecipazione e di costruire nuove relazioni con i pubblici e le comunità. “Vogliamo musei sempre più aperti ai territori e alle comunità, capaci di coniugare la qualità della ricerca scientifica con nuovi linguaggi, servizi culturali, accessibilità e partecipazione”, evidenzia Elisabetta Scungio, direttrice regionale Musei Nazionali del Lazio “Il MANC si configura così come un moderno museo del territorio, presidio culturale e sociale e porta d’accesso al patrimonio di un comprensorio straordinariamente ricco, in una città che ogni anno accoglie attraverso il suo porto milioni di visitatori provenienti da tutto il mondo”. Per raggiungere il risultato, spiega Anniboletti, “ci siamo chiesti qual è il ruolo che un museo archeologico può svolgere nel rapporto con il proprio territorio”.

Il “nuovo” Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia. Raddoppiano gli spazi

Dal punto di vista strutturale si è puntato a ripristinare l’equilibrio originale del progetto curato da Franco Minissi, riaprendo tutti i quattro livelli in cui si articola il percorso, che trova la sua particolarità nel ballatoio affacciato sulla sala centrale del piano terra (sul modello del Museo etrusco di Villa Giulia), oltre che nelle vetrine “a camera” nella Sala di Punta della Vipera. Dunque lo spazio espositivo raddoppia, e i reperti non vengono più presentati soltanto secondo criteri cronologici o tipologici, ma diventano strumenti attraverso i quali costruire significati e relazioni culturali con i diversi pubblici, con alcuni oggetti “semiofori” che diventano punti focali della narrazione: “Abbiamo privilegiato una ricostruzione cronotopografica dei siti, superando una visione dell’archeologia fondata sull’oggetto isolato e sulla sua valorizzazione esclusivamente estetica”.

Il nuovo allestimento del Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia
Il nuovo allestimento del Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia

Il supporto della tecnologia digitale e l’impegno per l’accessibilità

Con la tecnologia digitale a supporto nei casi in cui i contesti archeologici non siano direttamente accessibili o risultino difficilmente percepibili nella loro dimensione originaria. Così il santuario arcaico etrusco di Punta della Vipera, scavato alla fine degli Anni Sessanta da Mario Torelli, può essere esplorato attraverso un modello tattile e una ricostruzione digitale con visori Oculus; il porto antico viene riletto attraverso immagini del paesaggio contemporaneo; Cencelle – evoluzione altomedievale della Centumcellae romana – viene restituita attraverso i suoi monumenti ma anche attraverso gli oggetti della vita quotidiana. Nella sala d’ingresso, a confronto con l’Apollo-Helios, immagini tridimensionali evocano il Colosso di Rodi e il rapporto tra la scultura, Apollo e il mare.
Grazie a uno specifico finanziamento PNRR destinato all’accessibilità cognitiva, inoltre, pannelli e didascalie presentano testi brevi elaborati secondo criteri di comunicazione accessibile, accompagnati dal Braille. Pittogrammi e codici visivi favoriscono l’orientamento e la comprensione immediata.

Negli spazi del terzo piano, concepiti ex novo, sono stati ricavati un laboratorio di primo intervento per il restauro, una sala polifunzionale con sedute e proiettore e uno spazio espositivo per le collezioni archeologiche formatesi nel corso della seconda metà dell’Ottocento e già presenti nell’ex museo civico. La sala conserva inoltre la memoria di una delle funzioni storiche esercitate dall’Istituto fino ai primi Anni Duemila: quella di deposito giudiziario dei sequestri archeologici effettuati dalla Guardia di Finanza (è esposta anche la celebre raccolta Fedele). Il piano ospita anche un’urna cineraria etrusca di ambito ceretano, riconducibile alla stessa tradizione artistica del Sarcofago degli Sposi, valorizzata attraverso un modello digitale tridimensionale e videoproiezioni immersive.

Livia Montagnoli

Museo Nazionale Archeologico di Civitavecchia
Largo Cavour,1 – Civitavecchia (Roma)
Il 25 e 26 settembre visite guidate alle 17 (prenotazione consigliata)
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