La prospettiva queer è fondamentale anche per i musei. Un libro spiega perché
Si intitola “Musei, genere e queerness” ed è il primo volume in italiano sul tema. Tra basi teoriche, casi studio internazionali ed esperienze italiane dimostra l’importanza di un approccio queer nel mondo delle istituzioni culturali
La storia del museo, in Italia, è segnata da un preciso mandato di conservazione e tutela del patrimonio. Una visione che ha permesso di mantenere intatto un patrimonio straordinario, contribuendo, però, anche a rendere più difficile il riconoscimento del museo come istituzione centrale e significativa per la società, capace di accompagnarne il cambiamento sociale e civile.

La grande differenza tra i musei in Italia e nel Regno Unito
Il confronto con il Regno Unito aiuta, ad esempio, a mettere a fuoco l’orizzonte dei limiti e delle alternative. In UK, a partire dalla fine degli Anni Novanta, il governo laburista ha ridefinito il mandato pubblico delle istituzioni culturali, riconoscendo esplicitamente la loro funzione sociale e orientando i finanziamenti di conseguenza. I musei sono stati chiamati a rispondere non solo della qualità delle collezioni, ma anche della loro capacità di lavorare con le persone destinatarie, aprendo di fatto a un modo diverso di misurare il valore di un’istituzione culturale. In Italia, al contrario, quella stessa spinta non è mai arrivata a livello di sistema da un qualsivoglia indirizzo politico. Questo non significa che manchino esperienze importanti (al contrario, sempre più numerose), ma restano perlopiù associate all’intuizione di singoli musei. Tendono, inoltre, ad essere trattate come progetti aggiuntivi, affidate alla sensibilità di singole persone e raramente incorporate come parte ordinaria e più strategica del lavoro. Vale per l’accessibilità, per la partecipazione, per la rappresentazione di gruppi sociali tradizionalmente esclusi.
Il libro “Musei, genere e queerness” a cura di Nicole Moolhuijsen
È in questo contesto che va letto Musei, genere e queerness, a cura di Nicole Moolhuijsen per Nomos Edizioni, il primo volume in italiano interamente dedicato al rapporto tra queerness e museologia. Il termine queer, nato come insulto e rivendicato come categoria politica e analitica, ha allargato il suo significato oltre le questioni di genere e sessualità e oggi indica un modo di interrogare le norme, di rendere visibile ciò che i dispositivi culturali tendono a escludere, moltiplicando punti di vista: quanto di più desiderabile per qualsiasi museo che voglia dirsi contemporaneo.
I contributi al volume “Musei, genere e queerness”
Il volume, con una prefazione di Anna Chiara Cimoli, riunisce contributi che guardano alle pratiche e alle politiche da posizioni diverse. Alcuni costruiscono cornici teoriche, come sulle politiche europee per i diritti LGBTQIA+ nei musei, sul rapporto tra queer studies e critica d’arte, sulle sfide delle identità trans e non conformi, sulle pratiche artistiche transfemministe. Altri portano prospettive internazionali consolidate, come le proposte indirizzate alle famiglie o quelle di Richard Sandell e Cesare Cuzzola dell’Università di Leicester, che proprio nel Regno Unito lavorano da anni affinché le pratiche queer divengano parte strutturale nel lavoro delle istituzioni, incluse quelle più apparentemente conservatrici. Altri interventi ancora documentano esperienze italiane di collaborazioni concrete: dal progetto Queering BO ai Musei Civici di Bologna, al lavoro del Museo di Montebelluna, fino alla Querini Stampalia di Venezia e, non da ultimo, il documento Musei e generi. Etica, metodi e approcci per promuovere una cultura trans-positiva e accessibile nelle istituzioni culturali nato da una collaborazione tra ICOM Italia e il Research Centre for Museums and Galleries (RCMG) dell’Università di Leicester. Il volume si chiude infine con un glossario, strumento essenziale laddove il linguaggio è considerato un’importante leva di cambiamento.
Perché adottare una prospettiva queer nel mondo dei musei
Il libro, nella ricchezza dei suoi approfondimenti, consente di mettere a fuoco come adottare uno sguardo queer sia parte integrante del lavoro culturale. Da un lato perché le storie delle persone sono già nelle collezioni e negli archivi, già nelle opere esposte, già nelle esperienze di chi i musei li visita: sono solo prive di un riconoscimento interpretativo. E dall’altro, soprattutto, perché un museo che non se ne occupa sta rinunciando a parte del suo compito più essenziale che consiste soprattutto nello stimolare e interrogare la comprensione del mondo, così com’è.
“Musei, genere e queerness” indica la via da seguire
Musei, genere e queerness è un libro significativo anche perché ci ricorda che a prescindere dalla prospettiva politica, dalla posizione e dal pensiero, qualsiasi istituzione culturale che prenda sul serio il proprio ruolo pubblico deve poter tenere aperto il dibattito ed offrire strumenti per leggerlo e articolare opinioni. Il volume non dà risposte definitive, ma indica delle tracce: riferimenti utili e strumenti per trasformare pratiche ancora occasionali in lavoro istituzionale; per comprendere nuove prospettive, anche di pensiero e di vita, e da lì indirizzare e reindirizzare le scelte, così come in molti stanno sempre più provando a fare.
Maria Chiara Ciaccheri
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