C’è vitalità nell’architettura italiana degli ultimi 80 anni? La mostra al MAXXI prova a rispondere
Si svolge fino al 15 novembre la mostra del MAXXI di Roma dal titolo Vitalità dell’architettura italiana 1946-2026. Nel frattempo, attorno al progetto si è acceso un gran dibattito. Ma cosa presenta davvero? Quale immagine restituiscono gli studi selezionati dal team curatoriale nella sezione principale? Tutto quello che c’è da sapere sul progetto espositivo
Inaugurata lo scorso 28 maggio, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, Vitalità dell’architettura italiana 1946-2026 è la grande mostra che il MAXXI dedica all’ottantesimo anniversario della Repubblica Italiana. Tuttavia, l’esposizione a cura di Pippo Ciorra ed Elena Tinacci va oltre la dimensione celebrativa per riflettere sullo stato dell’architettura contemporanea italiana.

Vitalità dell’architettura italiana al MAXXI: le sezioni della mostra
Ad anticipare lo sguardo sul presente è una video installazione all’ingresso della galleria KME. Riunisce le voci di otto tra i più affermati progettisti italiani over 65 – Stefano Boeri, Massimiliano Fuksas, Maria Giuseppina Grasso Cannizzo, Renzo Piano, Franco Purini, Elisabetta Terragni, Paola Viganò e Cino Zucchi – chiamati a riflettere, oltre che sulle proprie traiettorie professionali, sulle sfide attuali della disciplina. La prima sezione della mostra, Fotogrammi dalla storia, ricostruisce – per frammenti – le vicende dell’architettura italiana dal 1946 alla fine del Novecento. Attingendo al vasto patrimonio documentario del museo, il racconto si concentra sui temi attorno ai quali si è sviluppata la ricerca di una via italiana alla modernità – la memoria, l’edilizia residenziale pubblica, la museografia, l’istruzione, gli spazi per la collettività e le infrastrutture – presentati attraverso opere emblematiche dei protagonisti di questa stagione. Una lettura necessariamente sintetica, ma efficace nel restituire l’immagine di una comunità di progettisti animata da una forte vocazione civica e impegnata a interpretare attraverso il progetto le trasformazioni del Paese.
1 / 5
2 / 5
3 / 5
4 / 5
5 / 5
Da MoDusArchitects a DEMOGO: gli 8 studi di architettura “sismografo” del presente
Fulcro dell’impianto curatoriale è tuttavia la successiva sezione. Cronache del presente presenta otto studi italiani contemporanei guidati da progettisti nati tra la fine degli Anni Settanta e i primi Anni Ottanta, raccolti sotto la definizione di “generazione Erasmus”. Più che al semplice dato anagrafico, la denominazione fa riferimento a una postura culturale di respiro europeo: lontani dalle battaglie ideologiche novecentesche e attivi in una dimensione transnazionale, gli architetti selezionati condividono un approccio pragmatico ed eclettico, accompagnato da un forte credo nell’architettura come pratica civica. Ne emerge una costellazione di percorsi fortemente personali, raccontati dagli stessi studi in un paesaggio di tavoli da lavoro che rende visibili strumenti, metodi e campi di ricerca: dai modelli a varie scale delle scuole di MoDusArchitects alla riflessione sullo spazio liminale dei plastici in legno di Studio Labics; dalla ricerca sugli spazi per la cultura di Kuehn Malvezzi e Barozzi Veiga alle esplorazioni materiche di Francesa Torzo; dalla sperimentazione costruttiva dei disegni di cantiere di ELASTICO Farm alla cura del dettaglio espressa dal frammento 1:1 di Giulia de Apollonia; fino alle infrastrutture del quotidiano di DEMOGO. A ricongiungere queste traiettorie, una commissione fotografica di Allegra Martin costruisce un ritratto collettivo del gruppo attraverso immagini delle loro opere manifesto, mettendone in evidenza la comune forza espressiva, qualità costruttiva e attenzione ai materiali.
E le generazioni emergenti dell’architettura italiana?
Completa il percorso espositivo uno sguardo sul futuro prossimo. Ospitata nel Centro Archivi, la sezione NeXT Generation ripercorre i quindici anni di installazioni temporanee con cui il MAXXI – prima attraverso il programma YAP, realizzato in collaborazione con il MoMA, e dal 2022 con NXT – ha promosso il lavoro dei giovani progettisti italiani. Ad animare quest’anno piazza Alighiero Boetti è Rubato, a opera del collettivo HPO: un progetto in cui ricerca formale, materiali di riuso e un paesaggio sonoro di Agnese Menguzzato esemplificano l’approccio interdisciplinare, collaborativo e sensibile alle urgenze ambientali e sociali delle generazioni emergenti.
L’installazione di Matilde Cassani a testimonianza della contaminazione tra discipline
In un percorso espositivo che attraversa paesaggi culturali e istanze (geo)politiche, economiche, sociali e professionali distanti, la commissione a Matilde Cassani si offre come ideale punto di incontro. Tra gli autori che più profondamente esplorano le contaminazioni tra architettura, arte e pratica espositiva, la progettista rende omaggio al Monumento ai Caduti nei campi di sterminio nazisti dei BBPR. Nella sua versione bidimensionale del celebre telaio metallico, gli epitaffi lasciano il posto a offerte di nastri colorati e simboli metallici, trasformando il primo monumento democratico del Paese, nato lo stesso anno della Repubblica, in un monumento del presente, multiculturale e universale.
Marta Atzeni
Roma // Fino al 15 novembre 2026
Vitalità dell’architettura italiana 1946-2026
MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Via Guido Reni, 4a
Scopri di più
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati