Recensione, interviste e migliori stand della fiera d’arte contemporanea di Varsavia. Che cresce 

La co-ideatrice Joanna Witek-Lipka ci racconta la fiera che vive in spazi non convenzionali e per l’edizione 2026 si trasferisce in un affascinante edificio. A latere i top stand di questo evento che per la qualità della proposta ricorda da vicino un progetto espositivo

Con 56 gallerie, di cui più di 30 internazionali, ritorna Art Warsaw, quest’anno alla terza edizione e, per la prima volta, nella suggestiva Villa Róż, palazzo eclettico, ex ambasciata britannica, di cui ha mantenuto intatto l’impianto caratterizzato dalla combinazione di fastosi ambienti di rappresentanza con un labirintico sistema di uffici in cui si respira ancora la misteriosa atmosfera da Guerra Fredda. E per approfondire questo progetto che si distingue per l’abitare spazi non convenzionali e si configura come piattaforma volta a presentare le voci artistiche della Polonia e dell’Est Europa, per anni ai margini del mercato dominante, accanto a una selezione di gallerie internazionali, ci siamo rivolti direttamente a Joanna Witek-Lipka, storica direttrice di Warsaw Gallery Weekend e ideatrice della fiera insieme a Michał Kaczyński, cofondatore della Raster Gallery.

Joanna Witek-Lipka, storica direttrice di Warsaw Gallery Weekend e ideatrice della fiera insieme a Michał Kaczyński, cofondatore della Raster Gallery, Art Warsaw
Joanna Witek-Lipka, storica direttrice di Warsaw Gallery Weekend e ideatrice della fiera insieme a Michał Kaczyński, cofondatore della Raster Gallery, , Art Warsaw Villa Róż, 2026

Intervista a Joanna Witek-Lipka, co-ideatrice di Art Warsaw

Com’è nata l’idea di ambientare la fiera a Villa Róż?
Eravamo alla ricerca di una nuova location perché Villa Gawroński, acquistata dalla Wisteria Foundation, non era più disponibile, e in Villa Róż, che si distingue per i suoi ambienti carichi di storia in cui il lusso aristocratico incontra la freddezza della burocrazia e il rigore dell’intelligence, abbiamo trovato il luogo ideale. Per noi la location è fondamentale dal momento che, data l’ingente proposta di fiere d’arte sul calendario internazionale, puntiamo a distinguerci offrendo al pubblico un’esperienza di visita diversa, lontana dal classico formato del white cube. E in tal senso la Villa con l’armeria, le camere blindate e persino l’inceneritore è davvero perfetta.

Come si rapportano i galleristi a questo spazio non convenzionale?
Con grande spirito di collaborazione. Le gallerie hanno formulato l’allestimento insieme a noi, adattandosi alle peculiarità delle diverse stanze e trasformando eventuali criticità in punti di forza. Tanto che il risultato finale mi pare si ponga in bilico tra una fiera e un progetto espositivo.

A proposito delle gallerie partecipanti, come si compone la fiera?
Art Warsaw è una piattaforma corale e variegata, capace, per questo, di parlare a collezionisti che si trovano in diverse fasi del loro percorso. Siamo orgogliosi di accogliere accanto a gallerie internazionali, realtà giovani e sperimentali, come artist-run space e gallerie emergenti.

Art Warsaw Villa Róż, 2026, Installation View
Art Warsaw Villa Róż, 2026, Installation View

La fiera è nata proprio con quest’idea di apertura e molteplicità?
Sì, il mio partner in questa avventura, Michał Kaczyński, circa 15 anni fa aveva realizzato un progetto chiamato “Villa”, con edizioni come Villa Warsaw, Villa Tokyo e Villa Reykjavik. Il formato era simile ma il contesto completamente diverso, in Polonia non esisteva ancora un vero mercato dell’arte contemporanea. Era una manifestazione artistica informale, basata sulle relazioni. Negli anni molte di quelle gallerie, come Nordenhake e Plan B, si sono affermate a livello internazionale e oggi continuano a collaborare con noi.

Qual è stata la sfida più grande nel lavorare qui?
Le sfide sono tante. Perché, oltre agli aspetti connessi all’organizzazione di una fiera; ci sono quelli pratici legati al fatto di essere in un edificio storico. Abbiamo realizzato importanti investimenti per installare i servizi e rendere la villa accessibile al pubblico.

Come avete selezionato le gallerie partecipanti?
Attraverso due strade parallele: un’open call e gli inviti, rivolti tanto alle gallerie con cui collaboriamo da anni, quanto a realtà giovani e indipendenti individuate grazie alla costante attività di scouting.

Una parola sull’allestimento?
È stato come comporre un puzzle gigante. Dato che ogni stanza è diversa, a monte c’è stata un’intensa fase di studio e progettazione.

Anche rispetto alle precedenti edizioni, come ti sembra la risposta di pubblico e collezionisti?
Molto positiva. Per quanto gli ultimi due anni siano stati difficili per il mercato dell’arte, la Polonia sta vivendo una fase di crescita economica, con un conseguente aumento del collezionismo. Quindi è un momento favorevole per proporre a Varsavia una panoramica sull’arte internazionale. Le persone iniziano a familiarizzare con artisti e gallerie (che ritornano); come in ogni ambito bisogna costruire una riconoscibilità e penso che questa sia la direzione giusta.

Quali saranno i prossimi passi?
Continuare a percorrere questa strada. La nostra mission è molto chiara, vogliamo posizionare Varsavia sulla mappa e nel calendario dell’arte contemporanea internazionale e sentiamo che questo è il momento per accendere i riflettori sul Paese e sulla città.

I top five stand di Art Warsaw 2026 a Villa Róż

Come di consueto, sebbene nel complesso la proposta sia buona, anche ad Art Warsaw abbiamo individuato una serie di stand da non perdere, ecco a voi la nostra selezione…

Galerie Nordenhake

Nordenhake, con sedi a Stoccolma, Berlino e Mexico City, si conferma come una realtà aperta e molto interessante che spazia tra artisti middle career e storicizzati. Nel salone principale al primo piano di Villa Róż presenta un arioso allestimento – che non esclude il balconcino sul cortile interno – con le opere installative, oltre che grafiche, di Mirosław Bałka (Polonia, 1958), focalizzate sul concetto di pulizia; i dipinti materici e astratti di Leon Tarasewicz (Polonia, 1957); e i toccanti lavori di Frida Orupabo (1986, vive e lavora a Oslo) che, di origine africane, riflette in maniera incisiva e drammatica sulla rappresentazione del corpo femminile.

Galerie Nordenhake, Berlino, Stoccolma, Mexico City, Art Warsaw Villa Róż, 2026, works by Mirosław Bałka, 
Leon Tarasewicz e Frida Orupabo, Installation View
Galerie Nordenhake, Berlino, Stoccolma, Mexico City, Art Warsaw Villa Róż, 2026, works by Mirosław Bałka,
Leon Tarasewicz e Frida Orupabo, Installation View

Hollybush Gardens Gallery

La londinese Hollybush Gardens condivide lo stesso salone con un efficace solo show di Charlotte Johannesson (Svezia, 1943), artista pioniera nell’arte digitale che nella sua ricerca coniuga tecnologie artigianali e digitali. Formatasi come ricamatrice ha iniziato a servirsi in tempi non sospetti di strumenti digitali per creare opere dal forte contenuto politico e sociale. In mostra una serie di arazzi realizzati nel 2019 rivisitando delle grafiche dei primi Anni Ottanta, che riflettono sulla comunicazione nell’era digitale e sulle nuova modalità di creazione delle immagini tra processi manuali e computazionali.

Art Warsaw Villa Róż, 2026, Installation View
Hollybush Gardens, Londra, work by Charlotte Johannessons Art Warsaw Villa Róż, 2026, Installation View

Waitingroom

Ancora al primo piano si colloca la galleria Waitingroom di Tokyo con diversi lavori di Rikako Kawauchi (Tokyo, 1990) che esplora la relazione tra corpo e natura attraverso diversi medium. In mostra una serie di lavori pittorici sulla mitologia – nati dall’interesse dell’artista per gli scritti di Lévi-Strauss – caratterizzati da una forte matrice materica, in cui l’artista più che per pennellate procede scolpendo la superficie pittorica dopo aver steso una copiosa massa di colore – dai toni vivaci e squillanti – sulla tela. Lavori in cui la drammaticità del gesto, fisico e passionale, è accentuata dal contrasto con le forme volutamente semplici e quasi infantili. Accanto, delle opere scultoree su pietra e altre grafiche che evidenziano come il forte interesse per la linea guidi tutta la pratica artistica di Kawauchi.

Waitingroom, Tokyo, Art Warsaw, works by primo piano si colloca la galleria Waitingroom di Tokyo con diversi lavori di Installation view
Waitingroom, Tokyo, Art Warsaw Villa Róż, 2026, works by primo piano si colloca la galleria Waitingroom di Tokyo con diversi lavori di Installation view

Piktogram  

Al secondo piano dell’edificio in uno degli ambienti più affascinanti e misteriosi della Villa, l’ex sala d’armi, si trova Piktogram, galleria di Varsavia, che presenta Paul Czerlitzki, (Danzica, 1986) noto per l’approccio concettuale e processuale alla pittura, con 3 lavori della serie Relay che, creati sul principio di autorialità passiva, per accumulo della polvere sulla tela, mettono in primo piano il concetto di durata; Alexandra Bachzetsis (Grecia, 1974 – vive e lavora in Svizzera), con un video in cui mette in scena una danza dal carattere criptico, provocatorio e decisamente sensuale; Zuza Golińska (Polonia, 1990) artista multidisciplinare che crea opere, in questo caso sculture, in dialogo con lo spazio.

Art Warsaw Villa Róż, 2026, Installation View
Piktogram, Varsavia, work by Alexandra BachzetsisArt Warsaw Villa Róż, 2026, Installation View

Galleria Asni

Sempre al secondo piano si trova la galleria Asni di Riga con due artisti lettoni che condividono una pratica innovativa e sperimentale. Jānis Dzirnieks (1992) lavora con materiali industriali di recupero creando dipinti astratti, fortemente materici, dalle superfici brillanti che derivano dalla distorsione di immagini tratte dal web, spesso rivelate nel titolo delle opere. Uģis Albiņš (1988) autore di sculture in ceramica e altri materiali realizzate con una stampante 3D di sua invenzione.

Galleria Asni, Riga, Art Warsaw Villa Róż, 2026, works by Jānis Dzirnieks, Sweet Bonanza Candyland
Galleria Asni, Riga, Art Warsaw Villa Róż, 2026, works by Jānis Dzirnieks, Sweet Bonanza Candyland

Gli altri highlight di Art Warsaw a Villa Róż

Oltre a questi top stand, sono diverse le presenze interessanti a Villa Róż, a partire dalla romana Ada Project che presenta un dialogo tra le sculture della spagnola Blanca Gracia (1989) e i dipinti della polacca Alicja Pakosz (1996); il sintetico ma toccante solo show di Stereo, Varsavia, con un unico, struggente dipinto di Barbara Wesołowska (Polonia, 1984); il frizzante e intelligente artist-run space Szaber di Cracovia che gioca sull’idea di changing room per riflettere sulla dualità tra essere e apparire. Infine, la galleria Gregor Podnar di Vienna, per il ben calibrato dialogo tra Marzena Nowak (Polonia, 1977) e Attila Csörgő (Budapest, 1965), due artisti diversi per generazione e medium ma accomunati dall’interesse per lo spazio e la sua misurazione. Da non perdere naturalmente un giro della città costellata da mostre che valgono davvero la visita.

Ludovica Palmieri

Varsavia // Fino al 24 maggio 2026
Art Warsaw 2026
VILLA RÓŻ, Aleja Róż 1
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Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri è nata a Napoli. Vive e lavora a Roma, dove ha conseguito il diploma di laurea magistrale con lode in Storia dell’Arte con un tesi sulla fortuna critica di Correggio nel Settecento presso la terza università. Subito dopo…

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