Dietro ogni grande artista… c’è una grande galleria. Un punto sulla Biennale Arte 2026
Senza le gallerie non ci sarebbe la Biennale, o almeno non nella forma in cui la vediamo oggi. Vediamo quali sono le grandi gallerie internazionali che sosterranno gli artisti nelle mostre veneziane
Con più del 90% delle artiste e degli artisti invitati a partecipare alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte In Minor Keys (9 maggio – 22 novembre 2026), la Biennale Arte 2026 torna a concentrarsi sulla pratica contemporanea dell’arte, dopo che le molte delle edizioni precedenti hanno guardato, di contro, a storie già accadute, meritevoli di riscoperte e da rimettere al centro dell’attenzione.
Nel disegno lasciato in eredità dalla curatrice, la compianta Koyo Kouoh (Camerun, 1967 – Basilea, 2025), scomparsa prima di poter portare a compimento la sua Biennale e prima donna africana chiamata a costruirla (come erano tutte donne le componenti della Giuria Internazionale, chiamata ad assegnare gli ambitissimi Leoni e poi dimessasi in blocco), i 111 artisti che esporranno quest’anno a Venezia sono affermati o mid career ancora poco riconosciuti, e tutte e tutti richiamano l’urgenza di concentrarsi sull’attualità, più che di espandere un canone storicizzato.
Alcuni numeri sugli artisti della Biennale Arte 2026
Restando per un momento su questioni di composizione della mostra (secondo i dati di Artnet), escludendo le organizzazioni, che pure fanno parte della pattuglia di Kouoh, la selezione vede la presenza di più donne che uomini, 64 contro 48, a cui aggiungiamo due artisti che utilizzano i pronomi essi/loro.
La provenienza geografica è equa, tra Occidente e Sud globale (anche se molti artisti vivono e lavorano in luoghi diversi da quelli di nascita, per cui questa mappatura risulta meno semplice da disegnare), ma è la più alta percentuale mai vista in Biennale quella di artisti nati in Africa, che quest’anno sono il 20% del totale.
Mentre dunque gli artisti deceduti avevano una presenza significativa nelle mostre del 2022 e del 2024, curate rispettivamente da Cecilia Alemani e Adriano Pedrosa, quest’anno 107 artisti, oltre il 90% sul totale, sono, invece, ancora in vita, con meno giovanissimi e vecchissimi e una prevalenza di Baby Boomer e Generazione X: 66 sono gli artisti nati tra il 1950 e il 1980, compresi, tra i più famosi nel sistema dell’arte globale, Nick Cave (1959), Carsten Höller (1961), Alfredo Jaar (1965) e Kader Attia (1970). Prova allora a tornare agli obiettivi, che da sempre l’hanno orientata, la grande rassegna veneziana, l’evento d’arte contemporanea più importante al mondo che, ogni due anni, fa il punto sul presente dell’arte. Con un driver che è primariamente artistico, curatoriale e culturale, ma che ha, da sempre, condizioni preliminari, riflessi ed effetti intrecciati anche al mercato dell’arte. E infatti non mancano – e come potrebbero, con così tanti artisti consolidati? – le presenze delle grandi gallerie o mega-gallerie globali, che hanno contribuito alla valorizzazione dei percorsi ora riconosciuti e che approfittano del palcoscenico veneziano per rafforzare il prestigio delle proprie scuderie.
L’impronta delle gallerie internazionali nelle mostre a Venezia
Ha dieci progetti che coinvolgono i suoi artisti a Venezia, ad esempio, la mega-galleria Perrotin, con, tra le altre, un’installazione di JR al The Venice Venice Hotel, la mostra personale di Shim Moon-Seup a Ca’ Faccanon e quella di Julian Charrière al Museo Correr. Lo scorso 1° aprile 2026 la galleria parigina ha pubblicato un post social in cui sembrava annunciare, tra il serio e il faceto, nel giorno del tradizionale Pesce d’Aprile, l’apertura di un avamposto in laguna. Qualche giornale ci è cascato, ribattendo quella che sembrava essere una notizia, e che invece era una mappatura delle tante presenze a Venezia degli artisti della scuderia e del brand Perrotin, con progetti in apertura nei giorni della Biennale Arte 2026 o direttamente coinvolti nella più importante rassegna istituzionale per il mondo delle arti visive. A cominciare dallo scultore Alma Allen, a cui è affidato il Padiglione nazionale degli Stati Uniti. L’artista americano è, infatti, approdato a Emmanuel Perrotin giusto in tempo per rappresentare gli USA alla Biennale, dopo l’interruzione delle collaborazioni con le gallerie Mendes Wood DM e Olney Gleason, ostili, secondo il New York Times, alla sua partecipazione, per le condizioni poste dall’amministrazione Trump e i criteri poco trasparenti che l’hanno governata. Il Dipartimento di Stato ha, in effetti, rinnovato il processo di selezione, affidando il processo, e poi il controllo del Padiglione, non più a una commissioni di esperti (come è stato per la designazione, per fare dei nomi, di Robert Rauschenberg o Helen Frankenthaler, Mark Bradford o Simone Leigh), ma a Jenni Parido, che in precedenza ha avuto un negozio di cibo per animali a Tampa, e che per il 2026 è Commissaria del Padiglione USA curato da Jeffrey Uslip.
Artisti e gallerie alla Biennale Arte 2026
Per continuare invece il gioco di chi fa cosa a Venezia, il lavoro di Klara Kristalova, sempre della scuderia Perrotin, è incluso, ai Giardini, nel Padiglione dei Paesi Nordici, mentre sono al centro di diversi progetti espositivi e istituzionali in laguna le opere di Hans Hartung (Fondazione Querini Stampalia), Hernan Bas, condiviso con Victoria Miro e Lehmann Maupin (Ca’ Pesaro), Paola Pivi e Gelitin (al Teatro Goldoni), Monira Al Qadiri con un’installazione sulla facciata di San Gregorio e parte di una mostra alla Fondazione Berengo di Murano, oltre ai già menzionati Shim Moon-Seup, JR e Julian Charrière. Più nel dettaglio, le altre associazioni in cui possiamo perderci o orientarci riguardano sia i padiglioni nazionali che la mostra internazionale, unendo in unica rete i fili di profili artistici, riconoscimenti istituzionali e grandi galleristi e mercanti. Proviamo allora, tra quelle possibili e non senza possibilità di errore, a vedere chi sono. Lavora ad esempio con Gagosian (che a Ca’ Pesaro ha in mostra Jenny Saville), oltre che con Victoria Miro e Lehmann Maupin, Adriana Varejão, al Padiglione Brasile insieme a Rosana Paulino, della scuderia di Mendes Wood DM; al Padiglione Francia c’è Yto Barrada, di Pace Gallery; Chantal Crousel, come pure Lisson Gallery, Kurimanzutto e Power Station of Art, rappresenta Abbas Akhavan, l’artista di origini iraniane che realizzerà il Padiglione Canada; Sung Tieu, per il Padiglione Germania, lavora con Emalin e ha esposto anche da Isabella Bortolozzi; per la Spagna c’è Oriol Vilanova delle gallerie Elba Benítez e Àngels Barcelona; mentre Hollybush Gardens e Green Naftali condividono l’artista del Padiglione britannico, Lubaina Himid, per il Padiglione Grecia c’è il solo show di Andreas Angelidakis, che collabora con la galleria The Breeder, e con Chiara Camoni, per l’Italia, ci sono SpazioA e Andrew Creps.
Dalla Biennale ad Art Basel. L’impegno delle gallerie
Alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte In Minor Keys, a grandi linee, Pace Gallery ha Torkwase Dyson e Laurie Anderson, Hauser & Wirth ha in mostra Zoe Leonard, divisa con Galleria Raffaella Cortese, Gagosian ha Carsten Höller, che in Italia lavora anche con Massimo De Carlo e Continua, Lisson Gallery ha Otobong Nkanga, Lehmann Maupin segue Carolina Caycedo, Alfredo Jaar lavora con Goodman Gallery, Galerie Lelong & Co. e Lia Rumma. E così via e via dicendo, con in aggiunta, tra le gallerie italiane, Mazzoleni, che ha i progetti personali in laguna di Marinella Senatore e Melissa McGill, oltre a David Reimondo per una mostra a Palazzo Bragadin Carabba, o Continua con Leandro Erlich al Negozio Olivetti di Venezia.
Mentre, in conclusione, la gigante delle fiere Art Basel ha sottolineato, nelle sue comunicazioni, come le opere di molte artiste e artisti ora in Biennale, tra cui Lubaina Himid, Yto Barrada, Sung Tieu, Oriol Vilanova, Chiara Camoni, Dana Awartani, Isabel Nolan, Ei Arakawa-Nash, Abbas Akhavan, Otobong Nkanga, Wangechi Mutu, Nolan Oswald Dennis, Sara Flores, Guadalupe Maravilla, si potranno trovare nei corridoi della Messe di Basilea il prossimo giugno 2026. E il cerchio si chiude.
Cristina Masturzo
Venezia // 9 maggio – 22 novembre 2026
61. Esposizione Internazionale d’Arte In Minor Keys
BIENNALE ARTE 2026, Giardini, Calle Giazzo, 30122;
Arsenale, Campo della Tana 2169/F e in vari luoghi della città
Scopri di più
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati