Biennale di Venezia 2026. Le grandi mostre da non perdere in città 

Da Marina Abramović a Joseph Kosuth, da Jenny Saville a Georg Baselitz: non bastano quattro (pur grandi) nomi a riassumere l’offerta espositiva delle istituzioni artistiche veneziane. Noi ve ne consigliamo una trentina

Anche quest’anno, il FuoriBiennale si presenta ricco e variegato. Nel suo lato più istituzionale, Venezia offre tante grandi mostre di artisti da tutto il mondo e di tutte le epoche, spaziando dall’arte contemporanea a quella etrusca. Di seguito la nostra selezione.

Marina Abramović, Four Crosses The Good (positive), 2019 (detail). Courtesy of the Marina Abramović Archives. © Marina Abramović
Marina Abramović, Four Crosses The Good (positive), 2019 (detail). Courtesy of the Marina Abramović Archives. © Marina Abramović

Gallerie dell’Accademia – Marina Abramović 

Festeggia gli ottant’anni con una grande retrospettiva la performer Marina Abramović (Belgrado, 1946), prima donna vivente a ricevere una mostra personale alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. La mostra, intitolata Transforming Energy e curata da Shai Baitel, instaurerà un dialogo tra i lavori storici dell’artista serba – come Imponderabilia (1977), Rhythm 0 (1974) e Balkan Baroque (1997) – e le opere rinascimentali conservate nel museo veneziano; culmine di questa operazione innestata sulle fertilità dell’anacronismo, è la giustapposizione di due Pietà: quella di Tiziano (1576-77) e quella di Abramović e Ulay (1983). Non solo performance storiche: tra le nuove operazioni presentate alle Gallerie dell’Accademia, vi sono anche alcune installazioni che mettono al centro il potere energetico dei cristalli, tra le ultime aree di interesse dell’artista. 
 
Dal 6 maggio al 19 ottobre 2026 
Marina Abramović. Transforming Energy 
GALLERIE DELL’ACCADEMIA 
Calle della Carità, Dorsoduro 1050 
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Vasilij Kandinskij, Cosacchi, 1910-11. Courtesy Tate
Vasilij Kandinskij, Cosacchi, 1910-11. Courtesy Tate

Collezione Peggy Guggenheim – Peggy Guggenheim a Londra 

C’è una prima volta per tutti. Anche per i grandi come Peggy Guggenheim. La mostra allestita a Palazzo Venier dei Leoni, storica abitazione della collezionista americana e oggi sede della Collezione Peggy Guggenheim, racconta i 18 mesi della sua galleria londinese, Guggenheim Jeune. Aperta nel gennaio 1938 con una mostra dedicata a Jean Cocteau, Guggenheim Jeune arriva in un momento di profondo ritorno all’ordine per l’arte britannica e, in piena controtendenza, sceglie di portare le avanguardie, su consiglio del suo amico Marcel Duchamp. L’esposizione veneziana – curata da Gražina Subelytė e Simon Grant – documenta questo coraggio, raccogliendo le opere di artisti celeberrimi come Kandinskij, Tanguy e Henry Moore, ma anche nomi meno noti, come quello di Marie Vassilieff – di cui in mostra si apprezzano le curiosissime bambole. L’audacia di Peggy Guggenheim la spinge anche a realizzare una mostra di bambini, in cui espone la figlia Pegeen e anche un giovanissimo Lucian Freud
 
Fino al 19 ottobre 2026 
Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista 
COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM 
Palazzo Venier dei Leoni, Dorsoduro 701 
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Michael Armitage, The Promise of Change, installation view, Palazzo Grassi, Venezia. Photo Irene Fanizza
Michael Armitage, The Promise of Change, installation view, Palazzo Grassi, Venezia. Photo Irene Fanizza

Palazzo Grassi – Michael Armitage & Amar Kanwar 

Sono due le mostre che la Collezione Pinault sceglie di presentare a Palazzo Grassi per questo 2026: una grande monografica dedicata al pittore kenyota Michael Armitage (Nairobi, 1984) e una più piccola sezione per i lavori del regista indiano Amar Kanwar (Nuova Dehli, 1964). Nei 45 dipinti che occupano più di un piano del palazzo affacciato su Canal Grande, Armitage non ha bisogno di usare mezzi termini: non esistono, dopo tutto, edulcorazioni per rappresentare le tensioni e le ferite dell’Africa orientale contemporanea, né esistono scorciatoie per restituirne flora e fauna, tradizioni e riti. Armitage compie inoltre una riflessione  sulla pittura stessa, e sulla sua eredità coloniale. Lo fa agendo direttamente sul supporto pittorico: laddove l’Occidente ha imposto la tela, Armitage sceglie di radicarsi ulteriormente nelle tradizioni africane. Da allora, dipinge su un  tessuto di corteccia (lubugo)  utilizzato da alcune comunità ugandesi per avvolgere i defunti, che lui tende sui telai: le irregolarità del materiale e le sue cuciture determinano variazioni e richiedono adattamenti.  

Se Armitage trova una risposta alla violenza strutturale del mondo nella ritrattazione di un rapporto tradizionale con il medium, Kanwar la trova nel pensiero poetico. The  Torn  First Pages  (2004-2005), la prima delle due installazioni che compongono la mostra,  si presenta come una composizione di retroproiezioni su carta di filmati che documentano la  lotta per la democrazia in Birmania. Più lirica, e di maggiore impatto emotivo, è però la seconda opera, realizzata nel 2023.  The  Peacock’s  Graveyard  è una raccolta  videotestuale  di cinque componimenti, brevi  ed enigmatiche parabole ciascuna incentrata su un personaggio diverso. Il risultato è un ambiente incantato, a tratti ipnotico, sicuramente efficace  nel creare un’atmosfera di sospensione che contribuisce a restituire la dimensione di atemporalità tipica del racconto favolistico. Il filo rosso che attraversa le diverse storie, tuttavia, è tutt’altro che ameno: ogni componimento affronta il tema della  morte, quasi sempre violenta e quando non lo è, comunque macchiata dalla profanazione.  

Fino al 10 gennaio 2027 
Michael Armitage. The Promise of Change 
Amar Kanwar. Co-Travellers 
PALAZZO GRASSI 
Campo San Samuele, San Marco 3231 
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Paulo Nazareth, Algebra, 2026, installation view, Punta della Dogana, Venezia. Photo Jacopo Salvi © Palazzo Grassi, Pinault Collection
Paulo Nazareth, Algebra, 2026, installation view, Punta della Dogana, Venezia. Photo Jacopo Salvi © Palazzo Grassi, Pinault Collection

Punta della Dogana – Lorna Simpson & Paulo Nazareth 

Doppietta anche a Punta della Dogana, con le mostre di Lorna Simpson (Brooklyn, 1960), al piano terra, e di Paulo Nazareth (Governador Valadares, 1977), al primo piano. Il lato più interessante della personale di Simpson è sicuramente l’inclinazione che l’artista dimostra nei confronti del  collage, tecnica che Simpson pare intendere estremamente liquida e applicabile non solo alla fotografia, ma anche alla pittura e alla scultura. In tutte le sue forme, che sia la sovrapposizione dell’acrilico a una serigrafia, che sia la giustapposizione di ritagli fotografici o l’assemblaggio di elementi diversi quali riviste, bronzo e blocchi di vetro, il collage ben si presta a veicolare quell’idea di frammentazione e ricomposizione dell’immagine e dell’identità cercata dall’artista.  

Al piano superiore, la Collezione Pinault restituisce la pratica dell’artista brasiliano afrodiscendente  Paulo Nazareth, una pratica fondata sul concetto di precetto e che si rivela estremamente processuale: ne è un esempio il percorrere migliaia di chilometri a piedi seguendo le rotte migratorie umane. La mostra a Punta della Dogana è quindi un momento di restituzione dell’impegno di Nazareth, per ricomporre (come da significato originario del titolo, Algebra) un’umanità che la violenza razziale e coloniale ha rotto. Tuttavia l’antica Dogana da Mar veneziana, poi convertita in sede espositiva per la Pinault Collection su progetto di Tadao Ando, è anche teatro per una nuova installazione, semplice ma insistente: tutti gli ambienti della mostra sono attraversate da una scia di  sale  grosso a formare la sagoma di un  tumbeiro, ovvero un vascello utilizzato per la tratta degli schiavi. Il sale, elemento rituale carico di simbologia, viene qui letto nel suo valore di merce, sottolineando i legami tra capitalismo e schiavismo, tra globalizzazione e violenza.  

Fino al 22 novembre 2026 
Lorna Simpson. Third Person 
Paulo Nazareth. Algebra 
PUNTA DELLA DOGANA 
Dorsoduro 2 
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Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince
Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince

Fondazione Prada – Arthur Jafa & Richard Prince 

Nella sede veneziana di Fondazione Prada, la splendida Ca’ Corner della Regina, inaugura il confronto tra due dei maggiori artisti statunitensi: Arthur Jafa (Tupelo, 1960) e Richard Prince (Zona del Canale di Panama, 1949). Al centro, la comune attenzione per l’appropriazione e la manipolazione di immagini provenienti da universi differenti, da YouTube ai fumetti, dai social media a clip cinematografiche. Il risultato della mostra, che raccoglie oltre 50 opere e diversi medium, è un’antologia degli Stati Uniti e delle loro contraddizioni, in un momento geopolitico così complesso per il Paese.  

Venezia // dal 9 maggio al 23 novembre 2026 
Helter Skelter. Arthur Jafa & Richard Prince 
FONDAZIONE PRADA 
Calle Corner, Santa Croce 2215 
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Joseph Kosuth. A Chain of Resemblance, 2025. Neon bianco caldo montato direttamente a parete. Dimensioni variabili. Collezione dell'artista. Foto (rendering): Joseph Kosuth Studio
Joseph Kosuth. A Chain of Resemblance, 2025. Neon bianco caldo montato direttamente a parete. Dimensioni variabili. Collezione dell’artista. Foto (rendering): Joseph Kosuth Studio

Casa dei Tre Oci – Joseph Kosuth 

Joseph Kosuth  (Toledo, 1945) è un pioniere dell’arte concettuale che, affascinato dalla filosofia di Ludwig Wittgenstein, ha sempre utilizzato il linguaggio come elemento centrale della sua ricerca, sia come contenuto sia come oggetto di riflessione. La mostra The-exchange-value-of-language-has-fallen-to-zero, a cura di  Mario  Codognato  e  Adriana Rispoli, ripercorre oltre cinquant’anni della sua carriera, dalle prime opere degli Anni Sessanta a installazioni recenti, esplorando il rapporto tra linguaggio, significato e contesto. Include lavori importanti come One and Three Mirrors, The Fifth Investigation e Text/Context, oltre a una nuova installazione ispirata a Michel Foucault. L’esposizione, che rivela come il linguaggio non sia mai neutrale ma sempre influenzato dall’ambiente e dalla sua ricezione, mette anche in luce il forte legame di Kosuth con Venezia, dove ha lasciato un segno permanente in alcune delle maggiori istituzioni cittadine oltre ad aver partecipato ad otto edizioni della Biennale. 

Venezia // fino al 22 novembre 2026 
Joseph Kosuth. The-exchange-value-of-language-has-fallen-to-zero 
CASA DEI TRE OCI – BERGGRUEN INSTITUTE 
Fondamenta Zitelle, Giudecca 43 
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Palazzo Diedo
Palazzo Diedo

Palazzo Diedo – Strange Rules & Ceal Floyer 

Quello che la Fondazione Berggruen Arts & Culture allestisce a Palazzo Diedo – con la curatela di Mat Dryhurst, Holly Herndon e Hans Ulrich Obrist con Adriana Rispoli – è un dialogo plurivoco, in cui le discipline umanistiche e scientifiche convergono. Il punto di partenza è l’idea di Protocol Art, che definisce un insieme di pratiche artistiche basate su algoritmi, modelli IA e diversi tipi di infrastrutture tecnologiche e digitali.  

Parallelamente, Palazzo Diedo ospita una mostra dedicata a Ceal Floyer (Karachi, 1968 – Londra, 2025), artista dallo spiccato umorismo e attratta dall’assurdo, recentemente scomparsa: in esposizione anche un video (Unfinished) presentato proprio a Venezia nel 1995, all’inizio della sua carriera artistica. 
 
Dal 4 maggio al 22 novembre 2026 
Strange Rules 
PALAZZO DIEDO 
Fondamenta Trapolin, Cannaregio 2386 
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Erwin Wurm, Untitled (P55), 2018/2019  Dark series  Polaroid, 80 x 56 cm.  © Erwin Wurm, Bildrecht, Wien 2026
Erwin Wurm, Untitled (P55), 2018/2019 Dark series Polaroid, 80 x 56 cm. © Erwin Wurm, Bildrecht, Wien 2026

Museo Fortuny – Erwin Wurm 

L’austriaco Erwin Wurm (Bruck an der Mur, 1954) è il protagonista della monografica allestita al Museo Fortuny, nel cuore del sestiere di San Marco. La strada dello scultore, noto per le sue opere “morbide” e giocose, ha incrociato più volte quella di Mariano ed Henriette Fortuny, creativi eternamente legati al mondo del tessuto. La mostra indaga il corpo umano come scultura, anche attraverso quelle che Wurm ha chiamato One Minute Sculptures: istruzioni che indicano azioni o pose da eseguire con oggetti di uso quotidiano, come sedie, secchi, frutta, maglioni, eccetera. 

Dal 6 maggio al 22 novembre 2026 
Erwin Wurm. Dreamers 
MUSEO FORTUNY – San Marco 3958 
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Bizhan Bassiri. Principe. Il Nottambulo del Pensiero Magmatico, Museo Correr, Venezia (ph Michele Alberto Sereni)
Bizhan Bassiri. Principe. Il Nottambulo del Pensiero Magmatico, Museo Correr, Venezia (ph Michele Alberto Sereni)

Museo Correr – Bizhan Bassiri 

Si affaccia su Piazza San Marco la mostra dell’artista iraniano, ma da lungo tempo residente in Italia, Bizhan Bassiri (Teheran, 1954). Curata da Bruno Corà e Chiara Squarcina, la mostra è informata dal Pensiero Magmatico, nucleo teorico della pratica di Bassiri, che l’artista ha elaborato in un manifesto del 1984. Negli ambienti del Museo Correr, Bassiri allestisce una genealogia ideale del proprio alter ego, il Principe che dà il titolo alla mostra: di questa ascendenza fanno parte i grandi artisti del passato, da Piero della Francesca a Duchamp, da Artemisia Gentileschi a Burri, che l’artista ritrae fotograficamente e dispone a quadreria nella grande Sala delle Quattro Porte. Questi 90 volti, nel loro essere estremamente contemporanei e non relegati alla loro dimensione storica, dichiarano la reciproca permeabilità delle categorie dell’arte, dell’identità e della memoria, e in definitiva una riflessione sulla Storia come costellazione in continua via di definizione. La mostra si completa poi delle sculture mariane della collezione del Museo Correr, e di quelle realizzate da Bassiri, in bronzo tirato a specchio: le opere Erme Meteorite, che occupano il centro dello spazio espositivo, instaurano un rapporto di verticalità e di astrazione che ben contrasta con le installazioni a parete. Contribuendo, insieme alla generale penombra interrotta solo dal grande lampadario centrale, all’atmosfera di sospensione che caratterizza tanto la mostra, quanto lo stato di dormiveglia che Bassiri ci invita ad esplorare. 
 
Leggi qui l’intervista a Bizhan Bassiri 
 
Fino al 22 novembre 2026 
Bizhan Bassiri. Principe. Il Nottambulo del Pensiero Magmatico 
MUSEO CORRER 
Piazza San Marco 52 
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Lara Favaretto, Momentary Monument – The Library 2012  2,171 libri donati al progetto contenenti fotocopie a colori piegate tratte dall’archivio dell’artista, scaffalatura site-specific.  Veduta dell’installazione, Just Knocked Out, MoMA PS1, New York, Stati Uniti. A cura di Peter Eleey.  Foto di Matthew Septimus
Lara Favaretto, Momentary Monument – The Library 2012 2,171 libri donati al progetto contenenti fotocopie a colori piegate tratte dall’archivio dell’artista, scaffalatura site-specific. Veduta dell’installazione, Just Knocked Out, MoMA PS1, New York, Stati Uniti. A cura di Peter Eleey. Foto di Matthew Septimus

Biblioteca Nazionale Marciana – Lara Favaretto & Monia Ben Hamouda 

Attraversata la Piazza e girato l’angolo, si arriva alla Biblioteca Marciana, dirimpettaia a Palazzo Ducale: qui la Fondazione Bvlgari organizza una mostra che mette in luce due delle artiste più significative dell’arte italiana degli ultimi decenni, pur appartenenti a diverse generazioni. Nel vestibolo, apre le danze Monia Ben Hamouda (Milano, 1991): costituita di due sculture al neon, l’installazione Fragments of Fire Whorship riflette sulla funzione della comunicazione e sui suoi fallimenti, che portano le lettere a farsi segni, le parole ad astrarsi in composizioni. Le radici di questo lavoro sono geografiche, e genealogiche: Monia Ben Hamouda è figlia di un calligrafo islamico, ragione del rapporto con le specifiche di un alfabeto polifunzionale, dal punto di vista semantico ed estetico insieme. La mostra prosegue con la settima e ultima edizione del ciclo Momentary Monument – The Library, di Lara Favaretto (Treviso, 1973). Qui l’artista parte dalla specificità del luogo per indagare il libro come dispositivo della conoscenza e della sua trasmissione: un progetto che ha coinvolto biblioteche e collezioni per raccogliere, su loro donazione, una selezione di 3500 volumi che l’artista sceglie di esporre al pubblico, invitandolo alla consultazione e perché no, anche all’appropriazione. La scaffalatura monolitica che li accoglie diventa essa stessa il “monumento momentaneo” che dà il titolo all’operazione, costituendosi per la sua imponente fisicità come contraltare ad una distribuzione del sapere fortemente digitalizzata e sempre più immateriale. Ad ogni volume, inoltre, l’artista ha associato un’immagine dal suo archivio personale, che include fotografie, disegni, stampe, eccetera.  

Venezia // dal 9 maggio al 22 novembre 2026 
Lara Favaretto. Momentary Monument – The Library 
Monia Ben Hamouda. Fragments of Fire Whorship 
BIBLIOTECA NAZIONALE MARCIANA – Piazza San Marco 7 
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Etruschi e Veneti, Palazzo Ducale, Venezia, 2026. Photo Luca Chiandoni
Etruschi e Veneti, Palazzo Ducale, Venezia, 2026. Photo Luca Chiandoni

Palazzo Ducale – Etruschi e Veneti 

Palazzo Ducale offre l’opportunità di fare un tuffo nel passato con un’esposizione che, analizzando santuari legati a mari, fiumi, sorgenti e acque termali (come Vulci, Pyrgi, Chiusi e Marzabotto), fino ai porti adriatici di Adria e Spina, esplora il ruolo sacro dell’acqua nelle culture etrusca e veneta. Il percorso parte con gli Etruschi per proseguire con i Veneti antichi, evidenziando luoghi di culto connessi alle proprietà terapeutiche delle acque e al culto della dea Reitia. La mostra si conclude con il santuario lagunare di Altino, crocevia di scambi culturali, e con un’installazione contemporanea dedicata alla fragilità dell’ecosistema veneziano. 

Venezia // fino al 29 settembre 2026 
Etruschi e veneti. Acque, culti e santuari 
PALAZZO DUCALE – Piazza San Marco 1 
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P. Staff, Terminal Lucidity, Canicula, 2026
P. Staff, Terminal Lucidity, Canicula, 2026

Complesso dell’Ospedaletto – Canicula 

È dedicato alla canicola, il periodo più caldo dell’anno, il terzo e ultimo capitolo della Trilogia delle incertezze, le mostre collettive di videoarte realizzate dalla Fondazione In Between Art Film al Complesso dell’Ospedaletto di Venezia. Come ci spiega Alessandro Rabottini – direttore artistico della Fondazione e co-curatore dell’esposizione insieme a Leonardo Bigazzi – Canicula si configura come una mostra meno malinconica di Penumbra (2022) e Nebula (2024), ma a tratti più ansiogena, più opprimente: la condizione visiva e metaforica del solleone, dopotutto, è abbacinante, è aggressiva, persino abrasiva. Parte da qui una selezione di lavori, anche in questa edizione commissionati agli artisti e prodotti proprio per l’occasione, che legge il fenomeno atmosferico da una prospettiva obliqua e fortemente simbolica: le opere presentate indagano l’immagine nei suoi aspetti tanto percettivi quanto narrativi, con una particolare attenzione al loro allestimento che quest’anno è ancora più ambizioso, con interventi architettonici importanti e funzionali ad un’esperienza totalizzante – almeno quanto il sole a luglio. Nelle opere di Janis Rafa, Maya Watanabe, Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, Roman Khimeie e Yarema Malashchuck, Yuyan Wang, Wang Tuo e Lawrence Abu Hamdan, il video esce dal suo formato bidimensionale, si fa installazione e dialoga con lo spazio e le sue caratterizzazioni storiche e strutturali: si tratta, dopotutto, di un luogo nato nel 1527 per fronteggiare un periodo di carestia e pestilenza, poi arricchito degli interventi prestigiosi di Baldassarre Longhena e Tiepolo, e divenuto in epoca moderna casa di cura.  
 
Venezia // dal 6 maggio al 22 novembre 2026 
Canicula 
COMPLESSO DELL’OSPEDALETTO – Barbaria de le Tole, Castello 6691 
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VRepatriates Collective, “From My Mother’s Country”, 2026. Vista della mostra “Tide of Returns” [Onde di Ritorni], Ocean Space, Venezia. Commissionata e prodotta da TBA21–Academy. Foto: Jacopo Salvi
Repatriates Collective, “From My Mother’s Country”, 2026. Vista della mostra “Tide of Returns” [Onde di
Ritorni], Ocean Space, Venezia. Commissionata e prodotta da TBA21–Academy. Foto: Jacopo Salvi

Ocean Space – Tide of Returns 

È una visione inedita quella che accoglie il visitatore della Chiesa di San Lorenzo: il primo ambiente dell’edificio (la navata ovest) è infatti occupato da dune di sabbia, disposte nello spazio a creare isole i cui abitanti – si scopre presto – sono migliaia di piccole conchiglie decorate: la popolazione aborigena Anindilyakwa di Grote Eylandt, un’isola a nord dell’Australia, le chiama Dadikwakwa-kwa. È questa la prima parte, accompagnata da un’installazione  videosonora, della mostra che  Ocean Space  propone per il 2026:  Tide of  Returns,  a cura di  Khadija von  Zinnenburg  Carroll,  è una restituzione del lavoro di  Repatriates  Collective, un gruppo transnazionale di artisti e artiste che lavora sulla restituzione dei manufatti artistici e culturali ai luoghi da cui provengono. Le bambole-conchiglia che trovano posto sulle dune dell’installazione  From My  Mother’s Country, e che vanno a simboleggiare comunità talvolta impegnate in  rituali collettivi, sono state realizzate dai diversi membri di  Repatriates:  un’operazione collegiale che dimostra rispetto verso manufatti così importanti per le comunità da cui provengono  (e da cui storicamente sono state  esportate),  dove le  Dadikwakwa-kwa  vengono usate come strumento narrativo ed educativo per le bambine, in un processo di connessione ancestrale con la natura.  
La mostra prosegue nella navata est della chiesa, dove è allestita l’opera di Verena Melgarejo Weinandt:  l’artista  tedesco-boliviana, nonché membro di  Repatriates  Collective,  ha realizzato  una  installazione tripartita che unisce video, tessuti e trecce nere. Al cuore di Weaving Connections, questo il titolo del lavoro,  sono i processi di cura e, ancora una volta,  l’acqua e la sua continuità: da fiume a oceano, e ovviamente attraverso la laguna, l’acqua è un elemento comune e imprescindibile per tutte le culture.   
 
Venezia // fino all’11 ottobre 2026 
Tide of Returns 
OCEAN SPACE – Campo San Lorenzo, Castello 5069 
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Jenny Saville a Ca’ Pesaro, Installation view, ph Irene Fanizza
Jenny Saville a Ca’ Pesaro, Installation view, ph Irene Fanizza

Ca’ Pesaro – Jenny Saville & Hernan Bas 

La Galleria Internazionale d’Arte Moderna Ca’ Pesaro punta su Jenny Saville (Cambridge, 1970) con una retrospettiva che – oltre alle tele degli Anni Novanta che l’hanno resa famosa ed estremamente quotata sul mercato a livello internazionale – presenta anche alcune nuove produzioni, esplicitamente ispirate a Tiziano. La matericità della pittura di Saville incontra quella dei soggetti delle sue opere, corpi femminili, spesso abbondanti e in fase di trasformazione.  

In occasione della Biennale Arte, inoltre, Ca’ Pesaro inaugura anche la mostra dell’americano Hernan Bas (Miami, 1978), che per il museo veneziano concepisce un’installazione site specific, intitolata The Visitors e composta da ritratti di turisti e visitatori.

Venezia // fino al 22 novembre 2026 
Jenny Saville a Ca’ Pesaro 
 
Dal 7 maggio al 30 agosto 2026 
Hernan Bas. The Visitors 
 
GALLERIA INTERNAZIONALE D’ARTE MODERNA CA’ PESARO – Calle del Tentor, Santa Croce 2076 
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The Only True Protest Is Beauty, Fondazione Dries Van Noten, Venezia, 2026. Photo Matteo De Mayda
The Only True Protest Is Beauty, Fondazione Dries Van Noten, Venezia, 2026. Photo Matteo De Mayda

Fondazione Dries Van Noten – The Only True Protest Is Beauty 

Ha inaugurato a fine aprile uno dei progetti più attesi dell’anno: a Palazzo Pisani Moretta, affacciato su Canal Grande, lo stilista belga Dries van Noten ha aperto la sua Fondazione. La prima mostra è una summa estetica che, tra installazioni d’arte contemporanea e gioielli, alto artigianato e abiti-concetto, raccoglie oltre 200 oggetti e li pone in dialogo con gli ambienti affrescati del palazzo veneziano. Una celebrazione della bellezza anche, come suggerisce il titolo citando l’attivista Phil Ochs, nella sua misura di dispositivo politico. 

Venezia // fino al 4 ottobre 2026 
The Only True Protest Is Beauty 
FONDAZIONE DRIES VAN NOTEN – Palazzo Pisani Moretta, San Polo 2766 
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Horst P. Horst. American Vogue Cover, May 15, 1941 © Horst P. Horst Estate
Horst P. Horst. American Vogue Cover, May 15, 1941 © Horst P. Horst Estate

Le Stanze della Fotografia – Horst P. Horst 

È curata da Anne Morin e Denis Curti Horst P. Horst. La Geometria della Grazia, mostra che offre una nuova lettura del fotografo, andando oltre la moda per affrontarne tutta la complessità. Il percorso rivela come Horst P. Horst (Weißenfels, 1906 – Palm Beach, 1999) abbia costruito le sue immagini come equazioni visive, in cui ogni elemento si inserisce in una relazione armoniosa, quasi matematica. Il concetto di geometria, inteso come ordine strutturale e spirituale, diventa così il filo conduttore del percorso mostrando come Horst abbia raccolto ed elaborato un’eredità millenaria, restituendola attraverso uno sguardo sorprendentemente moderno. 
 
Venezia // fino al 5 luglio 2026 
Horst P. Horst. La Geometria della Grazia 
LE STANZE DELLA FOTOGRAFIA – Isola di San Giorgio Maggiore 
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Georg Baselitz, Die goldene Kittelschürze, 2025
Georg Baselitz, Die goldene Kittelschürze, 2025

Fondazione Giorgio Cini – Georg Baselitz 

Curata da Luca Massimo Barbero, la mostra alla Fondazione Giorgio Cini sull’Isola di San Giorgio Maggiore presenta a Venezia la più recente serie di dipinti dell’artista tedesco Georg Baselitz (Kamenz, 1938 – 2026), scomparso pochi giorni fa: protagonista è il fondo oro, un classico intramontabile della storia dell’arte, a cui Baselitz sovrappone i suoi classici corpi capovolti, fluttuanti e indefiniti. Una riflessione e un testamento sulla pittura, sul suo passato e sul suo presente, che trova un’epitome nelle grandi dimensioni e nelle pennellate fortemente gestuali.  

Venezia // Dal 6 maggio al 27 settembre  
Georg Baselitz. Eroi d’Oro 
FONDAZIONE GIORGIO CINI 
Isola di San Giorgio Maggiore 
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Nigel Cooke, The Nurture of Jupiter, 2024 (Artwork Detail) © Nigel Cooke, courtesy Pace Gallery
Nigel Cooke, The Nurture of Jupiter, 2024 (Artwork Detail) © Nigel Cooke, courtesy Pace Gallery

Fondazione Querini Stampalia – Nigel Cooke 

Per la prima volta, la storica istituzione fondata nel 1869 ha ospitato un artista in residenza: si tratta dell’inglese Nigel Cooke (Manchester, 1973). Il soggiorno veneziano ha consentito a Cooke di approcciarsi alla laguna, ai suoi paesaggi, alle sue vibrazioni: nascono così i dipinti di grandi dimensioni allestiti alla Fondazione Querini Stampalia, a partire da un’esperienza diretta e intima con il luogo.  
Parallelamente, la Fondazione presenta The Dreamer, una mostra cinematografica in quattro tappe che intrecciano la storia del fondatore e collezionista Giovanni Querini a contributi d’arte contemporanea, in una sintonia diacronica che invita il pubblico alla partecipazione attiva. 
 
Venezia // dal 5 maggio al 22 novembre 
Nigel Cooke. Bad Habits 
The Dreamer 
FONDAZIONE QUERINI STAMPALIA – Campiello Santa Maria Formosa, Castello 5252 
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Francesco Guardi, Piazza San Marco a Venezia
Francesco Guardi, Piazza San Marco a Venezia

Ca’ Rezzonico – Francesco Guardi 

Una selezione di dipinti e disegni  realizzati tra il 1770 e il 1790, tra i nuclei più importanti del museo portoghese Gulbenkian, è al centro della mostra dedicata a  Francesco Guardi  (Venezia, 1712 – 1793)  a cura di  Alberto  Craievich,  a Ca’ Rezzonico. Esposizione che offre la possibilità di ammirare le opere – tra pittura e grafica  –  dell’ultimo grande vedutista veneziano che, grazie ad uno stile originale,  caratterizzato da pennellate libere e da una prospettiva meno rigorosa rispetto a quella di Canaletto,  raffigurando  feste, regate e cerimonie sul Canal Grande,  restituisce ancora oggi una visione emotiva e vibrante di Venezia. 
 
Venezia // fino all’8 giugno 2026 
I Guardi di Calouste Gulbenkian 
CA’ REZZONICO – MUSEO DEL SETTECENTO VENEZIANO – Dorsoduro 3136 
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Ahmet Güneştekin
Ahmet Güneştekin

Palazzo Gradenigo – Ahmet Güneştekin  

Di Palazzo Gradenigo, a Venezia, ce ne sono due: uno nel sestiere di Santa Croce e uno in quello di Castello. È in quest’ultimo che l’artista curdo Ahmet Güneştekin (Batman, 1966) ha scelto di inaugurare la terza sede della fondazione che porta il suo nome, dopo quelle di Istanbul e Urla. La mostra inaugurale è una personale dell’artista, curata da Sergio Risaliti: 11 dipinti e altrettante sculture affrontano i temi della memoria e dei traumi della storia, dell’irrisione del potere, ma anche del lavoro e la relazione con il popolo.  

Venezia // dal 6 maggio al 1° novembre 2026 
Ahmet Güneştekin. Sessizlik/Silenzio/Silence 
FONDAZIONE GÜNEŞTEKIN – Palazzo Gradenigo, Campo Santa Giustina, Castello 2838 
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Lydia Ourahmane, Barzakh, Kunsthalle Basel, 2021
Lydia Ourahmane, Barzakh, Kunsthalle Basel, 2021

Nicoletta Fiorucci Foundation – Lydia Ourahmane 

Dopo un’apertura col botto l’anno scorso, con la mostra di Tolia Astakhishvili, la Nicoletta Fiorucci Foundation torna con una mostra dell’artista concettuale algerina Lydia Ourahmane (Saida, 1992) curata da Polly Staple. La mostra è la restituzione della residenza dell’artista presso la Nicoletta Fiorucci Foundation a partire dallo scorso gennaio: la presenza in loco dell’artista ha permesso la creazione di legami diretti con le realtà attive sul territorio, tra cui il collettivo gastronomico TOCIA! e Poveglia per tutti, associazione dedicata al recupero per la comunità veneziana di Poveglia, isola che Ourahmane ha accolto come musa per tutto il lavoro in Laguna. 
 
Venezia // dal 5 maggio al 22 novembre 2026 
Lydia Ourahmane. 5 Works 
NICOLETTA FIORUCCI FOUNDATION – Dorsoduro, 2829 
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AMOAKO BOAFO, Two Faces, 2021 – 25 Oil and embroidery on canvas, 70 3/4 x 59 inches (180 x 150 cm)  © Amoako Boafo, Photo: Nii Odzenma, Courtesy the artist and Gagosian
AMOAKO BOAFO, Two Faces, 2021 – 25 Oil and embroidery on canvas, 70 3/4 x 59 inches (180 x 150 cm) © Amoako Boafo, Photo: Nii Odzenma, Courtesy the artist and Gagosian

Palazzo Grimani – Amoako Boafo 

Una delle voci più autorevoli della pittura africana è ospitata al Museo di Palazzo Grimani: Amoako Boafo (Accra, 1984) è il maggiore fautore di una ritrattistica che ha fatto scuola, soffermandosi sulla pelle come territorio di definizione di un’identità diasporica e mai statica. Nel farlo, sostituisce il pennello con le dita, annullando la distanza tra artista e tela. Per la mostra, Boafo ha inoltre creato appositamente nuove opere che dialogano con la storia della ritrattistica veneziana. 
 
Venezia // fino al 22 novembre 2026 
Amoako Boafo. It doesn’t always make sense 
PALAZZO GRIMANI – Ruga Giuffa, Castello 4858 
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Aura, Courtesy AMA Venezia
Aura, Courtesy AMA Venezia

AMA Venezia – Aura 

Con una nuova collettiva – che riunisce lavori, tra gli altri, di Ed Ruscha, Tino Sehgal, Arthur Jafa, Charles Ray, Christopher Wool, Richard Serra, Laura Owens e Jenny Saville – torna la collezione del belga Laurent Asscher, dopo lo sbarco in laguna lo scorso anno. La sede è sempre quella, un’ex fabbrica di sapone interamente restaurata e adibita a spazio espositivo. La mostra di quest’anno, intitolata Aura, propone una riflessione articolata tra materialità e immaterialità, presenza e assenza. 
 
Venezia // dal 5 maggio al 22 novembre 
Aura 
AMA VENEZIA – Fondamenta Ca’ Vendramin, 2395, Cannaregio 
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Al bordo del mondo II, 1998, fibra di vetro e pigmento, 3x8x8m, Fotografia: David Stjernholm © Anish Kapoor. Tutti i diritti riservati, 2026
Al bordo del mondo II, 1998, fibra di vetro e pigmento, 3x8x8m, Fotografia: David Stjernholm © Anish Kapoor. Tutti i diritti riservati, 2026

Palazzo Manfrin – Anish Kapoor  

Come ricorderete, l’artistar Anish Kapoor (Mumbai, 1954) aveva inaugurato la sua fondazione veneziana nel cinquecentesco Palazzo Manfrin, in corrispondenza della sua mostra personale alle Gallerie dell’Accademia: oggi torna ad esporvi in occasione della Biennale Arte 2026, e lo fa proponendo opere di grande formato ma anche 100 modelli architettonici che documentano progetti realizzati e non realizzati in questi cinque decenni di carriera.  
 
Venezia // dal 4 maggio all’8 agosto 
Anish Kapoor: Palazzo Manfrin 
PALAZZO MANFRIN – Fondamenta Venier, Cannaregio 342 
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The Human Safety Net, Marinella Senatore, Workshop Varsavia. Photo Mazen Jannoun
The Human Safety Net, Marinella Senatore, Workshop Varsavia. Photo Mazen Jannoun

The Human Safety Net – Marinella Senatore 

Nelle Procuratie Vecchie da qualche anno restaurate dal Premio Pritzker David Chipperfield, la The Human Safety Net presenta Marinella Senatore, con We Rise by Lifting Others: un Progetto di arte partecipata, realizzato insieme a famiglie con bambini dagli 0 ai 6 anni a rischio di esclusione sociale, e per questo parte della rete di supporto della Fondazione. La pratica di Senatore, da sempre attenta alla dimensione comunitaria e inclusiva del fare arte, trova oggi posto in uno luogo storicamente esclusivo, quali le Procuratie Vecchie, solo recentemente aperte al pubblico. 
 
Venezia // dal 7 maggio 2026 al 22 marzo 2027 
Marinella Senatore. We Rise by Lifting Others 
THE HUMAN SAFETY NET – Procuratie Vecchie, Piazza San Marco, 105 
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Alighiero Boetti, Mappa, 1979, Embroidery on canvas, 92 x 130 cm. (36 1:4 x 51 1:8 in.) detail. © Alighiero Boetti, 2026 DACS
Alighiero Boetti, Mappa, 1979, Embroidery on canvas, 92 x 130 cm. (36 1:4 x 51 1:8 in.) detail. © Alighiero Boetti, 2026 DACS

SMAC – Alighiero Boetti & Lee Ufan 

Sempre in Piazza San Marco, e sempre nelle Procuratie Vecchie, lo spazio SMAC – San Marco Art Center presenta due pesi massimi della storia dell’arte contemporanea occidentale (con Alighiero Boetti) e orientale (con Lee Ufan). Difficile, tuttavia, relegare a queste coordinate geografiche due artisti che hanno volutamente confuso i confini del loro lavoro, Boetti lavorando a stretto contatto con le donne afghane che realizzavano materialmente le sue opere tessili, Ufan interessandosi di filosofia europea, pur rimanendo tra i maggiori esponenti della corrente coreana Mono-ha. Le due mostre presentate a SMAC si presentano come ampie retrospettive delle loro pratiche artistiche. 

Venezia // dal 7 maggio al 22 novembre 
Alighiero Boetti 
 
Venezia // dal 9 maggio al 22 novembre 
Lee Ufan 
 
SMAC – Procuratie Vecchie, Piazza San Marco, 105 
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Redazione

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