Biennale di Venezia 2026. Le grandi mostre da non perdere in città
Da Marina Abramović a Joseph Kosuth, da Jenny Saville a Georg Baselitz: non bastano quattro (pur grandi) nomi a riassumere l’offerta espositiva delle istituzioni artistiche veneziane. Noi ve ne consigliamo una trentina
Anche quest’anno, il FuoriBiennale si presenta ricco e variegato. Nel suo lato più istituzionale, Venezia offre tante grandi mostre di artisti da tutto il mondo e di tutte le epoche, spaziando dall’arte contemporanea a quella etrusca. Di seguito la nostra selezione.
Per punti
- Gallerie dell’Accademia – Marina Abramović
- Collezione Peggy Guggenheim – Peggy Guggenheim a Londra
- Palazzo Grassi – Michael Armitage & Amar Kanwar
- Punta della Dogana – Lorna Simpson & Paulo Nazareth
- Fondazione Prada – Arthur Jafa & Richard Prince
- Casa dei Tre Oci – Joseph Kosuth
- Palazzo Diedo – Strange Rules & Ceal Floyer
- Museo Fortuny – Erwin Wurm
- Museo Correr – Bizhan Bassiri
- Biblioteca Nazionale Marciana – Lara Favaretto & Monia Ben Hamouda
- Palazzo Ducale – Etruschi e Veneti
- Complesso dell’Ospedaletto – Canicula
- Ocean Space – Tide of Returns
- Ca’ Pesaro – Jenny Saville & Hernan Bas
- Fondazione Dries Van Noten – The Only True Protest Is Beauty
- Le Stanze della Fotografia – Horst P. Horst
- Fondazione Giorgio Cini – Georg Baselitz
- Fondazione Querini Stampalia – Nigel Cooke
- Ca’ Rezzonico – Francesco Guardi
- Palazzo Gradenigo – Ahmet Güneştekin
- Nicoletta Fiorucci Foundation – Lydia Ourahmane
- Palazzo Grimani – Amoako Boafo
- AMA Venezia – Aura
- Palazzo Manfrin – Anish Kapoor
- The Human Safety Net – Marinella Senatore
- SMAC – Alighiero Boetti & Lee Ufan

Gallerie dell’Accademia – Marina Abramović
Festeggia gli ottant’anni con una grande retrospettiva la performer Marina Abramović (Belgrado, 1946), prima donna vivente a ricevere una mostra personale alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. La mostra, intitolata Transforming Energy e curata da Shai Baitel, instaurerà un dialogo tra i lavori storici dell’artista serba – come Imponderabilia (1977), Rhythm 0 (1974) e Balkan Baroque (1997) – e le opere rinascimentali conservate nel museo veneziano; culmine di questa operazione innestata sulle fertilità dell’anacronismo, è la giustapposizione di due Pietà: quella di Tiziano (1576-77) e quella di Abramović e Ulay (1983). Non solo performance storiche: tra le nuove operazioni presentate alle Gallerie dell’Accademia, vi sono anche alcune installazioni che mettono al centro il potere energetico dei cristalli, tra le ultime aree di interesse dell’artista.
Dal 6 maggio al 19 ottobre 2026
Marina Abramović. Transforming Energy
GALLERIE DELL’ACCADEMIA
Calle della Carità, Dorsoduro 1050
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Collezione Peggy Guggenheim – Peggy Guggenheim a Londra
C’è una prima volta per tutti. Anche per i grandi come Peggy Guggenheim. La mostra allestita a Palazzo Venier dei Leoni, storica abitazione della collezionista americana e oggi sede della Collezione Peggy Guggenheim, racconta i 18 mesi della sua galleria londinese, Guggenheim Jeune. Aperta nel gennaio 1938 con una mostra dedicata a Jean Cocteau, Guggenheim Jeune arriva in un momento di profondo ritorno all’ordine per l’arte britannica e, in piena controtendenza, sceglie di portare le avanguardie, su consiglio del suo amico Marcel Duchamp. L’esposizione veneziana – curata da Gražina Subelytė e Simon Grant – documenta questo coraggio, raccogliendo le opere di artisti celeberrimi come Kandinskij, Tanguy e Henry Moore, ma anche nomi meno noti, come quello di Marie Vassilieff – di cui in mostra si apprezzano le curiosissime bambole. L’audacia di Peggy Guggenheim la spinge anche a realizzare una mostra di bambini, in cui espone la figlia Pegeen e anche un giovanissimo Lucian Freud.
Fino al 19 ottobre 2026
Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista
COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM
Palazzo Venier dei Leoni, Dorsoduro 701
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Palazzo Grassi – Michael Armitage & Amar Kanwar
Sono due le mostre che la Collezione Pinault sceglie di presentare a Palazzo Grassi per questo 2026: una grande monografica dedicata al pittore kenyota Michael Armitage (Nairobi, 1984) e una più piccola sezione per i lavori del regista indiano Amar Kanwar (Nuova Dehli, 1964). Nei 45 dipinti che occupano più di un piano del palazzo affacciato su Canal Grande, Armitage non ha bisogno di usare mezzi termini: non esistono, dopo tutto, edulcorazioni per rappresentare le tensioni e le ferite dell’Africa orientale contemporanea, né esistono scorciatoie per restituirne flora e fauna, tradizioni e riti. Armitage compie inoltre una riflessione sulla pittura stessa, e sulla sua eredità coloniale. Lo fa agendo direttamente sul supporto pittorico: laddove l’Occidente ha imposto la tela, Armitage sceglie di radicarsi ulteriormente nelle tradizioni africane. Da allora, dipinge su un tessuto di corteccia (lubugo) utilizzato da alcune comunità ugandesi per avvolgere i defunti, che lui tende sui telai: le irregolarità del materiale e le sue cuciture determinano variazioni e richiedono adattamenti.
Se Armitage trova una risposta alla violenza strutturale del mondo nella ritrattazione di un rapporto tradizionale con il medium, Kanwar la trova nel pensiero poetico. The Torn First Pages (2004-2005), la prima delle due installazioni che compongono la mostra, si presenta come una composizione di retroproiezioni su carta di filmati che documentano la lotta per la democrazia in Birmania. Più lirica, e di maggiore impatto emotivo, è però la seconda opera, realizzata nel 2023. The Peacock’s Graveyard è una raccolta videotestuale di cinque componimenti, brevi ed enigmatiche parabole ciascuna incentrata su un personaggio diverso. Il risultato è un ambiente incantato, a tratti ipnotico, sicuramente efficace nel creare un’atmosfera di sospensione che contribuisce a restituire la dimensione di atemporalità tipica del racconto favolistico. Il filo rosso che attraversa le diverse storie, tuttavia, è tutt’altro che ameno: ogni componimento affronta il tema della morte, quasi sempre violenta e quando non lo è, comunque macchiata dalla profanazione.
Fino al 10 gennaio 2027
Michael Armitage. The Promise of Change
Amar Kanwar. Co-Travellers
PALAZZO GRASSI
Campo San Samuele, San Marco 3231
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Punta della Dogana – Lorna Simpson & Paulo Nazareth
Doppietta anche a Punta della Dogana, con le mostre di Lorna Simpson (Brooklyn, 1960), al piano terra, e di Paulo Nazareth (Governador Valadares, 1977), al primo piano. Il lato più interessante della personale di Simpson è sicuramente l’inclinazione che l’artista dimostra nei confronti del collage, tecnica che Simpson pare intendere estremamente liquida e applicabile non solo alla fotografia, ma anche alla pittura e alla scultura. In tutte le sue forme, che sia la sovrapposizione dell’acrilico a una serigrafia, che sia la giustapposizione di ritagli fotografici o l’assemblaggio di elementi diversi quali riviste, bronzo e blocchi di vetro, il collage ben si presta a veicolare quell’idea di frammentazione e ricomposizione dell’immagine e dell’identità cercata dall’artista.
Al piano superiore, la Collezione Pinault restituisce la pratica dell’artista brasiliano afrodiscendente Paulo Nazareth, una pratica fondata sul concetto di precetto e che si rivela estremamente processuale: ne è un esempio il percorrere migliaia di chilometri a piedi seguendo le rotte migratorie umane. La mostra a Punta della Dogana è quindi un momento di restituzione dell’impegno di Nazareth, per ricomporre (come da significato originario del titolo, Algebra) un’umanità che la violenza razziale e coloniale ha rotto. Tuttavia l’antica Dogana da Mar veneziana, poi convertita in sede espositiva per la Pinault Collection su progetto di Tadao Ando, è anche teatro per una nuova installazione, semplice ma insistente: tutti gli ambienti della mostra sono attraversate da una scia di sale grosso a formare la sagoma di un tumbeiro, ovvero un vascello utilizzato per la tratta degli schiavi. Il sale, elemento rituale carico di simbologia, viene qui letto nel suo valore di merce, sottolineando i legami tra capitalismo e schiavismo, tra globalizzazione e violenza.
Fino al 22 novembre 2026
Lorna Simpson. Third Person
Paulo Nazareth. Algebra
PUNTA DELLA DOGANA
Dorsoduro 2
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Fondazione Prada – Arthur Jafa & Richard Prince
Nella sede veneziana di Fondazione Prada, la splendida Ca’ Corner della Regina, inaugura il confronto tra due dei maggiori artisti statunitensi: Arthur Jafa (Tupelo, 1960) e Richard Prince (Zona del Canale di Panama, 1949). Al centro, la comune attenzione per l’appropriazione e la manipolazione di immagini provenienti da universi differenti, da YouTube ai fumetti, dai social media a clip cinematografiche. Il risultato della mostra, che raccoglie oltre 50 opere e diversi medium, è un’antologia degli Stati Uniti e delle loro contraddizioni, in un momento geopolitico così complesso per il Paese.
Venezia // dal 9 maggio al 23 novembre 2026
Helter Skelter. Arthur Jafa & Richard Prince
FONDAZIONE PRADA
Calle Corner, Santa Croce 2215
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Casa dei Tre Oci – Joseph Kosuth
Joseph Kosuth (Toledo, 1945) è un pioniere dell’arte concettuale che, affascinato dalla filosofia di Ludwig Wittgenstein, ha sempre utilizzato il linguaggio come elemento centrale della sua ricerca, sia come contenuto sia come oggetto di riflessione. La mostra The-exchange-value-of-language-has-fallen-to-zero, a cura di Mario Codognato e Adriana Rispoli, ripercorre oltre cinquant’anni della sua carriera, dalle prime opere degli Anni Sessanta a installazioni recenti, esplorando il rapporto tra linguaggio, significato e contesto. Include lavori importanti come One and Three Mirrors, The Fifth Investigation e Text/Context, oltre a una nuova installazione ispirata a Michel Foucault. L’esposizione, che rivela come il linguaggio non sia mai neutrale ma sempre influenzato dall’ambiente e dalla sua ricezione, mette anche in luce il forte legame di Kosuth con Venezia, dove ha lasciato un segno permanente in alcune delle maggiori istituzioni cittadine oltre ad aver partecipato ad otto edizioni della Biennale.
Venezia // fino al 22 novembre 2026
Joseph Kosuth. The-exchange-value-of-language-has-fallen-to-zero
CASA DEI TRE OCI – BERGGRUEN INSTITUTE
Fondamenta Zitelle, Giudecca 43
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Palazzo Diedo – Strange Rules & Ceal Floyer
Quello che la Fondazione Berggruen Arts & Culture allestisce a Palazzo Diedo – con la curatela di Mat Dryhurst, Holly Herndon e Hans Ulrich Obrist con Adriana Rispoli – è un dialogo plurivoco, in cui le discipline umanistiche e scientifiche convergono. Il punto di partenza è l’idea di Protocol Art, che definisce un insieme di pratiche artistiche basate su algoritmi, modelli IA e diversi tipi di infrastrutture tecnologiche e digitali.
Parallelamente, Palazzo Diedo ospita una mostra dedicata a Ceal Floyer (Karachi, 1968 – Londra, 2025), artista dallo spiccato umorismo e attratta dall’assurdo, recentemente scomparsa: in esposizione anche un video (Unfinished) presentato proprio a Venezia nel 1995, all’inizio della sua carriera artistica.
Dal 4 maggio al 22 novembre 2026
Strange Rules
PALAZZO DIEDO
Fondamenta Trapolin, Cannaregio 2386
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Museo Fortuny – Erwin Wurm
L’austriaco Erwin Wurm (Bruck an der Mur, 1954) è il protagonista della monografica allestita al Museo Fortuny, nel cuore del sestiere di San Marco. La strada dello scultore, noto per le sue opere “morbide” e giocose, ha incrociato più volte quella di Mariano ed Henriette Fortuny, creativi eternamente legati al mondo del tessuto. La mostra indaga il corpo umano come scultura, anche attraverso quelle che Wurm ha chiamato One Minute Sculptures: istruzioni che indicano azioni o pose da eseguire con oggetti di uso quotidiano, come sedie, secchi, frutta, maglioni, eccetera.
Dal 6 maggio al 22 novembre 2026
Erwin Wurm. Dreamers
MUSEO FORTUNY – San Marco 3958
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Museo Correr – Bizhan Bassiri
Si affaccia su Piazza San Marco la mostra dell’artista iraniano, ma da lungo tempo residente in Italia, Bizhan Bassiri (Teheran, 1954). Curata da Bruno Corà e Chiara Squarcina, la mostra è informata dal Pensiero Magmatico, nucleo teorico della pratica di Bassiri, che l’artista ha elaborato in un manifesto del 1984. Negli ambienti del Museo Correr, Bassiri allestisce una genealogia ideale del proprio alter ego, il Principe che dà il titolo alla mostra: di questa ascendenza fanno parte i grandi artisti del passato, da Piero della Francesca a Duchamp, da Artemisia Gentileschi a Burri, che l’artista ritrae fotograficamente e dispone a quadreria nella grande Sala delle Quattro Porte. Questi 90 volti, nel loro essere estremamente contemporanei e non relegati alla loro dimensione storica, dichiarano la reciproca permeabilità delle categorie dell’arte, dell’identità e della memoria, e in definitiva una riflessione sulla Storia come costellazione in continua via di definizione. La mostra si completa poi delle sculture mariane della collezione del Museo Correr, e di quelle realizzate da Bassiri, in bronzo tirato a specchio: le opere Erme e Meteorite, che occupano il centro dello spazio espositivo, instaurano un rapporto di verticalità e di astrazione che ben contrasta con le installazioni a parete. Contribuendo, insieme alla generale penombra interrotta solo dal grande lampadario centrale, all’atmosfera di sospensione che caratterizza tanto la mostra, quanto lo stato di dormiveglia che Bassiri ci invita ad esplorare.
Leggi qui l’intervista a Bizhan Bassiri
Fino al 22 novembre 2026
Bizhan Bassiri. Principe. Il Nottambulo del Pensiero Magmatico
MUSEO CORRER
Piazza San Marco 52
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Biblioteca Nazionale Marciana – Lara Favaretto & Monia Ben Hamouda
Attraversata la Piazza e girato l’angolo, si arriva alla Biblioteca Marciana, dirimpettaia a Palazzo Ducale: qui la Fondazione Bvlgari organizza una mostra che mette in luce due delle artiste più significative dell’arte italiana degli ultimi decenni, pur appartenenti a diverse generazioni. Nel vestibolo, apre le danze Monia Ben Hamouda (Milano, 1991): costituita di due sculture al neon, l’installazione Fragments of Fire Whorship riflette sulla funzione della comunicazione e sui suoi fallimenti, che portano le lettere a farsi segni, le parole ad astrarsi in composizioni. Le radici di questo lavoro sono geografiche, e genealogiche: Monia Ben Hamouda è figlia di un calligrafo islamico, ragione del rapporto con le specifiche di un alfabeto polifunzionale, dal punto di vista semantico ed estetico insieme. La mostra prosegue con la settima e ultima edizione del ciclo Momentary Monument – The Library, di Lara Favaretto (Treviso, 1973). Qui l’artista parte dalla specificità del luogo per indagare il libro come dispositivo della conoscenza e della sua trasmissione: un progetto che ha coinvolto biblioteche e collezioni per raccogliere, su loro donazione, una selezione di 3500 volumi che l’artista sceglie di esporre al pubblico, invitandolo alla consultazione e perché no, anche all’appropriazione. La scaffalatura monolitica che li accoglie diventa essa stessa il “monumento momentaneo” che dà il titolo all’operazione, costituendosi per la sua imponente fisicità come contraltare ad una distribuzione del sapere fortemente digitalizzata e sempre più immateriale. Ad ogni volume, inoltre, l’artista ha associato un’immagine dal suo archivio personale, che include fotografie, disegni, stampe, eccetera.
Venezia // dal 9 maggio al 22 novembre 2026
Lara Favaretto. Momentary Monument – The Library
Monia Ben Hamouda. Fragments of Fire Whorship
BIBLIOTECA NAZIONALE MARCIANA – Piazza San Marco 7
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Palazzo Ducale – Etruschi e Veneti
Palazzo Ducale offre l’opportunità di fare un tuffo nel passato con un’esposizione che, analizzando santuari legati a mari, fiumi, sorgenti e acque termali (come Vulci, Pyrgi, Chiusi e Marzabotto), fino ai porti adriatici di Adria e Spina, esplora il ruolo sacro dell’acqua nelle culture etrusca e veneta. Il percorso parte con gli Etruschi per proseguire con i Veneti antichi, evidenziando luoghi di culto connessi alle proprietà terapeutiche delle acque e al culto della dea Reitia. La mostra si conclude con il santuario lagunare di Altino, crocevia di scambi culturali, e con un’installazione contemporanea dedicata alla fragilità dell’ecosistema veneziano.
Venezia // fino al 29 settembre 2026
Etruschi e veneti. Acque, culti e santuari
PALAZZO DUCALE – Piazza San Marco 1
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Complesso dell’Ospedaletto – Canicula
È dedicato alla canicola, il periodo più caldo dell’anno, il terzo e ultimo capitolo della Trilogia delle incertezze, le mostre collettive di videoarte realizzate dalla Fondazione In Between Art Film al Complesso dell’Ospedaletto di Venezia. Come ci spiega Alessandro Rabottini – direttore artistico della Fondazione e co-curatore dell’esposizione insieme a Leonardo Bigazzi – Canicula si configura come una mostra meno malinconica di Penumbra (2022) e Nebula (2024), ma a tratti più ansiogena, più opprimente: la condizione visiva e metaforica del solleone, dopotutto, è abbacinante, è aggressiva, persino abrasiva. Parte da qui una selezione di lavori, anche in questa edizione commissionati agli artisti e prodotti proprio per l’occasione, che legge il fenomeno atmosferico da una prospettiva obliqua e fortemente simbolica: le opere presentate indagano l’immagine nei suoi aspetti tanto percettivi quanto narrativi, con una particolare attenzione al loro allestimento che quest’anno è ancora più ambizioso, con interventi architettonici importanti e funzionali ad un’esperienza totalizzante – almeno quanto il sole a luglio. Nelle opere di Janis Rafa, Maya Watanabe, Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, Roman Khimeie e Yarema Malashchuck, Yuyan Wang, Wang Tuo e Lawrence Abu Hamdan, il video esce dal suo formato bidimensionale, si fa installazione e dialoga con lo spazio e le sue caratterizzazioni storiche e strutturali: si tratta, dopotutto, di un luogo nato nel 1527 per fronteggiare un periodo di carestia e pestilenza, poi arricchito degli interventi prestigiosi di Baldassarre Longhena e Tiepolo, e divenuto in epoca moderna casa di cura.
Venezia // dal 6 maggio al 22 novembre 2026
Canicula
COMPLESSO DELL’OSPEDALETTO – Barbaria de le Tole, Castello 6691
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![VRepatriates Collective, “From My Mother’s Country”, 2026. Vista della mostra “Tide of Returns” [Onde di Ritorni], Ocean Space, Venezia. Commissionata e prodotta da TBA21–Academy. Foto: Jacopo Salvi](https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/04/js29928-1024x683.jpg)
Ritorni], Ocean Space, Venezia. Commissionata e prodotta da TBA21–Academy. Foto: Jacopo Salvi
Ocean Space – Tide of Returns
È una visione inedita quella che accoglie il visitatore della Chiesa di San Lorenzo: il primo ambiente dell’edificio (la navata ovest) è infatti occupato da dune di sabbia, disposte nello spazio a creare isole i cui abitanti – si scopre presto – sono migliaia di piccole conchiglie decorate: la popolazione aborigena Anindilyakwa di Grote Eylandt, un’isola a nord dell’Australia, le chiama Dadikwakwa-kwa. È questa la prima parte, accompagnata da un’installazione videosonora, della mostra che Ocean Space propone per il 2026: Tide of Returns, a cura di Khadija von Zinnenburg Carroll, è una restituzione del lavoro di Repatriates Collective, un gruppo transnazionale di artisti e artiste che lavora sulla restituzione dei manufatti artistici e culturali ai luoghi da cui provengono. Le bambole-conchiglia che trovano posto sulle dune dell’installazione From My Mother’s Country, e che vanno a simboleggiare comunità talvolta impegnate in rituali collettivi, sono state realizzate dai diversi membri di Repatriates: un’operazione collegiale che dimostra rispetto verso manufatti così importanti per le comunità da cui provengono (e da cui storicamente sono state esportate), dove le Dadikwakwa-kwa vengono usate come strumento narrativo ed educativo per le bambine, in un processo di connessione ancestrale con la natura.
La mostra prosegue nella navata est della chiesa, dove è allestita l’opera di Verena Melgarejo Weinandt: l’artista tedesco-boliviana, nonché membro di Repatriates Collective, ha realizzato una installazione tripartita che unisce video, tessuti e trecce nere. Al cuore di Weaving Connections, questo il titolo del lavoro, sono i processi di cura e, ancora una volta, l’acqua e la sua continuità: da fiume a oceano, e ovviamente attraverso la laguna, l’acqua è un elemento comune e imprescindibile per tutte le culture.
Venezia // fino all’11 ottobre 2026
Tide of Returns
OCEAN SPACE – Campo San Lorenzo, Castello 5069
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Ca’ Pesaro – Jenny Saville & Hernan Bas
La Galleria Internazionale d’Arte Moderna Ca’ Pesaro punta su Jenny Saville (Cambridge, 1970) con una retrospettiva che – oltre alle tele degli Anni Novanta che l’hanno resa famosa ed estremamente quotata sul mercato a livello internazionale – presenta anche alcune nuove produzioni, esplicitamente ispirate a Tiziano. La matericità della pittura di Saville incontra quella dei soggetti delle sue opere, corpi femminili, spesso abbondanti e in fase di trasformazione.
In occasione della Biennale Arte, inoltre, Ca’ Pesaro inaugura anche la mostra dell’americano Hernan Bas (Miami, 1978), che per il museo veneziano concepisce un’installazione site specific, intitolata The Visitors e composta da ritratti di turisti e visitatori.
Venezia // fino al 22 novembre 2026
Jenny Saville a Ca’ Pesaro
Dal 7 maggio al 30 agosto 2026
Hernan Bas. The Visitors
GALLERIA INTERNAZIONALE D’ARTE MODERNA CA’ PESARO – Calle del Tentor, Santa Croce 2076
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Fondazione Dries Van Noten – The Only True Protest Is Beauty
Ha inaugurato a fine aprile uno dei progetti più attesi dell’anno: a Palazzo Pisani Moretta, affacciato su Canal Grande, lo stilista belga Dries van Noten ha aperto la sua Fondazione. La prima mostra è una summa estetica che, tra installazioni d’arte contemporanea e gioielli, alto artigianato e abiti-concetto, raccoglie oltre 200 oggetti e li pone in dialogo con gli ambienti affrescati del palazzo veneziano. Una celebrazione della bellezza anche, come suggerisce il titolo citando l’attivista Phil Ochs, nella sua misura di dispositivo politico.
Venezia // fino al 4 ottobre 2026
The Only True Protest Is Beauty
FONDAZIONE DRIES VAN NOTEN – Palazzo Pisani Moretta, San Polo 2766
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Le Stanze della Fotografia – Horst P. Horst
È curata da Anne Morin e Denis Curti Horst P. Horst. La Geometria della Grazia, mostra che offre una nuova lettura del fotografo, andando oltre la moda per affrontarne tutta la complessità. Il percorso rivela come Horst P. Horst (Weißenfels, 1906 – Palm Beach, 1999) abbia costruito le sue immagini come equazioni visive, in cui ogni elemento si inserisce in una relazione armoniosa, quasi matematica. Il concetto di geometria, inteso come ordine strutturale e spirituale, diventa così il filo conduttore del percorso mostrando come Horst abbia raccolto ed elaborato un’eredità millenaria, restituendola attraverso uno sguardo sorprendentemente moderno.
Venezia // fino al 5 luglio 2026
Horst P. Horst. La Geometria della Grazia
LE STANZE DELLA FOTOGRAFIA – Isola di San Giorgio Maggiore
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Fondazione Giorgio Cini – Georg Baselitz
Curata da Luca Massimo Barbero, la mostra alla Fondazione Giorgio Cini sull’Isola di San Giorgio Maggiore presenta a Venezia la più recente serie di dipinti dell’artista tedesco Georg Baselitz (Kamenz, 1938 – 2026), scomparso pochi giorni fa: protagonista è il fondo oro, un classico intramontabile della storia dell’arte, a cui Baselitz sovrappone i suoi classici corpi capovolti, fluttuanti e indefiniti. Una riflessione e un testamento sulla pittura, sul suo passato e sul suo presente, che trova un’epitome nelle grandi dimensioni e nelle pennellate fortemente gestuali.
Venezia // Dal 6 maggio al 27 settembre
Georg Baselitz. Eroi d’Oro
FONDAZIONE GIORGIO CINI
Isola di San Giorgio Maggiore
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Fondazione Querini Stampalia – Nigel Cooke
Per la prima volta, la storica istituzione fondata nel 1869 ha ospitato un artista in residenza: si tratta dell’inglese Nigel Cooke (Manchester, 1973). Il soggiorno veneziano ha consentito a Cooke di approcciarsi alla laguna, ai suoi paesaggi, alle sue vibrazioni: nascono così i dipinti di grandi dimensioni allestiti alla Fondazione Querini Stampalia, a partire da un’esperienza diretta e intima con il luogo.
Parallelamente, la Fondazione presenta The Dreamer, una mostra cinematografica in quattro tappe che intrecciano la storia del fondatore e collezionista Giovanni Querini a contributi d’arte contemporanea, in una sintonia diacronica che invita il pubblico alla partecipazione attiva.
Venezia // dal 5 maggio al 22 novembre
Nigel Cooke. Bad Habits
The Dreamer
FONDAZIONE QUERINI STAMPALIA – Campiello Santa Maria Formosa, Castello 5252
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Ca’ Rezzonico – Francesco Guardi
Una selezione di dipinti e disegni realizzati tra il 1770 e il 1790, tra i nuclei più importanti del museo portoghese Gulbenkian, è al centro della mostra dedicata a Francesco Guardi (Venezia, 1712 – 1793) a cura di Alberto Craievich, a Ca’ Rezzonico. Esposizione che offre la possibilità di ammirare le opere – tra pittura e grafica – dell’ultimo grande vedutista veneziano che, grazie ad uno stile originale, caratterizzato da pennellate libere e da una prospettiva meno rigorosa rispetto a quella di Canaletto, raffigurando feste, regate e cerimonie sul Canal Grande, restituisce ancora oggi una visione emotiva e vibrante di Venezia.
Venezia // fino all’8 giugno 2026
I Guardi di Calouste Gulbenkian
CA’ REZZONICO – MUSEO DEL SETTECENTO VENEZIANO – Dorsoduro 3136
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Palazzo Gradenigo – Ahmet Güneştekin
Di Palazzo Gradenigo, a Venezia, ce ne sono due: uno nel sestiere di Santa Croce e uno in quello di Castello. È in quest’ultimo che l’artista curdo Ahmet Güneştekin (Batman, 1966) ha scelto di inaugurare la terza sede della fondazione che porta il suo nome, dopo quelle di Istanbul e Urla. La mostra inaugurale è una personale dell’artista, curata da Sergio Risaliti: 11 dipinti e altrettante sculture affrontano i temi della memoria e dei traumi della storia, dell’irrisione del potere, ma anche del lavoro e la relazione con il popolo.
Venezia // dal 6 maggio al 1° novembre 2026
Ahmet Güneştekin. Sessizlik/Silenzio/Silence
FONDAZIONE GÜNEŞTEKIN – Palazzo Gradenigo, Campo Santa Giustina, Castello 2838
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Nicoletta Fiorucci Foundation – Lydia Ourahmane
Dopo un’apertura col botto l’anno scorso, con la mostra di Tolia Astakhishvili, la Nicoletta Fiorucci Foundation torna con una mostra dell’artista concettuale algerina Lydia Ourahmane (Saida, 1992) curata da Polly Staple. La mostra è la restituzione della residenza dell’artista presso la Nicoletta Fiorucci Foundation a partire dallo scorso gennaio: la presenza in loco dell’artista ha permesso la creazione di legami diretti con le realtà attive sul territorio, tra cui il collettivo gastronomico TOCIA! e Poveglia per tutti, associazione dedicata al recupero per la comunità veneziana di Poveglia, isola che Ourahmane ha accolto come musa per tutto il lavoro in Laguna.
Venezia // dal 5 maggio al 22 novembre 2026
Lydia Ourahmane. 5 Works
NICOLETTA FIORUCCI FOUNDATION – Dorsoduro, 2829
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Palazzo Grimani – Amoako Boafo
Una delle voci più autorevoli della pittura africana è ospitata al Museo di Palazzo Grimani: Amoako Boafo (Accra, 1984) è il maggiore fautore di una ritrattistica che ha fatto scuola, soffermandosi sulla pelle come territorio di definizione di un’identità diasporica e mai statica. Nel farlo, sostituisce il pennello con le dita, annullando la distanza tra artista e tela. Per la mostra, Boafo ha inoltre creato appositamente nuove opere che dialogano con la storia della ritrattistica veneziana.
Venezia // fino al 22 novembre 2026
Amoako Boafo. It doesn’t always make sense
PALAZZO GRIMANI – Ruga Giuffa, Castello 4858
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AMA Venezia – Aura
Con una nuova collettiva – che riunisce lavori, tra gli altri, di Ed Ruscha, Tino Sehgal, Arthur Jafa, Charles Ray, Christopher Wool, Richard Serra, Laura Owens e Jenny Saville – torna la collezione del belga Laurent Asscher, dopo lo sbarco in laguna lo scorso anno. La sede è sempre quella, un’ex fabbrica di sapone interamente restaurata e adibita a spazio espositivo. La mostra di quest’anno, intitolata Aura, propone una riflessione articolata tra materialità e immaterialità, presenza e assenza.
Venezia // dal 5 maggio al 22 novembre
Aura
AMA VENEZIA – Fondamenta Ca’ Vendramin, 2395, Cannaregio
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Palazzo Manfrin – Anish Kapoor
Come ricorderete, l’artistar Anish Kapoor (Mumbai, 1954) aveva inaugurato la sua fondazione veneziana nel cinquecentesco Palazzo Manfrin, in corrispondenza della sua mostra personale alle Gallerie dell’Accademia: oggi torna ad esporvi in occasione della Biennale Arte 2026, e lo fa proponendo opere di grande formato ma anche 100 modelli architettonici che documentano progetti realizzati e non realizzati in questi cinque decenni di carriera.
Venezia // dal 4 maggio all’8 agosto
Anish Kapoor: Palazzo Manfrin
PALAZZO MANFRIN – Fondamenta Venier, Cannaregio 342
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The Human Safety Net – Marinella Senatore
Nelle Procuratie Vecchie da qualche anno restaurate dal Premio Pritzker David Chipperfield, la The Human Safety Net presenta Marinella Senatore, con We Rise by Lifting Others: un Progetto di arte partecipata, realizzato insieme a famiglie con bambini dagli 0 ai 6 anni a rischio di esclusione sociale, e per questo parte della rete di supporto della Fondazione. La pratica di Senatore, da sempre attenta alla dimensione comunitaria e inclusiva del fare arte, trova oggi posto in uno luogo storicamente esclusivo, quali le Procuratie Vecchie, solo recentemente aperte al pubblico.
Venezia // dal 7 maggio 2026 al 22 marzo 2027
Marinella Senatore. We Rise by Lifting Others
THE HUMAN SAFETY NET – Procuratie Vecchie, Piazza San Marco, 105
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SMAC – Alighiero Boetti & Lee Ufan
Sempre in Piazza San Marco, e sempre nelle Procuratie Vecchie, lo spazio SMAC – San Marco Art Center presenta due pesi massimi della storia dell’arte contemporanea occidentale (con Alighiero Boetti) e orientale (con Lee Ufan). Difficile, tuttavia, relegare a queste coordinate geografiche due artisti che hanno volutamente confuso i confini del loro lavoro, Boetti lavorando a stretto contatto con le donne afghane che realizzavano materialmente le sue opere tessili, Ufan interessandosi di filosofia europea, pur rimanendo tra i maggiori esponenti della corrente coreana Mono-ha. Le due mostre presentate a SMAC si presentano come ampie retrospettive delle loro pratiche artistiche.
Venezia // dal 7 maggio al 22 novembre
Alighiero Boetti
Venezia // dal 9 maggio al 22 novembre
Lee Ufan
SMAC – Procuratie Vecchie, Piazza San Marco, 105
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