Un nuovissimo romanzo è ambientato nella Venezia rinascimentale e nel suo potente Arsenale (quello dove si tiene la Biennale)
È attraverso gli occhi del giovane protagonista che i due autori di “Venetians – Il segreto dell’Arsenale” Luca Josi e Allegra Scattaglia ci portano nel Rinascimento per farci vivere una Serenissima già estremamente moderna capace di attrarre le menti più brillanti d’Europa
Quando nei prossimi giorni migliaia di persone cammineranno nell’infilata di sale dell’Arsenale di Venezia, si ritroveranno all’interno di uno dei primi esempi di organizzazione proto-industriale della storia: un sistema pensato per produrre navi in serie, capace — secondo la tradizione — di allestire anche una galea al giorno. E non una Biennale ogni due anni.
Se oggi milioni di spettatori seguono storie ambientate tra fiordi, drakkar e divinità nordiche, vale la pena ricordare che, nello stesso arco storico — con una densità di eventi incomparabilmente più articolata — esisteva già da secoli una città destinata a diventare il modello urbano più imitato del mondo: la Serenissima.
Venezia: un sistema complesso e innovativo sin dal Rinascimento
Nel pieno del Rinascimento, mentre gran parte dell’Europa restava ancora ancorata a strutture medievali, Venezia era probabilmente la città più moderna del continente e una delle più avanzate al mondo. Non soltanto una potenza commerciale, ma un sistema complesso in cui convivevano arte, tecnologia, diplomazia, intelligence, finanza e sperimentazione scientifica. Un laboratorio permanente di futuro.
È dentro questo universo che Allegra Scattaglia e io (Luca Josi), compagni nella vita e nel lavoro, abbiamo fatto nascere Venetians – Il segreto dell’Arsenale (per Sonzogno).

“Venetians – Il segreto dell’Arsenale”, la trama del romanzo di Allegra Scattaglia Luca Josi
Protagonista è Marcantonio Bragadin, giovane patrizio veneziano — cognome che appartiene anche alla mia famiglia, attraverso mia nonna paterna — che rientra in città senza immaginare che, di lì a poco, sarà trascinato dentro una trama generata da uno dei sistemi politici più sofisticati — e più spietati — dell’Europa del Cinquecento.
Attorno a lui, la città si rivela per ciò che è davvero: un organismo magnetico, inquieto, vertiginoso. Un luogo in cui ogni calla può essere una trattativa commerciale, una trappola politica o una soglia verso l’avventura.
Venezia una città catalizzatrice di talenti
Per capire l’energia di quella Venezia basta guardare i nomi che la attraversano. Nelle botteghe lavorano Tiziano eTintoretto, destinati a cambiare lo sguardo sul mondo. Da Venezia era passato Albrecht Dürer, che l’aveva osservata come un enigma culturale. Vi si era affacciato perfino Leonardo da Vinci, chiamato a studiare sistemi difensivi legati alla laguna e ai territori della Repubblica.
Aldo Manuzio aveva già rivoluzionato il libro moderno — formato tascabile, carattere corsivo, diffusione ampia del sapere — mentre figure irregolari come Paracelso avevano orbitato attorno alla città portando con sé intuizioni alchemiche che avrebbero anticipato la chimica.
Tra Murano e l’Arsenale a Venezia le tecnologie più avanzate del mondo
A Murano si era sviluppata la tecnologia del vetro più avanzata d’Europa. E poi, appunto, c’è l’Arsenale: uno dei più grandi complessi produttivi del mondo preindustriale.
Ma Venezia non è soltanto potenza: è anche rappresentazione. Il Carnevale funziona come una forma di metaverso analogico: maschere, identità sospese, ruoli sociali che si contaminano. La città diventa un teatro permanente.
È anche un melting pot radicale: tedeschi, greci, levantini, armeni, ebrei. Nasce il Ghetto, primo quartiere ebraico istituzionalizzato d’Europa: luogo di separazione, ma anche — paradossalmente — di straordinaria vitalità culturale.
L’ecosistema complesso in cui si sviluppa il romanzo “Venetians”
Arte, tecnologia, diplomazia, politica, intelligence: è dentro questo ecosistema che abbiamo costruito la trama di Venetians, come un viaggio labirintico negli archetipi umani — ambizione, potere, seduzione, fede, tradimento.
E mentre il lettore attraversa calli, palazzi, taverne e stanze del potere, Venezia si rivela per ciò che è: una mente collettiva, una macchina narrativa capace di produrre storie senza fine.
C’è infine una ragione ulteriore per cui questa storia risuona oggi. Il mondo torna a guardare verso Cipro. Cinque secoli fa, proprio lì, a Famagosta, si consumava l’epilogo della vicenda di Marcantonio Bragadin: uno dei momenti più alti dell’epopea veneziana e, forse, uno dei primi eventi mediatici globali dell’età moderna.
Per questo, mentre il Mediterraneo orientale torna a essere crocevia di energia, conflitti, rotte commerciali e nuove strategie di potenza, leggere Venetians significa avvicinarsi a qualcosa che eccede il presente.
Perché Venezia, in fondo, è sempre stata questo: una macchina del tempo senza tempo.
Luca Josi
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