Amato dal pubblico, ma non dai critici d’arte. Jack Vettriano in mostra a Roma (intervista alla curatrice) 

Anche la Capitale dedica una grande mostra a Jack Vettriano e la curatrice racconta il progetto che, tra dipinti e riproduzioni, svela tutta la complessità dell’artista controverso: amato dalla gente, ma non tanto dagli addetti ai lavori

La contraddizione tra un’estetica legata a un tempo passato e la volontà di riflettere sul presente è forse la caratteristica principale della poetica di Jack Vettriano, (Scozia, 1951 – Francia, 2025) che, anche attraverso questo slittamento, ha conquistato il pubblico offrendogli la possibilità di leggere le opere come situazioni in cui immedesimarsi e lasciarsi andare. E dato che finalmente l’artista è al centro di una grande mostra a Palazzo Velli di Roma, abbiamo intervistato la curatrice Francesca Bogliolo per approfondire il percorso di questo artista tanto famoso ma non altrettanto conosciuto nella sua rotonda complessità.  

Jack Vettriano, Palazzo Velli, Roma, Installation View
Jack Vettriano, Palazzo Velli, Roma, Installation View

Intervista alla curatrice della mostra su Jack Vettriano 

Com’è nato questo progetto così particolare dedicato a Vettriano a Roma?  
In realtà l’origine risale all’anno scorso a Bologna quando si è deciso di presentare a Palazzo Pallavicini la prima mostra in Italia a lui dedicata. Il progetto ideato e concepito con lui e la sua fondazione si è trasformato in itinere in una vera e propria retrospettiva, dal momento che Vettriano è venuto meno pochi giorni dopo l’opening, il 1° marzo 2025. Dato il successo, ci è sembrato giusto e doveroso proseguire continuare a farne conoscere l’opera in tutte le sue sfaccettature e profondità, portando la mostra anche a Roma, esaudendo così anche un forte desiderio del pubblico.  

Jack Vettriano, Elegy for th Dead Admiral, 1994, 64x75.5cm, opera su carta museale
Jack Vettriano, Elegy for th Dead Admiral, 1994, 64×75.5cm, opera su carta museale

Ma chi era davvero Jack Vettriano? Perché è tanto amato dal pubblico?  
Jack Vettriano era un artista romantico, una personalità fatta di luci e di ombre; molto apprezzato per la sua capacità di entrare in empatia con una gamma di persone ampia e trasversale grazie a uno stile consapevolmente diretto, sotto alcuni aspetti facile; stessa caratteristica che, forse, gli ha valso una sorta di diffidenza e antipatia da parte di un certo tipo di critica. E sottolineo consapevolmente perché lui voleva proprio avvicinarsi all’osservatore, permettergli di identificarsi con le situazioni rappresentate, accendendo delle emozioni reali. Questi, credo, siano stati gli ingredienti del suo grandissimo successo in vita.  

Perché Vettriano è considerato un artista controverso?  
Il tema a parer mio è lo stesso. Lui ha scelto di andare incontro al pubblico più che al sistema dell’arte, e lo ha fatto rendendo la sua pittura fruibile, attraverso la concessione di riproduzioni. Del resto, Vettriano era un comunicatore, amava stare a contatto con le persone, e in quest’ottica la circolazione di riproduzioni è stata lo strumento migliore. Certo anche in questo caso si è trattato di una scelta che lo ha esposto alle contestazioni della critica.  

In effetti, soprattutto per chi non conosce questa sua esplicita vocazione all’incontro con il pubblico, colpisce la coesistenza in mostra di opere a olio e riproduzione a cui viene conferita pari dignità nel percorso espositivo… 
È vero e si tratta proprio di una scelta curatoriale voluta dall’artista stesso. Certo, va precisato che si tratta di riproduzioni pregiate, su carta museale, provenienti dalla Fondazione Vettriano, firmate, certificate, datate e con una tiratura limitata a due copie. Lavori realizzati appositamente per l’occasione, selezionati dall’artista e, per il momento, non in vendita.

  

Una precisazione, perché so che molti visitatori se lo sono chiesto, cosa si intende per riproduzioni su carta museale cosa si intende?  
Sono stampe di altissima qualità, realizzate su una particolare tipologia di carta caratterizzata da proprietà assorbenti che la rendono molto vicina alla tela, garantendo una resa dell’immagini pressoché equiparabile a quella pittorica.  

Dicevamo che questo percorso risponde proprio a una volontà precisa dell’artista?  
Esattamente. Come anticipavo, per quanto molto famoso, Vettriano non era conosciuto in maniera approfondita e questa mostra, invece, costruita per temi, fa proprio luce su tutta la sua ricerca.  

Secondo te qual è l’elemento che colpisce di più nello stile di Vettriano?  
Direi la sua maestria nel costruire atmosfere sospesein divenire che, trasmettendo un’idea di possibilità, coinvolgono il visitatore nella costruzione della narrazione. Penso che la sua maggiore capacità sia stata proprio di riuscire a dare forma a un immaginario cinematografico condiviso, in cui ciascuno, almeno una volta ha sognato di essere; lasciando poi ogni osservatore libero di approcciarsi a esso, scrivendo la propria storia attraverso la memoria o l’immaginazione.  

Vogliamo scendere più nel dettaglio sulle opere? 
Certo, gli oli sono altamente rappresentativi del suo stile, il punto di partenza per apprezzarne al massimo l’uso del colore, l’equilibrio sottile tra luci e ombre, l’immediatezza. Ancora, la costruzione delle immagini attraverso pennellate veloci, il gusto per i momenti intimi, quasi rubati. La rappresentazione di scene dal sapore onirico, cinematografico. Alcuni oli sono particolarmente interessanti, tra cui un piccolo studio di figure sulla spiaggia, uno schizzo di matrice spontanea, quasi impressionista, che ci proietta nella sua memoria di infanzia quando da bambino passeggiava sulla spiaggia di Fife. Poi c’è un autoritratto molto intenso, in cui colpisce l’importanza conferita al contesto generale più che ai singoli dettagli.  

La danza è un tema ricorrente nella sua ricerca?  
Sì, è tra quelli che maggiormente ritornano. In mostra ce n’è una in cui diverse coppie che ballano a ben guardare si rivelano la stessa ripresa attraverso diversi punti di vista, un escamotage narrativo attraverso cui, annullando spazio e tempo, riesce a far entrare gli osservatori nella scena.  

E i ritratti femminili… 
Le donne sono indubbiamente protagoniste nella poetica di Jack Vettriano. Si tratta di ritratti molto affascinanti, in alcuni casi esplicitamente erotici, in cui esplora la sfera femminile in tutta la sua segreta intimità, quasi come se la stesse spiando dal buco della serratura, trasformando una visione solitamente preclusa al pubblico in una poesia vibrante di fascino e sensualità.  

Inoltre, un’altra particolarità dell’esposizione è che si completa con una serie di ritratti fotografici in cui è proprio lui il protagonista… 
Sì, sono gli scatti realizzati da Francesco Guidicini, fotografo di Bologna, ritrattista ufficiale del Sunday Times, nello studio londinese dell’artista nel 2013 e presentati alla National Portrait Gallery. La particolarità è che si tratta di ritratti nati dalla costruzione di un rapporto di complicità tra i due, per cui Jack Vettriano si lascia cogliere in tutta la sua verità e naturalezza. Sono opere introspettive, che oltre a lasciar trasparire la personalità dell’artista, richiamando nelle movenze e nelle pose i soggetti che popolano i suoi quadri, rivelano come lui stesso abbia per tutta la vita attuato una sorta di rispecchiamento, identificandosi con i personaggi maschili da lui dipinti. Autoritratti onirici di esperienze forse sognate e mai vissute. 

Ludovica Palmieri 

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Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri è nata a Napoli. Vive e lavora a Roma, dove ha conseguito il diploma di laurea magistrale con lode in Storia dell’Arte con un tesi sulla fortuna critica di Correggio nel Settecento presso la terza università. Subito dopo…

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