Resurrection: al cinema il nuovo film post-apocalittico di Bi Gan
Presentato al Festival di Cannes 2025 e premiato con il Premio Speciale, il nuovo film di Bi Gan esplora un futuro senza sogni, dove l’immaginazione diventa l’unica possibilità di salvezza. Qui una clip in esclusiva
Presentato in anteprima al Festival di Cannes 2025, dove ha conquistato il Premio Speciale, Resurrection segna un nuovo e ambizioso capitolo nel cinema di Bi Gan. Il film, in arrivo nelle sale italiane dal 23 aprile 2026 con I Wonder Pictures, si configura come un’opera visionaria e stratificata, capace di fondere fantascienza, riflessione filosofica e poesia visiva in un racconto sospeso tra sogno e rovina.
La trama di “Resurrection”: un’umanità senza sogni in un mondo post-apocalittico
Ambientato in un futuro remoto e post-apocalittico, Resurrection immagina un’umanità che ha smarrito la capacità di sognare, privata di quella dimensione immaginativa che da sempre nutre identità e memoria. In questo scenario desolato, il film segue una donna sospesa tra la vita e la morte, intrappolata in uno stato di coscienza liminale mentre il suo corpo si spegne lentamente. È proprio in questa soglia estrema che la protagonista si ritrova catapultata in un mondo fatto di rovine e silenzi, dove il passato sopravvive solo come eco frammentata.
Qui avviene l’incontro centrale del racconto: una creatura enigmatica, metà uomo e metà macchina, simbolo di un’umanità spezzata e incapace di rigenerarsi. La donna comprende che quell’essere è forse l’ultimo depositario del sogno, l’unico in grado di mantenere viva una scintilla di immaginazione. Per risvegliarlo, inizia a raccontare storie: leggende antiche, memorie dimenticate, frammenti della storia cinese che diventano strumenti di resistenza contro il vuoto. La narrazione si trasforma così in un atto salvifico, capace di ricucire ciò che la tecnologia e il tempo hanno distrutto.
Tra realtà e illusione: un viaggio nella percezione in “Resurrection”
Il film si sviluppa come un viaggio ipnotico in cui realtà e illusione si intrecciano continuamente, portando la protagonista — e lo spettatore — a interrogarsi sulla natura stessa della verità. Bi Gan costruisce un universo in cui l’immaginazione non è fuga, ma possibilità concreta di conoscenza e sopravvivenza. Tuttavia, questa riscoperta porta con sé una scelta dolorosa: tornare al mondo reale o restare in quello onirico, dove amore e memoria continuano a esistere, seppur come ombre.
L’idea del regista Bi Gan: il cinema come racconto del destino umano
Nelle parole del regista, Resurrection nasce da una profonda riflessione sul destino umano e sul ruolo del cinema nel raccontarlo. Dopo aver abbandonato un precedente progetto, Bi Gan ha sentito l’urgenza di creare una storia capace di abbracciare un intero secolo, condensando esperienze, identità e interrogativi universali. L’idea del “mostro del cinema” diventa così metafora di un’umanità intrappolata in un destino che non può controllare, ma che allo stesso tempo condivide con ogni altra.
“Resurrection”: un’opera ambiziosa tra visione e riflessione sul presente
Questa ambizione si traduce in un’opera densa e stratificata, in cui l’accumulo di immagini e significati restituisce allo spettatore un’esperienza totalizzante. Più che raccontare una storia lineare, Resurrection costruisce un flusso emotivo e simbolico, capace di evocare la grandezza e il mistero del cinema stesso. In un’epoca segnata dalla perdita di senso e dalla frammentazione, il film di Bi Gan si impone come una riflessione potente sulla necessità di continuare a immaginare, anche quando tutto sembra perduto.
Margherita Bordino
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