La casa d’aste Phillips presenta a Milano gli highlights della prossima asta tra arte e design
In occasione della Milano Art Week e del Salone del Mobile, Phillips ospita una selezione di highlights di vendite private e di opere che saranno nelle prossime aste. E nell’elegante spazio espositivo l’architettura di Dimoregallery viene reinterpretata attraverso gli arredi di Dimoremilano, le creazioni di Interni Venosta e pezzi storici come le lampade di Hans Agne Jacobsen, in dialogo con opere di maestri del Novecento come una Mappa di Alighiero Boetti realizzata in Afghanistan […]
In occasione della Milano Art Week e del Salone del Mobile, Phillips ospita una selezione di highlights di vendite private e di opere che saranno nelle prossime aste. E nell’elegante spazio espositivo l’architettura di Dimoregallery viene reinterpretata attraverso gli arredi di Dimoremilano, le creazioni di Interni Venosta e pezzi storici come le lampade di Hans Agne Jacobsen, in dialogo con opere di maestri del Novecento come una Mappa di Alighiero Boetti realizzata in Afghanistan e due artiste contemporanee

La contaminazione tra arte e design nelle parole di Margherita Solaini, manager per l’Italia di Phillips
“Una contaminazione di Dimorestudio” – spiega Margherita Solaini, Regional Director e Senior Specialist, Modern & Contemporary Art per l’Italia di Phillips – “con loro abbiamo iniziato una collaborazione l’anno scorso per il design, in cui avevano realizzato un’installazione immersiva che ricordava la casa di un collezionista degli anni 70 e quest’anno abbiamo voluto continuare la collaborazione con loro. Abbiamo scelto una selezione di opere principalmente italiane del secondo dopoguerra, con pezzi particolarmente importanti di ogni artista”.
Una preziosa “Mappa” di Boetti in mostra da Phillips a Milano
Si fa notare non appena entrati l’opera più importante in mostra, una Mappa di Alighiero Boetti del 1983 realizzata a Kabul. “Boetti fino al ‘79, quando c’è stata l’invasione sovietica dell’Afghanistan, andava costantemente da Roma a Kabul e collaborava con le ricamatrici che eseguivano materialmente le mappe”, commenta ancora Margherita Solaini. “Dal ‘79 ha iniziato a spostarsi molto a Peshawar, in Pakistan, tornando talvolta Kabul. Questa è stata fatta all’inizio degli anni ’80, una mappa che ha il segno, il sapore, di quel tempo, ma è conservata benissimo. Quelle dall’85 in poi, che sono tutte fatte in Pakistan, sono molto più ‘piatte’, mentre qui il ricamo ricorda le onde del mare”. I colori sono ben conservati e i bordi bianchi e neri presentano una serie di scritte: Alighiero Boetti, Kabul, Afghanistan, nell’anno 1983. Seguono alcune sue frasi iconiche, come dire tra le parole. Il bordo dell’opera contiene solo parole in italiano, non è presente il Farsi, che l’artista a volte inseriva come alfabeto.

L’opera è in trattativa privata come le altre qui esposte, fatta eccezione per l’unico lavoro in sala che non è di un artista italiano del secondo dopoguerra, un’opera di Carmen Herrera che andrà in asta a New York a maggio, da una stima di 250-350mila dollari. “A livello cromatico ci sembrava che dialogasse molto bene con i monocromi di Fontana e a livello concettuale potesse parlare con il mondo di Boetti, quindi era un trade union tra questi due pezzi”.
L’opera di Carla Accardi spiegata da Margherita Solaini a Milano
Affascinante, anche per il contrasto dei due colori vividi, Blu Rosso di Carla Accardi del 1966. Racconta Margherita Solaini: “Questi erano i simboli che lei aveva sviluppato a partire dal ‘54, quando lavorava ancora con la caeseina, mentre questo è un olio. Inizialmente rappresentavano la condizione dell’uomo moderno. Quelli del secondo dopoguerra, quindi quelle iniziali, erano un’astrazione, ricordavano figure umane, poi quando ha iniziato ad andare in Marocco e ad avvicinarsi di più alla sua cultura, al suo linguaggio e suo alfabeto, sono diventati un ibrido, quasi un linguaggio, in questi anni più maturi, gli Anni 60”.

Presenta un cromatismo simile la tela di Piero Dorazio del ‘59, “un reticolo, che sono i suoi lavori più importanti, abbastanza iniziale, perché ancora leggermente sfumato, dopo il tratto diventerà più definito, ma conservato benissimo. Il blu e il rosso sono i suoi colori più iconici e possiede questa sorta di cornice rossa che ricorda un po’ Albert che adesso è a Villa Panza, con quel tipo di incorniciatura, prima di arrivare alla cornice, con cui lui racchiudeva l’opera”. Altri reticoli, i pezzi curatorialmente più interessanti dell’artista, sono in asta a Parigi da Christie’s e da Sotheby’s.
Tra i lavori si notano tre opere di Fontana: un Buco Bianco – “un olio ultra-materico del ‘68, anno in cui Fontana è morto, che prima di morire ha eseguito e venduto alla nonna dell’attuale proprietaria, quindi nella stessa collezione privata da sempre”, con le tracce tipiche degli oli che si asciugavano così, ben conservato e con una bella cornice – Concetto Spaziale, attesa, del 1965 – un Taglio 60×50, che colpisce per la punta di blu scelta per quest’opera e che possiede tutta l’energia tipica dei suoi squarci – e una Tela del ‘58 con alcuni buchi. “La cosa più interessante di questo lavoro è la tecnica, perché è stato realizzato con l’anilina, un tipo di pittura che andava molto in quegli anni e veniva utilizzata anche da Castellani. Pittura industriale che poi si è smesso di produrre perché muta nel tempo, si ossida e il colore spesso cambia. Questo è particolarmente interessante perché è rimasto di un colore molto fedele a quello che era nelle intenzioni di Fontana. Ricorda, con le dovute proporzioni, i lavori che si possono ammirare alla Casa Boschi Di Stefano, che sono di quel periodo in cui Fontana iniziava a perforare la tela”. Il ‘58 è infatti l’anno del suo primo taglio, quindi troviamo esposte opere dall’apertura del ‘58 alla morte nel ‘68. È esposta anche un’opera più piccola di Boetti, il progressivo svanir della consuetudine, 32×33 circa, con colori vivissimi, anni ‘80, interessante spunto di riflessione per la frase, un’opera che cattura lo sguardo per la sua vivacità.
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Le artiste contemporanee in mostra da Phillips durante le settimane dell’arte e del design milanese
Concludono la selezione due artiste contemporanee donne, tra cui Marinella Senatore, estremamente attiva anche nel mondo della moda, in particolare dopo la sfilata di Dior con Maria Grazia Chiuri e nominata artista dell’anno 2026 dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. È presente un suo lavoro del 2020, Remember The First Time You Saw your Name, frase è molto interessante perché ha offre spunti per un dialogo introspettivo.
Giulia Bianco
Anticipazioni delle prossime aste
Phillips, Via Lanzone 2, Milano
Fino al 24 aprile
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