A Roma c’è un festival dedicato al cinema contemporaneo e alle sperimentazioni audiovisive. L’intervista
Giunto alla sua ottava edizione, “Ru – mòre” abita il quartiere romano, animando il Cinema Tibur, lo spazio d'arte Lembi e il Mercato di San Lorenzo. Volevamo saperne di più e abbiamo fatto qualche domanda a Laura Catalano, direttrice artistica insieme a Giorgio Calogero
Conoscere da vicino la realtà virtuale, le nuove frontiere digitali del linguaggio moderno, che giungono sino alla settima arte: questo è uno dei motivi su cui si fonda Ru – mòre, il festival diffuso dedicato al cinema contemporaneo e alle sperimentazioni audiovisive che arriva nel quartiere San Lorenzo, a Roma.
Film, concorsi e installazioni d’arte abiteranno gli spazi del Cinema Tibur, di Lembi e del Mercato di San Lorenzo, dal 14 al 18 aprile. Volevamo saperne di più e abbiamo deciso di fare qualche domanda a Laura Catalano, direttrice artistica insieme a Giorgio Calogero e Silvio Giannini, direttore esecutivo.
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Intervista a Laura Catalano, direttrice artistica del festival “Ru – mòre”
Quando e come nasce “Ru – mòre” festival?
Ru-mòre Cinema and Audiovisual Experimentation Festival prende l’eredità dal Barkov Film Festival di Andrea Gatopoulos, che ha seguito sette edizioni e da cui noi abbiamo raccolto il testimone l’anno scorso, con l’organizzazione, la direzione artistica mia e di Giorgio Calogero e la direzione esecutiva di Silvio Giannini. Il festival è dedicato ai giovani autori di cinema breve, ma abbraccia un po’ tutti quelli che sono i nuovi linguaggi dell’audiovisivo e le sue sperimentazioni in generale, quindi anche videoarte, realtà virtuale, linguaggi immersivi, performance, ecc.
L’obiettivo dell’iniziativa, il principio che ha mosso il festival, è quello della comunità, ovvero cercare di mettere in dialogo i diversi linguaggi dell’arte, non solamente con gli addetti ai lavori e gli artisti, ma anche e soprattutto con gli spettatori.
Come avete valorizzato e supportato il talento dei giovani autori?
Da un punto di vista cinematografico c’è un concorso di cortometraggi, dove abbiamo raccolto 40 opere da tutto il mondo; poi c’è un concorso di sceneggiature dedicato a cortometraggi e lungometraggi, nazionali e internazionali, e un concorso di realtà virtuale per opere lineari di realtà virtuale.

Il festival “Ru – mòre” e il quartiere di San Lorenzo a Roma
Come si inserisce il quartiere di San Lorenzo all’interno delle dinamiche della rassegna?
Questo è il primo anno che abbiamo portato la rassegna a San Lorenzo e lo abbiamo scelto perché è un quartiere molto attivo, creativo, di studenti e artisti. Qui esiste già una forte comunità ricettiva verso le tematiche sociali e culturali, e l’idea era quella di valorizzare i vari linguaggi e arti che ospitiamo, ragion per cui ci sono diverse sedi. Si parte dal Cinema Tibur, che è il cuore del festival, dove sono ospitate la parte industry, il concorso, il fuori concorso e i talking panel; a questo si aggiungono Lembi, sede della competizione virtuale, e il Mercato di San Lorenzo, dove ci sono l’infopoint e le installazioni. Troviamo poi Pastificio Cerere, Porte Rosse, Galleria delle Arti, Monitor, Tomo e il Chiosco di San Lorenzo (Parco dei Caduti), che è il meeting point dell’evento.
Quali sono gli obiettivi che si pone “Ru – mòre”?
Ru-mòre è un festival che non si vuole concentrare solamente sul cinema, ma intende ragionare, comprendere e aprirsi a ibridazioni, andando alla ricerca dei linguaggi audiovisivi del futuro. Un altro degli obiettivi è quello di rimettere la comunità al centro, quindi lo scambio, il dialogo tra artista e pubblico, cercando di portare anche sul territorio romano opere che sono difficili da vedere e da recepire.
Loud: il programma dedicato all’arte del festival “Ru – mòre”
Cos’è Loud?
Loud è la parte di programma che riunisce lavori di videoarte, performance e installazioni site specific, approfondendo anche la realtà virtuale e i suoi processi. Il programma è a cura di Gaia Casagrande, Elena Lydia Scipioni, Alessia Simonetti e Silvia Andreozzi e si compone di un’installazione pensata per lo spazio interno del Mercato di San Lorenzo. Realizzata da Eloise Fornieles, in collaborazione con la British School at Rome, l’opera si chiama Anzi parla e si ispira alla ricerca di Fornieles, inserendosi nel mercato in un dialogo con la comunità locale, con la dimensione quotidiana e la sua identità di quartiere, favorendo modalità alternative di fruizione dell’arte all’interno del tessuto urbano.
Quali altri interventi saranno ospitati?
La seconda parte del programma Loud presenta una performance di Miltos Manetas che si tiene all’interno dello studio di Alessandro Calizza, dal titolo Saint Francis according to Manetas: CIIM. Chiesa Immagine in Movimento. Il progetto ruota attorno alla figura di San Francesco, evocato a 800 anni dalla morte attraverso un’intelligenza artificiale ibrida. La prima IAU, intelligenza artificiale umana, è nata dalla convivenza tra un agente IA che si interroga su San Francesco e l’artista: questa relazione ha dato origine a una doppia residenza a Roma e alla creazione di due chiese, una composta da immagini statiche, l’altra “costruita” all’interno di un appartamento a Testaccio.

E poi?
La terza parte di Loud è quella del video screening che si tiene alla Galleria delle Arti e presenta le opere di cinque artisti: Vegetation Walk di Anouk Chambaz, Foll IA di Leonardo Petrucci, Daphne Was a Torso Ending in Leaves di Catriona Gallagher, Carne vale lotta lavora come un fascista di Yasmina Benabderramane e CC di Giorgia Errera.
L’ultima parte del progetto Loud è dedicata al progetto educativo Mappe di sguardi, che unisce didattica dell’audiovisivo e partecipazione territoriale coinvolgendo scuole primarie e famiglie. Il progetto si articola in due azioni integrate: un kit digitale per le scuole e un’attività pubblica durante il festival che si terrà sabato 18.
Valentina Muzi
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