ll fotografo Maurizio Galimberti omaggia “Novecento” di Bertolucci. Con delle Polaroid
Al Palazzo Ducale di Guastalla arriva "CinquantaNovecento", una rilettura del capolavoro di Bernardo Bertolucci attraverso le fotografie di scena di Angelo Novi. Un percorso che intreccia arte, cinema e memoria, restituendo l'identità storica e culturale dell'Emilia
A cinquant’anni dall’uscita di Novecento (1976), Maurizio Galimberti (Como, 1956) torna sul capolavoro di Bernardo Bertolucci con CinquantaNovecento, la mostra allestita al Palazzo Ducale di Guastalla, in provincia di Reggio Emilia. Un percorso di Polaroid, mosaici e ready-made che restituisce nuova vita alle immagini del film. Più che un omaggio, quello di Galimberti è un dialogo con il film e con la sua memoria visiva.
UN progetto nato dalle foto di Angelo Novi
Il progetto nasce dal ritrovamento dell’album delle fotografie di scena di Angelo Novi, realizzato per la troupe di Novecento su iniziativa dello stesso Bertolucci. Immagini che l’artista ha deciso di reinterpretare attraverso il proprio linguaggio, fatto di frammentazioni e ricomposizioni, restituendole in un bianco e nero intenso che amplifica la forza espressiva degli originali. La scelta di Guastalla aggiunge un ulteriore livello di significato: Palazzo Ducale, che ospita l’esposizione, è infatti uno dei luoghi in cui furono girate alcune scene del film. Le fotografie tornano così negli spazi che hanno contribuito a costruire l’immaginario di Novecento, creando un cortocircuito tra cinema, storia e territorio.
“Novecento” rivive attraverso 90 scatti
I novanta lavori esposti riportano alla luce i protagonisti del film – da Robert De Niro a Gérard Depardieu, da Burt Lancaster a Dominique Sanda, da Stefania Sandrelli a Donald Sutherland – ma soprattutto l’universo umano raccontato da Bertolucci: i contadini, le campagne emiliane, le lotte sociali, la violenza del fascismo e il difficile cammino verso la libertà. Nella rilettura di Galimberti emerge con particolare intensità il tema della fragilità. I bambini, spesso presenti nelle fotografie di Angelo Novi, diventano il simbolo di una vitalità che resiste alla durezza della storia. È una sensibilità che attraversa gran parte della ricerca dell’artista, da sempre interessato alle immagini come luoghi della memoria e della trasformazione.
Una mostra che mette in dialogo arte e fotografia
La mostra si inserisce in un percorso che Galimberti dedica alle icone del Novecento, non come reperti da conservare ma come immagini da rimettere in circolo. Il ready-made fotografico diventa così uno strumento per dare nuova vita a materiali esistenti, in un dialogo ideale con la storia dell’arte e della fotografia. A completare il progetto ci sono il celebre ritratto di Bernardo Bertolucci realizzato da Galimberti alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2003, un docufilm prodotto da Regie d’Autore e Corsiero Editore e un intervento della giovane fotografa Giorgia Ortalli, chiamata a confrontarsi con i temi del film dal punto di vista delle nuove generazioni.
Più che una celebrazione del cinquantenario di Novecento, CinquantaNovecento è una riflessione sulla capacità delle immagini di attraversare il tempo. Bertolucci aveva raccontato un secolo attraverso il cinema; Galimberti torna su quel racconto per ricordare che certi sguardi non appartengono mai davvero al passato, ma continuano a parlare al presente.
Margherita Bordino
CinquantaNovecento
Fino al 4 ottobre
Palazzo Ducale, Strada Gonzaga, 16, Guastalla RE
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