A Roma c’è una mostra in cui la pittura vuole diventare eco del mondo naturale
Fino al 30 giugno 2026 la galleria MONTI8 ospita la prima mostra personale in Italia di Imogen Allen. È l’occasione per osservare una delle ricerche più interessanti della giovane pittura contemporanea, sospesa tra osservazione della natura, esperienza sensoriale e tensione spirituale
Nata a Newlyn, in Cornovaglia, nel 1997, dove vive tuttora, Imogen Allen ha trasformato il rapporto con l’ambiente naturale nel nucleo generativo della propria pratica. Dopo aver conseguito nel 2020 il diploma in Fine Art Painting presso il Camberwell College of Arts di Londra, l’artista ha sviluppato un linguaggio pittorico riconoscibile, capace di muoversi tra figurazione e astrazione senza aderire completamente a nessuna delle due categorie. Piante, funghi, licheni, organismi marini e ali di farfalla costituiscono il repertorio iconografico della sua ricerca. Tuttavia, questi elementi non vengono mai trattati come semplici soggetti da rappresentare.

Le opere di Imogen Allen in mostra a Roma
Nelle sue tele la natura diventa il punto di partenza per un’indagine sulla percezione e sulle modalità attraverso cui facciamo esperienza del mondo. Più che raccontare una storia, Allen cerca di attivare uno stato emotivo e sensoriale. L’artista parla spesso della relazione tra coscienza e natura, una prospettiva che si riflette nella costruzione stessa delle opere. Le immagini sembrano emergere lentamente dalla superficie pittorica, oscillando tra riconoscibilità e indeterminatezza. Lo sguardo viene attirato da dettagli ingranditi oltre la loro scala abituale, come se l’osservatore fosse invitato a immergersi nella materia vivente e ad attraversarla nelle sue profondità.
1 / 5
2 / 5
3 / 5
4 / 5
5 / 5
La natura nelle tele di Imogen Allen
Un ruolo fondamentale in questo processo è svolto dalla manipolazione dell’immagine. Le forme naturali vengono drasticamente ingrandite, sfocate e osservate da punti di vista inusuali. Le ali di farfalla, soggetto al quale l’artista si dedica negli ultimi anni quasi in modo seriale, rappresentano un esempio emblematico di questo approccio. Non interessano ad Allen come simboli di metamorfosi né come elementi narrativi; ciò che la affascina è il loro potenziale percettivo. Le membrane, le venature e le iridescenze cromatiche vengono amplificate fino a perdere la loro identità ordinaria, trasformandosi in campi di colore e profondità nei quali lo spettatore è chiamato a orientarsi.
Dipingere è una forma di ascolto secondo Imogen Allen
Questa attenzione per il microscopico produce un effetto paradossale: più l’artista si avvicina al soggetto, più esso sfugge alla definizione. Le strutture biologiche si dissolvono in costellazioni di linee e vibrazioni luminose che evocano paesaggi mentali piuttosto che organismi naturali. Come osserva Maria Vittoria Pinotti, la pittura di Allen “abbandona la sua qualità descrittiva e mimetica, mutandosi in un labirinto visivo”, nel quale conoscere e smarrirsi diventano esperienze inseparabili. È proprio qui che emerge la dimensione più originale della sua ricerca. Le opere non si limitano a essere viste: sembrano chiedere di essere percepite con una sensibilità più ampia, quasi sinestetica. Pinotti richiama opportunamente il pensiero di Wassily Kandinsky e la sua idea del “suono interiore” delle forme. Anche nei lavori di Allen il colore non descrive, ma risuona; la pittura non illustra, ma genera un’esperienza. Il vedere si trasforma così in una forma di ascolto.
1 / 7
2 / 7
3 / 7
4 / 7
5 / 7
6 / 7
7 / 7
Forma, colore e significato nelle opere di Imogen Allen da MONTI8
In un momento storico in cui molta pittura contemporanea tende a caricarsi di contenuti esplicitamente politici o autobiografici, Allen percorre una strada differente. Le sue opere non offrono messaggi da decifrare né allegorie da interpretare. Funzionano piuttosto come dispositivi contemplativi, luoghi nei quali il visitatore può confrontarsi con fenomeni difficili da tradurre in linguaggio: la meraviglia, l’attenzione, il senso di appartenenza al vivente. Anche il colore svolge un ruolo decisivo. Toni brillanti e luminosi convivono con passaggi atmosferici più morbidi, generando una tensione continua tra presenza e dissolvenza. Le forme dai contorni sfumati sembrano espandersi oltre i limiti della tela, conservando una qualità quasi organica, come se continuassero a crescere sotto gli occhi dell’osservatore.
Il senso della ricerca di Imogen Allen
Dopo le recenti esposizioni presso Soho Revue, Unit London e Mulrooney Gallery e la partecipazione a fiere internazionali come NADA Miami, Felix Art Fair e CAN Art Madrid, Imogen Allen si conferma come una delle personalità più promettenti della nuova pittura britannica. In un’epoca segnata dalla saturazione delle immagini, il suo lavoro suggerisce una possibilità diversa: rallentare lo sguardo e riscoprire, attraverso il colore e la forma, la dimensione misteriosa e insondabile del mondo vivente.
Luca Vona
Roma // Fino al 30 giugno 2026
Imogen Allen. Echo
MONTI8 – Via Degli Ausoni, 57
Scopri di più
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati