Ancora beni culturali che diventano palestre. Dopo la Braidense a Milano, Santo Spirito in Saxia a Roma

L’evento romano è avvenuto negli stessi giorni in cui a Milano si discuteva di un altro episodio simile: una sessione di workout organizzata nella Biblioteca Braidense di Brera

Tra gli eventi collaterali della Maratona di Roma 2026, andata in scena domenica 22 marzo 2026, uno dei più visibili è stato senza dubbio la “Run House” organizzata da New Balance all’interno delle Corsie Sistine del complesso monumentale di Santo Spirito in Saxia. Per tre giorni lo storico edificio affacciato su Borgo Santo Spirito a due passi dal Lungotevere, da Castel Sant’Angelo e dal Vaticano, è stato trasformato in un polo dedicato alla cultura del running, con sessioni di meditazione, breathwork, sound bath, workshop, talk, group run e attività di recupero fisico organizzate insieme alla community Souplesse Running.

Il caso della “New Balance Run House” nelle Corsie Sistine a Roma

Nella Sala Lancisi, per esempio, si svolgevano gli incontri dedicati al benessere e alla dimensione comunitaria dell’evento; nella Sala Baglivi, invece, i partecipanti potevano testare le ultime innovazioni tecniche del marchio di Boston tra scarpe da running e consulenze di prodotto; e il programma si è poi concluso con momenti di socialità e feste legate al mondo della corsa. Dal punto di vista scenografico l’operazione è perfettamente riuscita: l’imponente architettura rinascimentale delle Corsie Sistine offriva una cornice spettacolare, ideale anche per le immagini e i video condivisi dalle community di runner sui social.

Beni culturali come palestre?

L’evento romano è avvenuto negli stessi giorni in cui a Milano si discuteva di un altro episodio simile: una sessione di workout organizzata nella Biblioteca Braidense, all’interno del complesso di Brera. Anche in quel caso uno spazio storico è stato temporaneamente trasformato in palestra, tra tappetini fitness e allenamenti guidati. Il direttore della Pinacoteca di Brera, Angelo Crespi, aveva difeso l’iniziativa ricordando come eventi sponsorizzati e collaborazioni con brand siano ormai una pratica diffusa in molte istituzioni culturali internazionali, dal Louvre al Metropolitan Museum of Art. Nel giro di pochi giorni, dunque, due episodi analoghi hanno riportato l’attenzione su un fenomeno sempre più frequente: l’utilizzo di luoghi storici come scenografie per eventi esperienziali legati a brand, community e lifestyle.

La storia dell’Arcispedale di Santo Spirito in Saxia e delle sue Corsie Sistine a Roma

Il contesto che ha ospitato la Run House è uno dei complessi assistenziali più antichi d’Europa. L’Arcispedale di Santo Spirito in Saxia, situato a pochi passi da San Pietro, nasce infatti su un’istituzione molto più antica: la Schola Saxonum, fondata nell’VIII Secolo dal re anglosassone Ina del Wessex per accogliere i pellegrini provenienti dalla Britannia diretti a Roma. Nel Medioevo il quartiere prese il nome di “città dei Sassoni”, da cui deriva l’attuale rione Borgo. Dopo un periodo di declino, l’istituzione fu rilanciata alla fine del XII Secolo da Papa Innocenzo III, che ne fece uno dei più importanti ospedali dell’Europa cristiana, affidandone la gestione all’ordine ospitaliero fondato da Guido di Montpellier. In questo periodo nacque anche la celebre ruota degli esposti, destinata all’accoglienza dei bambini abbandonati. Nel corso dei secoli il complesso crebbe grazie a donazioni e interventi papali, diventando un centro assistenziale di grande rilievo e attirando figure importanti della medicina e della cultura. L’ospedale rimase per secoli uno dei principali poli sanitari della città, fino alla riorganizzazione del sistema ospedaliero romano tra Ottocento e Novecento.

Il cuore monumentale del complesso è rappresentato dalle Corsie Sistine, volute da papa Sisto IV dopo un devastante incendio che nel 1471 aveva ridotto l’ospedale in condizioni precarie. L’edificio principale è un’enorme aula lunga circa 120 metri e larga 12, articolata in due grandi ambienti – il Braccio di sopra e il Braccio di sotto – separati da un tiburio centrale sormontato da una torre ottagonale. In origine le corsie ospitavano centinaia di letti per i malati, configurandosi come uno dei più grandi spazi ospedalieri dell’Europa rinascimentale. Il tiburio centrale, che collegava i due ambienti, ospita un altare attribuito ad Andrea Palladio e presenta decorazioni architettoniche con bifore e trifore. Lungo le pareti si sviluppa inoltre un vasto ciclo di affreschi realizzato nel 1478 da artisti della scuola umbro-romana, con scene dedicate alla storia dell’ospedale e alla figura di Sisto IV. Accanto a uno degli ingressi era collocata anche la ruota degli esposti, il dispositivo attraverso il quale venivano accolti i bambini abbandonati. L’intero complesso include inoltre i chiostri dei frati, delle monache e del pozzo, oltre al Palazzo del Commendatore.

Una soluzione per continuare a finanziare i beni culturali?

Nel caso della Run House romana, la dimensione originaria del luogo – quella della cura – è stata reinterpretata attraverso il linguaggio contemporaneo del wellness: meditazione, recupero muscolare, attività fisica e socialità. Che si tratti di biblioteche trasformate temporaneamente in palestre o di corsie ospedaliere rinascimentali riconvertite in hub per runner, episodi come questi sembrano indicare una tendenza ormai diffusa. Gli spazi storici vengono sempre più spesso utilizzati come luoghi di eventi, esperienze e attivazioni di brand. Forse è semplicemente una delle modalità con cui il patrimonio culturale contemporaneo cerca nuove forme di vita e di finanziamento. E forse, dopo i casi di Roma e Milano avvenuti quasi in contemporanea, dovremo abituarci sempre di più all’idea che edifici storici possano trasformarsi – anche solo per qualche giorno – in palestre temporanee. A beneficio del benessere, dello sponsor e delle misere casse degli spazi culturali.

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Redazione

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