A Padova la Torre degli Anziani apre per la prima volta al pubblico. Ne parla l’architetto Tommaso Tommasi 

Dalla vetta della medievale Torre degli Anziani, la vista si apre sull’intera Padova e sui Colli Euganei. Artefice del suo recupero è lo studio Architettura Tommasi, che in l’Italia sta curando vari interventi di riuso e rigenerazione del patrimonio esistente. Senza rinunciare all’impronta contemporanea

Per la prima volta nella sua secolare storia, da dicembre 2025 la Torre degli Anziani di Padova – tra gli emblemi architettonici della città – è diventata fruibile al pubblico. Eretta nel XIII Secolo, è la più antica torre civica di Padova e ha un’altezza di 47 metri. A lungo è stata impiegata come campanile pubblico ed è giunta fino a noi in seguito a numerosi restauri. Oggi, il percorso ascensionale al suo interno, complessivamente scandito da 190 gradini (sommando quelli dell’adiacente palazzo e quelli nella torra), consente a gruppi di massimo venti persone alla volta di accedere alla sua terrazza panoramica, a 44 metri da terra. Da lì, la vista si apre sui monumenti simbolo del centro storico e dell’intorno urbano, documentando la compresenza nel tessuto locale di manufatti che dal Medioevo arrivano ai giorni nostri. A precedere la sua riapertura, è stato il restauro concluso a novembre 2025: un intervento promosso dall’amministrazione comunale e coordinato dallo studio Architettura Tommasi, che ha sostenuto l’idea di una piena riattivazione del bene monumentale. In merito all’intervento padovano e al peculiare approccio dello studio ai temi del recupero e del riuso, abbiamo ragionato con l’architetto e product designer Tommaso Tommasi, che dal 2018 è unito al padre, Gianni, fondatore di questa realtà di base nel padovano e a Parma.

Il recupero della Torre degli Anziani di Padova: Intervista all’architetto Tommaso Tommasi

Dal punto di vista tecnico, rendere accessibile gli interni e la sommità della torre padovana, quali sfide ha comportato? 
Innanzitutto parliamo di una torre che occupa un luogo nevralgico nel centro storico di Padova: si trova nel raccordo tra tre quartieri medievali (Torricelle, Altinate, Duomo). Quando siamo partiti, nel 2019, il proposito era lavorare su un restauro di natura esclusivamente conservativa. A seguito di interlocuzioni con l’amministrazione comunale e con l’assessorato della cultura, si è progressivamente pensato di rendere fruibile la torre alla collettività. Si è fatto strada un progetto di valorizzazione culturale del bene.

Quali erano le condizioni di partenza?
Nella torre c’era un’originaria scala lignea assolutamente non adeguata per l’ingresso delle persone; semplicemente, permetteva di raggiungere i piani superiori e le coperture. Dunque, oltre alle operazioni per il consolidamento complessivo, abbiamo iniziato a ragionare su come inserire una scala nuova nel manufatto storico, in modo da tutelarlo dal punto di vista strutturale e storico.

Come avete agito in concreto?
Attraverso consolidamenti interni con catene e tiranti, cerchiature in acciaio per la stabilità alle murature storiche, carotaggi e rinforzi puntuali. Sono poi stati effettuati altri interventi di pulitura delle superfici interne, così da conservare la leggibilità dei segni del passato. 

Durante la visita all’interno della torre, ha rivendicato l’approccio dello studio Tommasi, affermando: “Nel restauro siamo orientati a lasciare una traccia, ad aggiungere qualcosa ai manufatti in cui interveniamo”. In questo caso, dunque, il riferimento è alla nuova scala e delle potenzialità d’uso che introduce nel bene?
Senza dubbio. È stato un valore aggiunto inserire la scala nuova. La Torre degli Anziani oggi l’abbiamo ribattezzata “museo verticale”: propone un racconto che dal livello del suolo arriva fino alla sommità, attraverso tante stratificazioni che ci parlano della Padova medievale.

I progetti di riuso e restauro dello studio Architettura Tommasi

A Noventa Vicentina, vi state occupando della rigenerazione del Teatro Modernissimo. La sua riattivazione rientra in questo “fenomeno” di rilancio delle sale cinematografiche nei centri storici dopo anni complicati. Quali sono i punti di forza di questo progetto? 
L’immobile in questione è un importante esempio di teatro Liberty; risale alla fine dell’Ottocento. Intorno agli Anni Venti del Novecento, è entrato in uso anche come cinema; all’interno c’è anche un’impronta che potremmo definire futurista, perché disponeva di un palco mobile, che si alzava e abbassava, rimasto tuttavia bloccato per anni. Il nostro restauro vuole valorizzare l’edificio a uso teatrale, ma non solo. 

Ovvero?
Oltre a essere impeccabile per le prestazioni teatrali, la sua bellezza e le sue qualità sono tali che meritano di essere restituite a tutti. Da qui la volontà di prevederne più usi pubblici, per iniziative collettive, per le scuole, per la comunità. Oltre a prenderci cura degli apparati decorativi di pregio, stiamo quindi lavorando per una restituzione multifunzionale dell’edificio.

Quali saranno i tempi? 
Non concluderemo prima della fine del 2028.

Cultura a Pietrasanta: si investe anche sul rilancio degli immobili del Novecento

Oltre il Veneto, in Toscana siete all’opera su più fronti a Pietrasanta, uno dei poli culturali della regione: dalla rigenerazione del Parco della Versiliana, nel quale inserirete un nuovo volume per ampliare le attività culturali nel parco, al rinnovo della biblioteca civica.
Pietrasanta possiede siti di riconosciuto valore artistico e architettonico e sta investendo per rilanciare il patrimonio immobiliare esistente. In particolare l’ex sede municipale di Piazza Matteotti (il cosiddetto Palazzo del Littorio, risalente agli Anni Venti e di impianto razionalista, n.d.r.) diventerà il Museo dell’Archivio Storico di Pietrasanta. Sempre nell’ex municipio realizzeremo la nuova Biblioteca di Pietrasanta (che verrà trasferita dalla sede attuale).

Come interverrete?
Un municipio diventa museo e biblioteca: una nuova destinazione, dunque, che associamo a un’impronta estetica altrettanto nuova, sempre nel rispetto del valore storico del manufatto. Ci saranno un foyer d’ingresso, che agirà come “anello di unione” tra la piazza esistente e l’edificio storico, e un grande scalone interno che segnerà il passaggio tra le epoche. Useremo acciaio satinato, introducendo un segno contemporaneo nel volume esistente.

Architettura Tommasi si sta orientando, come studio, anche verso il product design. Qual è il vostro auspicio per i prossimi anni di attività?
Lavoriamo negli edifici storici e nel restauro conservativo, ma anche nell’interior e nel product design, tra gli altri ambiti. Abbiamo lanciato unna grande sfida: conservare l’esistente, ma renderlo davvero fruibile. Vorremmo che gli edifici storici potessero comunicare anche la contemporaneità dell’intervento attuale, oltre al loro passato. Questo è il nostro valore, la nostra filosofia. Speriamo di riuscire a dare ancora una lettura nuova, un messaggio architettonico nuovo, per assicurare un futuro a tanti edifici storici.

Valentina Silvestrini

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Valentina Silvestrini

Valentina Silvestrini

Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. È cocuratrice della newsletter "Artribune Render", dedicata alla rigenerazione urbana a base culturale. Ha studiato architettura all’Università La…

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