La grande mostra sulla Metafisica a Milano: i suoi pregi e i suoi difetti

Multidisciplinare ma poco internazionale, e talvolta un po’ forzata: la grande esposizione che Palazzo Reale dedica alla Metafisica e ai suoi maestri ha evidenti pro e contro. Ecco quali

Nel primo ventennio del secolo scorso l’Italia fu scenario di due correnti artistiche significative, ma di segno opposto. Non solo: la seconda era stata in qualche modo una diretta conseguenza della prima. Se il Futurismo, fondato nel 1909 da Filippo Tommaso Marinetti, esaltava la velocità, la macchina, la modernità tecnologica e un’arte basata sulla distruzione del passato e la costruzione del futuro, la Metafisica al contrario proponeva una pittura sospesa nello spazio e nel tempo, dove oggetti comuni e spazi urbani classicheggianti sono protagonisti di visioni misteriose e malinconiche.

Metafisica / metafisiche, Palazzo Reale, Milano. Ph: Lorenzo Palmieri
Metafisica / metafisiche, Palazzo Reale, Milano. Ph: Lorenzo Palmieri

La mostra sulla Metafisica a Milano

Ad un secolo di distanza, appare innegabile che l’Italia non abbia mai abbracciato il Futurismo, che ha avuto quasi più successo all’estero, mentre la natura passatista e avversa alle innovazioni del nostro Paese, sempre pronto a ricordare i propri fasti passati corrisponda perfettamente alla Metafisica. Non è un caso dunque che, in occasione dei XXV Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, la città di Milano proponga la mostra Metafisica/Metafisiche. Modernità e malinconia, curata da Vincenzo Trione e promossa dal Ministero della Cultura e il Comune di Milano, prodotta da Palazzo Reale, Museo del Novecento, Grande Brera-Palazzo Citterio e Gallerie d’Italia. In evidente contrasto con il genius loci dell’unica città internazionale e moderna d’Italia, un pool di istituzioni pubbliche e private hanno costruito un percorso espositivo di ampie proporzioni ed ambizioni (400 opere, 4 sedi espositive) quasi a voler sottolineare che. anche a Milano, la modernità è stata una meteora in una nazione impaurita dal presente e terrorizzata dal futuro.

Un taglio poco internazionale sulla Metafisica

Veniamo alla mostra di palazzo Reale, costruita da Trione come un grande saggio illustrato, che poco ha a che vedere con una rassegna epocale come Futurismo e Futurismi, curata nel 1986 da un grande curatore come Pontus Hulten, che aveva avuto il grande merito, oltre ad una multidisciplinarietà allora innovativa, di collocare il movimento italiano in un contesto internazionale. A Palazzo Reale invece la  Metafisica è multidisciplinare ma non internazionale: sarebbe stato assai interessante confrontare la pittura italiana degli Anni Venti con la Nuova Oggettività tedesca, portando in Italia maestri come Otto Dix e George Grosz, oltre a figure come Christian Shad e Lovis Corinth, magari in dialogo con alcuni  pittori americani del calibro di Edward Hopper o Grant Wood, senza dimenticare l’italiano Luigi Lucioni, talento celebrato negli Stati Uniti ma sconosciuto in patria.

Le sezioni e le opere in mostra a Palazzo Reale

Invece la mostra opta per una narrazione più classica, attraverso una suddivisione in 4 sezioni tematiche: Il grande metafisico, La Metafisica, Le Metafisiche e Altre metafisiche. Si parte col piede giusto: il periodo metafisico del “Pictor Optimus” è rappresentato da una serie di capolavori, come Il rimpianto (1919), Il saluto dell’amico lontano (1916), Interno metafisico (1917) e Il figliol prodigo (1922), anche se salta all’occhio l’assenza di una delle opere più rappresentative della corrente, come Le Muse Inquietanti (1918) custodita in una collezione privata di Milano. Ottima ed accurata la selezione delle opere dei suoi compagni di strada, che condivisero con lui il soggiorno al nosocomio di Villa del Seminario a Ferrara nell’estate del 1917. Carlo Carrà è presente con 5 opere, tra le quali la Composizione TA (Natura morta metafisica) (1916-1918), Madre e figlio (Natura morta con manichini) (1917) e L’Ovale delle Apparizioni (1918), mentre per rappresentare Filippo De Pisis basterebbe un capolavoro come Natura morta occidentale (1919). Ricca la selezione di dipinti di Alberto Savinio, tra i quali spiccano Notturno (1939) e Nascita di Venere (1939), e così anche per Giorgio Morandi, dove il dettato dechirichiano è visibile soprattutto in Natura morta (1918), Natura morta con manichino (1918-19) e Natura morta con oggetti (1920). Oltre ai bozzetti teatrali di De Chirico, sono sorprendenti le sue copertine per Vogue, in dialogo con due abiti degli Anni Trenta, realizzati da Savinio.

Metafisica / metafisiche, Palazzo Reale, Milano. Ph: Lorenzo Palmieri
Metafisica / metafisiche, Palazzo Reale, Milano. Ph: Lorenzo Palmieri

La Metafisica allargata (con qualche forzatura)

Nella sezione Altri metafisici, oltre a tre opere significative di Mario Sironi del 1919, di chiara ispirazione metafisica, spicca l’intenso ed inquietante ritratto di Felice Casorati Maria Anna de Lisi (1918-1919), in dialogo con una natura morta di Bice Lazzari Senza Titolo (1930-39), con Statue e scale (1931) di Renato Paresce e Piena sul Tevere (1934) di Giuseppe Capogrossi. L’allargamento a Europa e Stati Uniti appare di livello diseguale, con interessanti opere di Max Ernst, un’opera di Magritte di qualità come Le Duo (1928) e l’opportuno inserimento di un dipinto di Leonor Fini, Ornamenti di Natale (1929). La sezione Arcipelago Metafisica è la più problematica dell’intera rassegna, con alcune presenze discutibili, inserite in sottosezioni che appaiono forzate e opinabili, come se la mostra, assai ben strutturata nella parte iniziale, avesse voluto allargarsi in maniera pretestuosa, per indicare una presunta “paternità” della Metafisica su altri movimenti del Ventesimo Secolo, non supportata però a livello scientifico.

Non solo pittura: la Metafisica in architettura, fotografia, teatro, design, moda, musica e fumetto

La mostra torna invece su livelli di qualità nelle sezioni Metafisica e architettura, Metafisica e fotografia, Metafisica e teatro e Metafisica e design. La prima presenta materiali di grande interesse, dalle immagini di Gabriele Basilico ai progetti di Marcello Piacentini, Enrico del Debbio, Angelo Mazzoni e gli originali disegni di Luigi Figini, per allargarsi agli architetti attivi dagli Anni Sessanta ad oggi (Portoghesi, Rossi, Moore, Gehry, Lieberskin, Fuksas, Chipperfield, Botta, Bellini, Purini) con una selezione di progetti molto convincente, dove la paternità della metafisica appare oggettiva e indiscutibile. Stessa situazione per la fotografia, con una magnifica serie di ritratti di De Chirico, seguita da una scelta ineccepibile di paesaggi e nature morte, con scatti di maestri come i Becher, Ghirri, List, Jodice, Barbieri, Basilico e Fontana. Stesso livello per il teatro, con progetti firmati da Virgilio Marchi, Toti Scialoja, Federico Tiezzi e Francesco Vezzoli, e il design, con oggetti di Giò Ponti, Michael Graves e Alessandro Mendini, tra gli altri, ispirati al Pictor Optimus. Originali e stimolanti le ultime sezioni, da Metafisica e moda a Remix, che riunisce materiali eterogenei, dalle copertine dei dischi ai fumetti. La prima presenta servizi fotografici di collezioni firmate da Lancetti, Armani, Fendi ed  Etro insieme a due vestiti di Vuitton, mentre nella sezione Remix le copertine di famosi long playing di gruppi come i Genesis o i Pink Floyd sono accostati a fumetti firmati da Dino Buzzati, Lorenzo Mattotti e Sebastiano Villella.

L’epilogo e il catalogo della mostra sulla Metafisica a Milano

La chiusura del percorso è affidata al dialogo tra le opere neometafisiche di De Chirico, realizzate tra gli Anni Cinquanta e gli Anni Settanta, con un’installazione molto suggestiva e scenografica di Francesco Vezzoli. Last but not least: merita una menzione il corposo catalogo pubblicato da Electa, arricchito da un dizionario di voci redatte da studiosi, scrittori e storici di varia provenienza. Un grande sforzo organizzativo e curatoriale, che sarebbe stato più efficace se fosse stato più concentrato: meno quantità e più qualità. Anche per la metafisica, less is more.

Ludovico Pratesi 

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Ludovico Pratesi

Ludovico Pratesi

Curatore e critico d'arte. Dal 2001 al 2017 è stato Direttore artistico del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro Direttore della Fondazione Guastalla per l'arte contemporanea. Direttore artistico dell’associazione Giovani Collezionisti. Professore di Didattica dell’arte all’Università IULM di Milano Direttore…

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