A Parigi una grande mostra racconta lo straordinario rapporto tra due maestri dell’alta moda

Con oltre 70 abiti, Christian Dior e Azzedine Alaïa sono i protagonisti dell’esposizione che, all’omonima Fondazione dello stilista tunisino, rivela il legame tra i due couturier, accomunati dall’attenzione per cromie, forme e dettagli ricercati

La mostra Azzedine Alaïa e Christian Dior, due maestri dell’alta moda riunisce nella Fondation Azzedine Alaïa (18, rue de la Verrerie a Parigi) quasi 70 modelli dei due couturier. Dialogano tra loro abiti d’archivio degli anni Cinquanta, firmati da Christian Dior prima della sua morte (1957) e creazioni di Azzedine Alaïa (Tunisi, 1935 – Parigi, 2017). Fanno parte della collezione privata dello stilista tunisino, ora conservata nella sua fondazione, negli spazi dell’atelier-abitazione. Nel corso della sua vita, infatti, Alaïa ha acquisito oltre 500 modelli Christian Dior, proteggendoli così da possibili perdite o danni. Un centinaio di questi capi sono esposti, alla Galerie Dior.

Azzedine Alaia et Christian Dior, Fondation Azzedine Alaïa Azzedine Alaia et Christian Dior, Fondation Azzedine Alaïa
Azzedine Alaia et Christian Dior, Fondation Azzedine Alaïa

Due percorsi che s’intrecciano alla Fondation Azzedine Alaïa di Parigi  

Nonostante i decenni che li separano, gli abiti esposti a Parigi testimoniano quanto i due grandi della moda siano vicini per combinazioni di colori, decorazioni e ispirazione. Nel 1956 il giovane Azzedine Alaïa lascia Tunisi e arriva a Parigi dove riesce a ottenere uno stage alla Maison Dior, quando Christian è ancora vivo. Azzedine Alaïa ha sempre nutrito un’ammirazione sconfinata per il creatore del New Look.
I primi pezzi realizzati da Alaïa ne riflettono la passione per lo stile parigino di Dior. Soprattutto gli abiti da cocktail del grande couturier lo introducono ai misteri del taglio che lo porteranno a diventare uno dei più virtuosi fashion designer del suo tempo. I due modelli, proprio all’ingresso dell’esposizione, evidenziano quanto lo stile Dior sia stato fondamentale per l’evoluzione di Azzedine Alaïa. Si tratta di due abiti rossi da cocktail. Un Dior del 1957 e uno di Alaïa del 1958. Qui si notano già i punti chiave che accomunano le creazioni dei due couturier: la vita stretta, la gonna molto ampia, sostenuta da una sottogonna rigida e i drappeggi allo scollo, evoluzione del fichu. Nato come fazzoletto da collo in Inghilterra e in voga tra il XVIII e il XIX secolo, negli anni il fichu si modifica fino a diventare un grande colletto o addirittura uno scialle drappeggiato per integrarsi nella stessa scollatura. Elemento ricorrente negli outfit della regina di Versailles, è stato anche definito à la Marie Antoinette.

L’importanza di Dior per Alaïa rivelato alla Fondation Alaïa e confermato a Galerie Dior

Le collezioni di Alaïa restano un testimone silenzioso dell’impatto che hanno avuto sul suo lavoro gli abiti da giorno, da cocktail e da sera, corti e lunghi, o i cappotti a uovo di Dior. Alaïa condivide con Dior il gusto per il focus sul punto vita accentuato, le spalle scolpite o spesso scoperte, i fianchi sottolineati e le gonne voluminose. Nell’esposizione alla Fondation Azzedine Alaïa, curata da Olivier Saillard, ogni capo creato dallo stilista tunisino è sempre affiancato da un modello di Dior. Questo allestimento permette di vedere quanto abbia influito il grande couturier parigino sulle collezioni di Alaïa, che si sono poi evolute in uno stile del tutto personale. Impossibile quindi non notare certe passioni comuni, come quelle per ruches e volant, i bustini che esaltano le spalle e il punto vita, la sinuosità delle linee a sirena, panneggi e drappeggi ispirati alle stature greche.

Il dialogo tra Christian Dior e Azzedine Alaïa a Parigi

E ci sono dichiarazioni che testimoniano un percorso comune. Azzedine Alaïa disse: “Volevo diventare uno scultore. Quando ho capito che non sarei stato un buon candidato, ho cambiato attenzione. La scultura mi ha dato una profonda conoscenza dell’anatomia. Quando lavoro su un modello, sembra di maneggiare argilla. Modello, monto, smonto, attacco, ricucio. È attraverso questi infiniti movimenti e prove che probabilmente ho scoperto una parte del mistero dell’alta moda“. Mentre Christian Dior: “Volevo diventare architetto; come couturier, sono obbligato a seguire leggi, principi dell’architettura. Un abito è costruito secondo la grana del tessuto. Questo è il segreto della couture, che dipende dalla prima legge dell’architettura: l’obbedienza alla gravità“.
I due grandi della haute couture sono inoltre uniti da una predilezione condivisa per tessuti e colori raffinati, come l’uso di tutte le sfumature di nero e grigio, che trasformano gli abiti in creazioni senza tempo. “C’è sensualità in un tessuto. Penso che tutti i materiali dovrebbero essere comodi quando sono a contatto con la pelle“, disse sempre Alaïa. “Il tessuto è l’unico veicolo dei nostri sogni. Può essere il punto di partenza per le nostre ispirazioni. Molti abiti nascono solo da lui“, diceva invece Dior. Ancora: “Mi piace il nero, perché per me è un colore molto allegro” è una frase attribuita ad Azzedine Alaïa; “Il colore richiede rinnovamento. Apprezzeremmo il cielo azzurro se fosse sempre blu? Sono le nuvole in continuo movimento a rendere il cielo così bello” viene collegata a Christian Dior.

Maria Cristina Righi

Parigi // fino al 21 giugno
Azzedine Alaïa e Christian Dior, due maestri dell’haute couture
FONDATION AZZEDINE ALAIA
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Parigi // fino al 17 maggio
Collezione Dior di Azzedine Alaïa
GALERIE DIOR
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