Utilizzare i Big Data per valorizzare il settore culturale. A Milano nasce Fondazione Delphos
Nata a gennaio 2026, la nuova realtà si propone come centro di ricerca capace di raccogliere e interpretare i Big Data di musei e istituti culturali, con l’obiettivo di costruire offerte mirate e reti di collaborazione lungimiranti tra enti e imprese. A fondarla è Sergio Bellini, già CEO di MidaTicket: l’intervista
Offrire una lettura scientifica e indipendente dei fenomeni culturali, capace di supportare scelte strategiche su programmazione, politiche di accesso, gestione dei flussi e investimenti. A restituire un quadro veritiero del settore è Fondazione Delphos, un centro di ricerca indipendente che applica un metodo analitico rigoroso all’interpretazione dei Big Data, nata a gennaio 2026 e presieduta da Sergio Bellini.
Volevamo saperne di più e abbiamo deciso di fargli qualche domanda.

Intervista a Sergio Bellini, Presidente di Fondazione Delphos
Quando e perché nasce Fondazione Delphos?
La Fondazione è nata formalmente a gennaio 2026, ma si inserisce nel solco di un progetto avviato un anno e mezzo fa da MidaTicket (il primo software di ticketing in Italia per biglietti emessi nel settore culturale). Nel 2024 abbiamo aggiunto ai nostri clienti anche la biglietteria del Colosseo e, insieme agli enti già gestiti (come la Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, l’Arena di Verona, il Museo Egizio e il circuito del FAI), siamo diventati la prima biglietteria in Italia nel settore cultura — musei, monumenti e mostre temporanee. A quel punto abbiamo deciso di valorizzare il nostro lavoro coinvolgendo Guido Guerzoni, docente dell’Università Bocconi, che ha analizzato i dati in nostro possesso validandone la rappresentatività rispetto al sistema museale italiano.
Ci spieghi meglio…
Nel 2024 avevamo raggiunto oltre 24 milioni di biglietti; nel 2025 abbiamo superato i 30 milioni, fotografando 280 luoghi della cultura diversi per area geografica, dimensione, tipologia e forma di gestione – statale, comunale, privata. La nostra banca dati si configurava dunque come un campione rappresentativo del sistema nazionale e, una volta analizzata, permetteva di estrarre informazioni utili per una lettura ampia e approfondita del settore. La prima evidenza pubblica risale al 5 marzo 2025, quando al Museo Egizio di Torino abbiamo presentato il primo report.
Che riscontro ha avuto il progetto?
Un successo superiore alle aspettative. Dopo alcune riflessioni, abbiamo deciso di fare un passo indietro come azienda e di costituire la Fondazione Delphos, iscritta al Registro del Terzo Settore e prossimamente anche come ente di ricerca.
La decodifica dei Big Data e il loro potenziale nel settore culturale
Cosa si intende per interpretazione dei Big Data nel settore artistico e culturale? E cosa dicono queste cifre?
Dicono molto. Un aspetto per me significativo – e in parte sorprendente – è che in Italia non esiste un’analisi sistemica sui Big Data applicati al sistema museale basata su un campione rappresentativo dal punto di vista statistico. Le banche dati disponibili sono il SISTAN, limitato ai musei statali, e l’ISTAT, che si fonda su questionari inviati agli istituti.
Come ovviare?
Per colmare questo vuoto abbiamo creato l’Osservatorio Big Data e Luoghi della Cultura, un’analisi che offre strumenti informativi basati su dati oggettivi promuovendo un approccio data-driven. La base dati utilizzata è quella di MidaTicket, grazie a cui è possibile raccogliere tutte le informazioni relative alla “vita” del biglietto e del suo acquirente: dal momento dell’acquisto alla visita e, in alcuni casi, anche oltre. Siamo in grado di tracciare dati come giorno e ora di acquisto, canale di vendita, sistema di pagamento, provenienza del visitatore e molte altre variabili. Possiamo poi approfondire ulteriormente, segmentando per nazionalità e analizzando, ad esempio, con quanti giorni di anticipo un visitatore italiano acquista il biglietto rispetto a un francese, un americano o un giapponese. Disporre di queste informazioni consente di costruire politiche di comunicazione, marketing e promozione mirate e consapevoli. Analizzare se stessi è fondamentale, ma il confronto offre una misura ulteriore: ed è un altro elemento che siamo in grado di estrarre dalla banca dati.

Fondazione Delphos: tra Big Data, strategie e progetti futuri
Quali sono oggi gli obiettivi della Fondazione?
Sono molteplici. Anzitutto, la Fondazione intende porsi come strumento a disposizione degli istituti culturali e delle istituzioni con l’obiettivo di aprirsi a una pluralità di settori e ampliare le ricerche alle dinamiche turistiche, all’economia locale, all’innovazione tecnologica e allo sviluppo territoriale. L’analisi dei flussi turistici per nazionalità, ad esempio, consente di pianificare e organizzare l’offerta culturale sulla base di dati scientifici consolidati. Dare forma a un sistema predittivo (insieme di tecnologie, algoritmi e tecniche statistiche basati su dati storici e in tempo reale capaci di prevedere eventi e risultati futuri) che possa aiutare le realtà del settore ad agire in maniera consapevole, giocando d’anticipo, è uno degli obiettivi strategici della Fondazione.
E per quanto riguarda i progetti futuri?
I prossimi passi prevedono il rafforzamento dell’Osservatorio Big Data e Luoghi della Cultura e di tre focus tematici. La ricerca annuale, che presenteremo il 5 e 6 marzo presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, sarà accompagnata dalla pubblicazione di report quadrimestrali. Riteniamo infatti che la tempestività sia cruciale: molte analisi sul settore culturale vengono pubblicate con un ritardo di uno o un anno e mezzo, compromettendone l’efficacia. A fine 2025 abbiamo presentato una ricerca sul fenomeno del no-show, ovvero la mancata presentazione di un visitatore a un museo o a un evento prenotato senza preavviso, analizzandone cause ed effetti sull’indotto. Insieme al nostro comitato scientifico stiamo iniziando a lavorare una nuova ricerca monografica che presenteremo questo autunno.
E per il 2027?
È in lavorazione una nuova ricerca dedicata alla valutazione dell’impatto sociale, con particolare attenzione ai lavoratori del comparto culturale. L’obiettivo è presentarla nella prossima edizione dell’Osservatorio, a inizio 2027.
Valentina Muzi
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