Chiara Camoni in Giappone con Zegna: ecco l’opera che ha creato per il nuovo store del gruppo a Osaka, griffato Peter Marino

Tutto è partito nel 2007 con Michelangelo Pistoletto, scelta in fondo naturale considerata l’affinità intellettuale tra l’artista e il gruppo, accentuata dalla condivisione delle medesime origini. Orgogliosamente aggrappate alla terra del biellese, da cui ha mosso i primi passi anche il marchio Ermenegildo Zegna: che prosegue oggi la propria liaison con il contemporaneo, dando seguito […]

Chiara Camoni per Zegna

Tutto è partito nel 2007 con Michelangelo Pistoletto, scelta in fondo naturale considerata l’affinità intellettuale tra l’artista e il gruppo, accentuata dalla condivisione delle medesime origini. Orgogliosamente aggrappate alla terra del biellese, da cui ha mosso i primi passi anche il marchio Ermenegildo Zegna: che prosegue oggi la propria liaison con il contemporaneo, dando seguito al progetto At in Global Stores. Si arricchisce il catalogo delle opere ad hoc commissionate per entrare nei negozi che Zegna ha ai quattro angoli del globo, seguendo l’esempio della Woollen di Pistoletto – candida mela in lana e acciaio pensata per gli uffici milanesi del gruppo – e dei progetti che negli ultimi anni hanno visto impegnati Mimmo Jodice, Nico Vascellari, Francesco Jodice, Frank Thiel, Peter Dayton, Din Yi ed Emil Lukas. Oggi esposti nei punti vendita di Los Angeles e New York, Milano e Parigi, Hong Kong e Roma, Ginevra e Venezia, Tokyo e Shanghai.
Un catalogo che si arricchisce con la prima donna invitata a partecipare al programma: è Chiara Camoni a interpretare con il proprio stile e secondo il suo linguaggio di riferimento l’anima del brand Zegna, ed entrare in dialogo con gli spazi disegnati per il nuovo negozio di Osaka dall’eccentrico Peter Marino, l’archistar scoperta da Andy Warhol e diventata punto di riferimento per la sfera fashion.
L’esperienza visiva è quella di un panno in lana grezza – un drappo, un sipario, forse un sudario – morbidamente agganciato a una parete come se fosse steso ad asciugare: ma la consistenza tessile propria del wrapping è finemente illusoria, perché tutto si basa su minuscole sculture astratte in argilla, blocchi minimali assemblati tra loro fino a restituire un’immagine al tempo stesso intima e collettiva. L’installazione di Camoni vive così la duplice natura del frammento e dell’insieme, con il tutto ad essere più della somma delle sue parti; a rimandare cioè all’energica matrice di una koiné capace di riunire nella forza della materia e nel riferimento ad un’arte antica e globale come quella della tessitura espressioni di culture distanti tra loro anni luce. Pur senza disperdere la forza dell’individualità.

– Francesco Sala

 

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.