Isis vs. archeologia. La damnatio memoriae come atto terroristico

È ormai un quotidiano piangere sui necrologi dei siti archeologici ridotti in polvere dalla furia distruttiva dell’Islamic State of Iraq and Syria (ISIS). Si piange di rabbia e di paura, perché niente spaventa di più dell’essere privati dell’identità, delle radici, del passato. Qui trovate una mappatura dei siti colpiti e di quelli più a rischio.

Guerriglieri dell'ISIS
Guerriglieri dell'ISIS

ARCHEOLOGIA E DENARO
Vogliono cancellare la storia, i militanti del nuovo Stato Islamico, raschiare via la memoria collettiva, estirpare la cultura madre di quei territori dove si sono annidati. Un barbaro ground zero culturale, quello messo in atto: tutto ciò che risale a prima della nascita dello Stato Islamico e non è conforme alla sua “legge”, non ha il diritto di esistere.
La sistematicità delle operazioni fa rabbrividire: saccheggiano quello che possono rivendere sul mercato nero – pare che questo business costituisca la seconda fonte di reddito per l’ISIS, dopo il petrolio – e distruggono senza pietà il resto. E così negli ultimi mesi sono caduti, uno dopo l’altro, patrimoni archeologici dal valore storico e culturale inestimabile, immenso. Persi. Palazzi e templi che hanno retto al passare del tempo, all’azione erosiva degli elementi naturali, alla guerra civile.

Tal Afar
Tal Afar

DISTRUZIONI IN IRAQ
In Iraq, le aree che sono state prese di mira si trovano tutte a nord del Paese, nel raggio d’azione di Mosul, roccaforte dei miliziani dell’ISIS dal 10 giugno 2014, in quella che un tempo fu terra fertile di cultura e progresso, dove germogliarono la scrittura, l’architettura urbana, la legge, e che oggi, beffardamente, è diventata culla di barbarie e inciviltà.
Ripercorrendo gli ultimi fatti, i primi di gennaio si diffonde la notizia di danni importanti alle mura dell’antica cittadella di Tal Afar, a ovest di Mosul. Il 29 dello stesso mese, il sito di Ninive, a un passo da Mosul, per mano delle forze del Califfato perde il portale di Nergal, antico ingresso alla città, e parte delle mura che ne ricordavano il passato di centro fortificato dell’impero assiro.
Il 5 marzo è il turno di Nimrud, a poco più di 30 kilometri a sud di Mosul, un’altra testimonianza dell’impero assiro danneggiata irrimediabilmente da veicoli pesanti e bulldozer. Perduti i bassorilievi con scene di guerra e di caccia e le sue statue colossali raffiguranti il lamassù, creatura mitologica alata metà uomo e metà leone o toro, di cui sono conservati alcuni esemplari anche (e a questo punto aggiungiamo, per fortuna) a New York e a Londra, rispettivamente al Metropolitan Museum e al British Museum. Recentemente Nimrud era stata segnalata dal governo iracheno per essere inserita nella lista Unesco del patrimonio dell’umanità in virtù del suo valore universale. Non sfugge al fanatismo dell’ISIS Hatra, circa cento chilometri a sud-ovest di Mosul, centro assiro del III secolo a.C. dichiarato patrimonio dell’Unesco con i suoi templi di età ellenistica e romana. E non è finita. È di domenica 8 marzo la notizia ormai confermata, giunta tramite i residenti della zona del villaggio di Khorsabad, della distruzione di parte di Dur Sharrukin, un altro centro assiro del III secolo a.C., venti chilometri a nord-est di Mosul.

Samarra
Samarra

GLI OBIETTIVI SENSIBILI
Quali saranno i prossimi obiettivi e quali sono già sotto il mirino dell’ISIS? Stando alla mappatura del terrore appena tracciata, ad alto rischio gli altri siti dell’Iraq centro-settentrionale, come Samarra, sessanta chilometri a sud di Tikrit, dove l’ISIS resiste con l’occupazione, nonostante i continui invii di forze armate da parte della capitale irachena. O la cittadella di Erbil, perla del Kurdistan iracheno annoverata a giugno nel patrimonio mondiale Unesco. Al momento, sembra non ci sia pericolo per la ziqqurat di Ur o il sito dell’antica Babele, a sud di Baghdad, rispettivamente a 350 e 80 chilometri di distanza dalla capitale, dove il governo locale mantiene ancora un controllo stabile. Si teme invece per la Libia, dove lo Stato Islamico rafforza la propria presenza giorno dopo giorno e che potrebbe portare alla minaccia di siti come l’antica colonia greca di Cirene, a quasi trecento chilometri da Derna, l’avamposto libico del Califfato del terrore.

Cirene
Cirene

LE CONTROMISURE
E mentre si attende che l’Unesco prenda misure effettive, dopo che il direttore generale Irina Bokova ha dichiarato crimini di guerra le distruzioni di cui sopra, si sta cercando di anticipare le mosse e prevenire ulteriori perdite: nel nord della Siria, curatori di musei si stanno adoperando per coprire preziosi mosaici con sigillante e sacchi di sabbia; precauzioni prese anche a Baghdad, nel museo nazionale che ha recentemente riaperto le sue porte, dopo che 12 anni  fa fu saccheggiato di circa 15mila reperti durante la presa della città da parte delle truppe statunitensi. La scelta di riaprire è stata in risposta alla distruzione, ampiamente pubblicizzata sul web, di statue e artefatti custoditi nel museo di Mosul. Un’affermazione coraggiosa di opposizione alla delirante volontà del Califfato di cancellare le tracce millenarie che gli uomini hanno lasciato su quelle terre, perché assecondare il terrore e rinunciare a quel passato significherebbe prima di tutto rinunciare al futuro del Paese.

Marta Pettinau

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Marta Pettinau
Marta Pettinau nasce ad Alghero nel 1984, dove al momento vive e lavora. Ma con la valigia in mano. Laureata a Sassari in Scienze dei Beni Culturali, ha conseguito nel 2011 la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso lo IUAV di Venezia, con una tesi dal titolo “La Biennale Internazionale di Istanbul. Storia, luoghi, esiti di una biennale post-periferica”. Co-curatrice del progetto RI-CREAZIONE per 1:1projects, a Roma, nel 2009; nello stesso ha curato la collettiva Verso Itaca presso Metricubi, a Venezia. Ha collaborato con l’ufficio stampa del Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza. Ora è curatrice indipendente e giornalista freelance.
  • angelov

    L’azione incontrastata di Isis richiama alla memoria quella dei Khmer Rouge i quali, con il pretesto di de-modernizzare e de-capitalizzare il loro paese, hanno creato le condizioni per un massacro di crudeltà inaudite.
    Come loro, hanno delle forti nazioni che coprono loro le spalle, e quando si accaniscono contro la le testimonianze culturali del passato, hanno l’assenso silenzioso di tutti quelli nel mondo che pensano che, in fondo, la Cultura è solo un lusso obsoleto.
    Generati dal sonno della Ragione, questo flagello si esaurirà quando avrà fatto il suo corso, ma trascinando con se anche chi li aveva segretamente sostenuti, poiché le conseguenze delle loro attuali azioni risulteranno irreversibili.
    L’ostentazione ossessiva della loro ferocia, tradisce un disegno che mira a far apparire se stessi come un male assoluto agli occhi del mondo occidentale, e questo, come tutte le cose troppo facili, invita ad andare oltre le apparenze…