Per un’architettura sensibile: intervista a Sarah Robinson

Si è conclusa da poco Pordenone Legge, una delle più grandi feste del libro d’Italia. In occasione abbiamo assistito all’incontro con Sarah Robinson, architetto di San Francisco che ha presentato il suo libro “Nesting (fare il nido): Corpo, Dimora, Mente”. Un testo che parla della ricerca dell’equilibrio fra uomo e ambiente, cercando di proporre un approccio multisensoriale attraverso i recenti studi espressi nel campo delle neuroscienze. Per saperne di più, l’abbiamo intervistata.

Kentfield Residence © Technical Imagery Studios

Cosa vuol dire Nesting?
Prima di tutto vorrei sottolineare quanto siano importanti le metafore nella nostra vita. Lakoff e Johnson, nel loro libro Metaphors we live by, spiegano come gli uomini pensino sotto forma di metafore e storie. E poiché le metafore che scegliamo plasmano il nostro modo di pensare, è importante scegliere quelle aperte, metafore che non siano meccanicistiche. Nesting in inglese indica sia un verbo che una metafora. Tutto il libro si basa sull’idea di “fare il nido” e il mio riferimento principale sono gli studi del filosofo francese Gaston Bachelard, che nel suo The poetics of space  parla in maniera diffusa di questo concetto. Bachelard afferma che il nido ha lo stesso diametro del petto dell’uccello che lo crea, la parte del corpo che egli utilizza per spingere i vari rametti, e quindi infonde nuova vita in questa forma. Si tratta di una grande metafora per l’architettura, e anche se potrebbe sembrare ovvio, in realtà non è così.  Se ci pensiamo bene, tutto in natura riporta al nido.
In questo libro ho scritto anche molto sulla questione del rapporto tra corpo e mente: la nostra mente “ha fatto il nido” nel corpo, per cui queste due entità non possono vivere in modo separato; la diffusione della mente nel nostro corpo è molto più ampia di quanto crediamo.

Immagine sull'incontro - foto Terry Peterle
Immagine sull’incontro – foto Terry Peterle

Quali sono i risultati empirici a cui è arrivata?
Mi occupo prima di tutto di filosofia e la mia pratica professionale in architettura si basa sulla concezione filosofica che ho appreso. Juhani Pallasmaa, architetto e filosofo finlandese, ha affermato quindici anni fa che la nostra cultura è prevalentemente oculocentrica: la maggior parte di ciò che produciamo nel campo del design e della progettazione è incentrato sul senso della vista. Tuttavia, le recenti scoperte scientifiche nel campo della neuroscienza, delle scienze cognitive e nella fisiologia, ci dicono che i nostri sensi sono intrecciati tra di loro, sono inseparabili e questo si vede in tutto ciò che facciamo. Se costruiamo solo secondo la nostra vista finiamo per costruire degli spazi che non vanno bene, che non sono consoni al nostro udito o ai nostri piedi. In questo momento è proprio la scienza a trasmettere dei nuovi segnali alla filosofia: il corpo e la mente sono in unione, e anche l’ambiente è considerato un elemento di unione con i primi due. Non c’è una considerazione separata, come invece avveniva in passato, e questo cambia tutto. Si tratta di uno spostamento fondamentale. Siamo sempre in relazione con il tutto.

Corpo, Dimora, Mente. Come possiamo migliorare le nostre condizioni di vita, per andare verso un armonico benessere?
Spesso non pensiamo a far vivere bene il nostro corpo, e questo a causa di una mentalità ancora molto presente: quella della separazione tra corpo e mente. L’approccio che spiego nel mio libro propone di cambiare tutto – la nostra educazione, la nostra vita – a contatto con gli ambienti che abitiamo. Noi essere umani siamo molto più sensibili di quanto pensiamo, e questa sensibilità non risiede solo nella nostra mente ma anche in altre parti del corpo. Ad esempio consideriamo il piede, che ha 1200 terminazioni nervose in un solo centimetro quadrato. Non possiamo pensare che il nostro cervello sia solo nella nostra testa, ma attraversa tutto il nostro corpo: è presente nei nostri piedi, nelle nostre dita, nei nostri organi.
Sono stata molto entusiasta nell’approfondire questo tipo di approccio, perché la maggior parte delle cose che facciamo e realizziamo sono inconsce. Anche le realizzazioni architettoniche che creiamo sono inconsce, tendiamo a non osservare abbastanza ciò che facciamo, ma la percezione è un atto creativo e deriva dalla nostra partecipazione all’ambiente che ci circonda. Una delle mie prime ricerche mi ha portato a scoprire che in Europa, soprattutto in Italia, l’uso della pietra nella pavimentazione favorisce il mantenimento dell’equilibrio nelle persone in età avanzata. In America questo materiale non è molto presente e molte ricerche hanno confermato che il contatto dei piedi a terra in presenza della pietra restituisca un benessere fisico diverso. In questo caso il corpo parla alla persona. Non è solo un semplice camminare per la strada: si compie un’azione in contatto con il proprio corpo, che registra un certo tipo di risposta.

Kentfield Residence © Technical Imagery Studios
Kentfield Residence © Technical Imagery Studios

Il suo approccio filosofico influenza i suoi progetti architettonici. Può farci degli esempi di come questo accada?
Oltre che sull’architettura e la fisiologia, ho condotto ricerche anche sulla cronobiologia, una branca della biologia che studia i fenomeni periodici della vita e il loro adattamento relativo al ritmo solare o lunare. Ho scoperto che il nostro sistema endocrino ha due stagionalità. Essendo il corpo umano costruito su due sistemi, quello solare o diurno e quello lunare o notturno, le persone che non hanno preso abbastanza sole durante il giorno e prendono invece troppa luce durante la notte, sballano il proprio orologio biologico. Ci sono studi scientifici che confermano come i lavoratori notturni siano più predisposti a contrarre tumori rispetto a chi di notte dorme regolarmente, perché l’orologio del proprio corpo non è sincronizzato con l’orologio che per milioni di anni ha accompagnato la vita dell’uomo. Questo sapere basico è sottovalutato, in campo architettonico e non solo. Come possiamo pensare di realizzare architetture sane se non siamo a conoscenza di questi semplici fondamenti?
Se ad esempio usiamo dei materiali più vicini alla natura, come il rame, possiamo osservare come il suo invecchiamento vada di pari passo al tempo. Segue l’età della nostra vita. In questo modo non nascondiamo il tempo, ma seguiamo il suo il flusso. L’architettura in questo modo può seguire la concezione della vita, e migliorarla.

Quindi i materiali sono molto importanti…
Si, la cosa più semplice è fare attenzione all’uso dei materiali. Il rame è un materiale molto resistente e con il passare del tempo acquista sempre più bellezza. Noi cerchiamo sempre la perfezione, sapendo che non esiste, in questo modo invece celebriamo l’imperfezione. Anche l’uso del legno è ideale. Ma se ad esempio il legno viene verniciato, si vede solo la lucidità, per cui il materiale perde la sua personalità. Anche il legno invecchia nel tempo e acquista un fascino diverso nel corso degli anni; è questo che lo rende unico. La ricerca della perfezione è un circolo vizioso che non porta a nulla se non al malessere negli ambienti in cui viviamo.
Un’altra considerazione che faccio nel mio libro è “la fibra, la struttura è vita”. La pelle di cuoio, ad esempio, invita a una riflessione sulla pelle umana e con il passare degli anni acquista più fascino. Un altro esempio riguarda i pazienti degli ospedali, che tendono a riprendersi meglio durante il ricovero se dalla finestra hanno un panorama verde. Questo migliora il loro stato d’animo, per cui anche il modo in cui affrontano la malattia.

Copertina Nesting - Safarà Editore
Copertina Nesting – Safarà Editore

Cosa pensa dell’architettura italiana? Quanto è presente questo genere di approccio qui da noi?
Penso che l’Italia abbia un’architettura fantastica. Dovreste capitalizzare e proteggere di più ciò che è stato costruito in passato. Mio marito è italiano e da molti anni abito a Pavia, una città medievale. Tutto il tessuto cittadino sembra un grande soggiorno; le persone vivono nella strada e non serve una grande abitazione, poiché la vita è al di fuori delle mura domestiche. In America questa dimensione non esiste, è tutto molto più grande e la vita è vissuta all’interno dell’abitazione. In Italia l’industrializzazione è partita molto prima, e le strade e le vie furono costruite prima dell’introduzione dell’automobile, per cui l’uso è stato pensato per l’individuo, non come in America dove le città sono state progettate per l’uso della macchina. Dopo la Seconda Guerra Mondiale le cose sono molto cambiate in tutto il mondo, ma in questo l’Italia è stata sempre avanti perché ha messo al primo posto la realizzazione dell’architettura a favore dell’uomo e non degli oggetti. È per questo che noi americani amiamo il vostro Paese.

Terry Peterle

Sarah Robinson – Nesting (fare il nido): Corpo, Dimora, Mente
Pagg. 192, € 19.50
ISBN 9788897561194
www.srarchitect.com
www.safaraeditore.com