La collezione Storp a Venezia. Per una storia millenaria del profumo

Prosegue senza sosta il rilancio di Palazzo Mocenigo, ex dimora nobiliare e oggi polo di eccellenza per lo studio della moda e del costume. La mostra “Little Big Things” propone un viaggio seducente a cavallo di una storia antica, quella del profumo. Che trasforma la dialettica tra contenente e contenuto in una miniera di preziose possibilità.

Pomander, argento dorato

Fin dalla sua apertura al pubblico nel 1985, Palazzo Mocenigo, donato al Comune dall’omonima famiglia patrizia quarant’anni prima, si è presentato alla città come museo specializzato nella storia del tessuto e del costume, portando Venezia al centro della propria ricerca. In seguito al profondo restyling ideato dall’architetto e scenografo Pier Luigi Pizzi, il palazzo riapre i battenti nel 2013, aggiungendo un prezioso tassello alla missione che lo anima: includere anche la storia del profumo nel novero dei costumi presi in esame.
Ecco allora che la collaborazione con la famiglia Storp, celebre proprietaria di Drom fragrances, colosso profumiero fondato a Monaco di Baviera nel 1911, e di una delle più cospicue raccolte di flaconi di profumi al mondo, risulta quanto mai naturale. Una selezione degli oltre 3mila contenitori di fragranze posseduti dalla famiglia Storp, e concessi in prestito duraturo al museo, valorizza il percorso permanente dedicato al profumo.
Così nasce Little Big Things, che svela più di duecento pezzi provenienti dalla collezione tedesca, qui esposti per la terza volta in assoluto, su iniziativa dei fratelli Ferdinand e Andreas Storp, oggi alla guida dell’azienda. La proposta degli Storp, accettata da Chiara Squarcina, curatrice del museo, si traduce, sotto la direzione scientifica di Gabriella Belli, in una mostra raffinata, attenta al valore storico-artistico del flacone, testimone concreto di un “accessorio invisibile, qual è il profumo” che “si interfaccia con la moda, la cultura, l’evoluzione estetica del gusto nonché il culto religioso”, come sottolinea Squarcina.

Bottiglia per acqua di Colonia
Bottiglia per acqua di Colonia

Il taglio tematico dato alla mostra lega le vicende del profumo, e dei suoi flaconi, a quattro aspetti universali: il divino, l’amore, la protezione e l’identità. Punti cardinali di un excursus storico millenario, i temi scelti accompagnano lo sguardo attraverso le evoluzioni di un oggetto, “l’involucro” del profumo, spesso sottovalutato, in un rimando sottile tra forma e sostanza. I Recipienti per oli profumati in argilla, risalenti al III-II secolo a. C., attestano il radicamento del divino e della mitologia, dall’antichità in avanti, in un ambito comune all’umanità, la cura di sé. Piccole meraviglie archeologiche, risalenti all’Impero romano o provenienti dalla Persia e dalla Siria, segnano il legame inscindibile tra fragranza e religione, mescolandosi spesso al bisogno di scongiurare la negatività e trasformando il flacone di essenza in un talismano apotropaico. Dal Medioevo in poi è il cristianesimo a consacrare il profumo come elisir medicinale contro le dilaganti epidemie, rendendo necessaria l’ideazione di flaconi addirittura indossabili. Lo splendido Pomander d’argento dorato, piccolo globo diviso in spicchi con incisi i nomi delle essenze contenute in essi, e quello Memento mori, pendaglioargentato a forma di teschio, estrinsecanole due funzioni richieste al contenitore delle essenze “taumaturgiche”. Essere un monile di mirabile bellezza, da portare sempre con sé, ma anche un monito alla fugacità della vita, volatile come un profumo.

Recipiente per oli profumati
Recipiente per oli profumati

Con l’avanzare della storia, il flacone accoglie nuove funzioni, compresa quella di complice nel gioco della seduzione, assumendo le sembianze più adatte ai soggetti che ne fanno uso, dall’aristocrazia alla borghesia. Le essenze e i flaconi diventano elementi manipolabili per creare da soli la propria fragranza, custoditi in scrigni minuscoli, come la Scatolina smaltata del Settecento francese. Sono gli anni in cui il profumo si tramuta in un potente alleato nella definizione dell’identità individuale. Una sorta di strumento distintivo, che la moda non si attarda ad assoldare. Paul Poiret, primo stilista ad introdurre un profumo nella sua collezione, inaugura, agli inizi del Novecento, un filone tuttora seguito dalle maison contemporanee. I profumi-gioiello ideati nel secolo scorso da Chanel, Dior, Cartier, Balenciaga, Bulgari, oggi emblemi di status sociale, occhieggiano dalle teche di Palazzo Mocenigo, condensando in un unicum le funzioni richieste dalla storia.
La sezione dedicata a Elsa Schiaparelli e alle sue creazioni è leggibile come un esempio concreto delle prodigiose qualità attribuite al profumo. Ispirata da Poiret, la Schiaparelli riesce a sublimare la propria dolorosa esperienza di vita attraverso l’impalpabilità di un profumo e la concretezza del suo flacone, il famoso Shocking Pink degli Anni Trenta, divenuto oggetto di culto.
Un’illuminazione astuta, capace di valorizzare le peculiarità materiche dei flaconi, e i minuziosi intagli di carta in bianco e nero, veri e propri pezzi d’arte che esaltano il display degli oggetti in mostra, completano l’efficacia di un allestimento che ben combina leggerezza e consistenza, glamour e uso, per documentare le tracce reali lasciate dalla storia.

Arianna Testino

Venezia // fino al 6 gennaio 2015
Little Big Things. Capolavori dalla Collezione Storp
a cura di Chiara Squarcina
Palazzo Mocenigo
Santa Croce 1992
041 721798
[email protected]
www.mocenigo.visitmuve.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/37304/little-big-things/