Legge del 2%: un libro e un sito web sull’arte pubblica in Italia. Ecco 11 interventi

Palazzo di Giustizia di Venezia con Botto e Bruno e quello di Pescara con Cucchi, Spalletti e Pistoletto. Sono esempi di arte pubblica realizzata negli ultimi 20 anni in Italia grazie alla legge del 2%. Un libro e un sito web a cura di DGAAP le censiscono

Michelangelo Pistoletto, L’universo speculare, 2004. Palazzo di Giustizia, Pescara. Foto Giovanni Tavano
Michelangelo Pistoletto, L’universo speculare, 2004. Palazzo di Giustizia, Pescara. Foto Giovanni Tavano

Nel 1949 – in piena ricostruzione post-bellica – viene emanata la Legge 717/49 (meglio conosciuta come “Legge del 2%”) che imponeva alle Amministrazioni (Stato, Regioni e, in generale, tutti gli Enti pubblici) di destinare una percentuale dell’importo dei lavori, massimo il due per cento, per opere d’arte da collocare nel nuovo edificio. Questo ha condotto, negli anni, alla realizzazione di opere d’arte pubblica collocate in diversi contesti della vita sociale e collettiva: scuole, tribunali, carceri, università, musei. Tra i suoi compiti istituzionali, la Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (DGAAP) ha proprio quello di ‘vigilare’ sull’applicazione di questa legge, sia per promuoverne e facilitarne l’attuazione che per qualificare gli interventi che raccoglie dal 2015 su una piattaforma web per l’identificazione di tutte le opere pubbliche realizzate a partire dal 1949 sul territorio nazionale, grazie appunto alla legge del 2%. Ora la storia di questa norma, indagata nei suoi aspetti giuridici e storico-artistici, è raccontata nel volume in uscita 2% / 717 / 1949. La legge del 2% e l’arte negli spazi pubblici, pubblicato da CURA.BOOKS e curato dalla DGAAP. Il tutto attraverso il contributo dei saggi di diversi autori come Maria Grazia Messina (Lo stile 2%), Alessandra Donati (Percento per l’arte: evoluzione della disciplina in Europa e nel mondo) e Fabio De Chirico (Un nuovo ruolo per l’arte pubblica. Le linee guida della legge del 2%), e un ricco apparato di schede critiche e materiali iconografici. Il volume si conclude con una serie di schede dettagliate relative ad alcune delle opere più significative realizzate negli ultimi due decenni da artisti sia affermati sia appartenenti alle più giovani generazioni: Davide Rivalta, Enzo Cucchi, Michelangelo Pistoletto, Ettore Spalletti, Massimo Grimaldi, Maurizio Mochetti, Perino & Vele, Arthur Duff, Nathalie Junod Ponsard, Bianco-Valente, Botto e Bruno. Eccole nel dettaglio.

– Claudia Giraud

http://www.aap.beniculturali.it/2percento/
http://curamagazine.com/shop/duepercento/

1. BIANCO-VALENTE A PARCO DI VILLA MASCOLO, PORTICI

Bianco Valente, Frequenza fondamentale, 2012. Villa Mascolo, Portici. Courtesy gli artisti

Nel 2009 il Comune di Portici ha applicato la ‘legge del due per cento’ attraverso un grande concorso per l’ideazione di sei opere da allestire in diversi luoghi pubblici del paese campano soggetti a interventi di restauro e di riqualificazione urbana. L’opera Frequenza fondamentale di Bianco-Valente (Giovanna Bianco, Latronico, 1962; Pino Valente, Napoli 1967), composta da una scultura e da un’installazione sonora, è stata selezionata per il parco di Villa Mascolo, dimora vesuviana del Settecento che il Comune di Portici ha restaurato con l’intento di adibirla a Museo Multimediale. La struttura in metallo e l’intreccio di cavi luminosi della scultura rappresentano una rete relazionale orientata verso il cratere del Vesuvio, il vulcano attivo che sovrasta il parco e la cittadina di Portici. L’installazione sonora, diffusa nell’intera area verde, è modulata utilizzando i dati relativi alle micro-variazioni di stato del vulcano, “quasi come se si stesse ascoltando il suo ‘respiro’ in tempo reale” (Bianco-Valente).

Bianco-Valente, Frequenza fondamentale, 2010
Parco di Villa Mascolo, Via Scalea 32, Portici (Napoli)

2. BOTTO E BRUNO ALLA CITTADELLA DELLA GIUSTIZIA, VENEZIA

Botto e Bruno, La città possibile, 2015. Cittadella della Giustizia, Venezia. Courtesy gli artisti

L’intervento architettonico della nuova Cittadella di Giustizia di Venezia, realizzato attraverso il recupero del Tabacchificio con l’aggiunta di nuovi volumi, ha applicato la ‘legge del due per cento’ per promuovere la creazione di un’opera d’arte nello spazio della grande sala d’ingresso. La commissione giudicatrice ha premiato il duo artistico Botto e Bruno (Gianfranco Botto, Torino, 1963; Roberta Bruno, Torino, 1966) con il progetto La città possibile. L’opera nasce dalla riflessione degli artisti su una nuova concezione di città-natura e consiste in un grande wallpaper di circa diciotto metri di lunghezza, realizzato affiancando manualmente fotografie di edifici moderni ad altre in cui la vegetazione sembra prendere il sopravvento sull’urbanizzazione selvaggia. Botto e Bruno ricreano così, lungo le pareti della hall, un nuovo paesaggio dominato da diverse sfumature di verde brillante su cui si stagliano una serie di figure in sintonia e in dialogo con la natura che li circonda.

Botto e Bruno, La città possibile, 2015
Cittadella della Giustizia, Santa Croce 430 (Piazzale Roma), Venezia

3. NATHALIE JUNOD PONSARD AL MACRO, ROMA

Nathalie Junod Ponsard, Orizzonte Galleggiante, 2011. MACRO, Roma. Courtesy l’artista

ll concorso internazionale MACRO 2%, bandito nel 2010 applicando la legge 717/1949, ha promosso la realizzazione di due opere permanenti per la nuova ala del museo progettata da Odile Decq. Su indicazione dell’architetto francese, il bando ha richiesto che gli interventi proposti fossero destinati a due zone di passaggio della nuova area espositiva e che avessero come tema la luce. L’opera Orizzonte Galleggiante di Nathalie Junod Ponsard (Compiègne, 1961) è stata selezionata per il vano scale che collega direttamente lo spazio esterno del nuovo MACRO alla grande terrazza. L’artista ha creato un orizzonte luminoso composto da led colorati che accompagna simbolicamente i visitatori attraverso l’architettura, trasformando questo ambiente di passaggio in un percorso dalla cromia intensa e variabile. La luce che colora le grandi pareti bianche della scalinata aumenta d’intensità con il reale calare del sole, con tonalità che vanno dal rosso al ciano, dall’arancione al blu indaco e dal giallo al blu scuro.

Nathalie Junod Ponsard, Orizzonte Galleggiante, 2011
MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma (sede di via Nizza 138), Roma

4. ARTHUR DUFF AL MACRO, ROMA

Arthur Duff, Rope, 2011. MACRO, Roma. Foto Davide Franceschini. Courtesy l’artista

L’altra opera permanente realizzata per la nuova ala del museo progettata da Odile Decq è Rope di Arthur Duff (Wiesbaden, 1973). Si tratta di un’installazione a neon di colore rosso situata nei vani antincendio del parcheggio, che si completa con una proiezione laser visibile sul fondo degli ascensori vetrati quando questi sono in movimento. Il progetto mette in comunicazione diversi livelli del museo coinvolgendo i visitatori in un’azione continua e dinamica. Le scritte a neon, tratte dalla sceneggiatura del film Rope (Nodo alla gola) di Alfred Hitchcock, anticipano ed esplicitano la continuità percettiva e la dialettica tra osservatore e osservato alla base dell’opera e della sua fruizione.

Arthur Duff, Rope, 2011
MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma (sede di via Nizza 138), Roma

5. MASSIMO GRIMALDI AL MAXXI, ROMA

Massimo Grimaldi, EMERGENCY’s Paediatric Centre in Port Sudan Supported by MAXXI, 2010 2016. Foto Massimo Grimaldi. Courtesy l’artista, MAXXI

Nel 2008 il concorso internazionale MAXXIduepercento ha applicato con successo la legge 717/1949 promuovendo la realizzazione di due opere d’arte nell’atrio interno e negli spazi esterni del museo progettato da Zaha Hadid. Per l’area all’aperto è stato selezionato il progetto EMERGENCY’s Paediatric Centre in Port Sudan Supported by MAXXI di Massimo Grimaldi (Taranto, 1974), che ha previsto la realizzazione di un centro pediatrico di Emergency a Port Sudan utilizzando i fondi messi a disposizione dal concorso. Le varie fasi di costruzione e del funzionamento della struttura ospedaliera sono documentate da uno slideshow di fotografie proiettato su una parete esterna del museo. La giuria ha apprezzato “l’originalità dell’idea che produce un’opera d’arte fotografica attraverso la realizzazione di un progetto che ha anche un elevato contenuto sociale ed etico”. L’opera è stata inaugurata nel 2010 in occasione dell’apertura del MAXXI e fa parte della collezione permanente del museo.

Massimo Grimaldi, EMERGENCY’s Paediatric Centre in Port Sudan Supported by MAXXI, 2010
MAXXI – Museo nazionale delle Arti del XXI secolo, Via Guido Reni 4a, Roma

6. MAURIZIO MOCHETTI AL MAXXI, ROMA

Maurizio Mochetti, Linee rette di luce nell’iperspazio curvilineo, 2010. MAXXI, Roma. Foto Patrizia Tocci. Courtesy MAXXI

L’altra opera permanente realizzata al MAXXI è l’installazione Linee rette di luce nell’iperspazio curvilineo, posizionata nel grande ambiente d’ingresso del museo. L’opera si compone di quattro lunghi tubi in alluminio verniciati di rosso, sospesi secondo differenti posizioni con tiranti di acciaio alla copertura dell’edificio. Ciascun elemento contiene al suo interno un complesso dispositivo che proietta due fasci luminosi di colore rosso direttamente sulle superfici dell’architettura, lasciando un segno che si plasma su di esse e creando così una nuova percezione dello spazio espositivo. L’opera è stata inaugurata nel 2010 in occasione dell’apertura del MAXXI e fa parte della collezione permanente del museo.

Maurizio Mochetti, Linee rette di luce nell’iperspazio curvilineo, 2010
MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo, Via Guido Reni 4a, 00196 Roma

7. PERINO & VELE ALL’EX MACELLO COMUNALE, PORTICI

Perino & Vele, che Macello!!, 2010. Ex Macello Comunale, Portici. Courtesy gli artisti

Nel 2009 il Comune di Portici ha applicato la ‘legge del due per cento’ con un grande concorso per l’ideazione di sei opere da allestire in diversi luoghi pubblici soggetti a interventi di restauro e di riqualificazione urbana. L’opera che Macello!! ideata da Perino & Vele (Emiliano Perino, New York, 1973; Luca Vele, Rotondi, 1975) per la sistemazione a verde dell’area Ex Montecatini, consiste in una scultura in ferro zincato dalle grandi dimensioni simile a un edificio industriale in costruzione o un relitto, che trae ispirazione dall’area individuata dal concorso, limitrofa al porto marittimo. La rigidità e l’imponenza della struttura è ‘ammorbidita’ dalla presenza di grandi coperte trapuntate in cartapesta (motivo ricorrente nella ricerca degli artisti campani), che sembrano modellate dalle correnti del mare. Il titolo dell’opera è un’ironica allusione al sito d’intervento, caratterizzato dalla forte presenza dell’Ex Macello Comunale.

Perino & Vele, che Macello!!, 2010
Ex Macello Comunale, Via Vecchio Macello (porto del Granatello), Portici (Napoli)

8. DAVIDE RIVALTA A PALAZZO DI GIUSTIZIA, RAVENNA

Davide Rivalta, Gorilla, 2002. Palazzo di Giustizia, Ravenna. Foto Davide Rivalta

Il concorso per l’inserimento di un’opera d’arte all’interno del nuovo Palazzo di Giustizia di Ravenna, in applicazione della ‘legge del due per cento’, ha selezionato come vincitore il progetto di Davide Rivalta (Bologna, 1974). Al centro del grande cortile del Tribunale, l’artista ha installato sei gorilla in bronzo a dimensione naturale, dalle superfici mosse e scabre, che con la loro forte presenza fisica infondono un’energia primordiale a questo luogo di passaggio: “Ho voluto dare una forma ai sentimenti intensi, talvolta brutali, che vivono in chi attraversa il tribunale” (D. Rivalta). La vittoria di questa importante commissione segna l’inizio dell’evoluzione artistica di Rivalta, in cui ricorrerà il motivo degli animali espresso attraverso i linguaggi della scultura, del disegno e della pittura. A questo primo intervento pubblico, seguiranno altri due lavori permanenti realizzati dall’artista, sempre grazie alla legge 717/1949, presso il Centro Natatorio di Trieste e l’Autorità Portuale di Ravenna.

Davide Rivalta, Gorilla, 2002
Palazzo di Giustizia, Ravenna

9. ETTORE SPALLETTI A PALAZZO DI GIUSTIZIA, PESCARA

Ettore Spalletti, Fontana, 2004. Palazzo di Giustizia, Pescara. Foto Giovanni Tavano

Il concorso per la scelta di ulteriori tre opere d’arte da realizzare all’interno del nuovo Palazzo di Giustizia di Pescara, in applicazione della ‘legge del due per cento’, ha premiato i progetti di tre grandi artisti italiani di fama internazionale: Ettore Spalletti, Enzo Cucchi e Michelangelo Pistoletto. Ettore Spalletti (Cappelle sul Tavo, 1940) si è confrontato con la piazza d’ingresso al Tribunale, per la quale ha progettato una fontana in granito Nero Zimbabwe adagiata sul suolo. Al centro dell’opera è collocata una forma geometrica azzurra da cui fuoriesce un sottile filo d’acqua che riempie l’intera vasca ellittica. Un’ulteriore forma geometrica, dalle dimensioni più contenute e in quarzo bianco, si staglia al centro della fontana illuminandosi al calare del sole: “Lo specchio d’acqua è lì a ricordarci la luce della città, scandisce le ore attraverso la riflessione dandoci immagini e colori diversi nelle diverse ore del giorno” (E. Spalletti).

Ettore Spalletti, Fontana, 2004
Palazzo di Giustizia, Via Antonio Lo Fedo 1, Pescara

10. MICHELANGELO PISTOLETTO A PALAZZO DI GIUSTIZIA, PESCARA

Michelangelo Pistoletto, L’universo speculare, 2004. Palazzo di Giustizia, Pescara. Foto Giovanni Tavano

L’Universo speculare è il titolo dell’installazione luminosa di grandi dimensioni allestita da Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) nella galleria coperta di attraversamento del Tribunale. L’opera si snoda in un percorso di circa ottanta metri ed è composta da una sequenza di quattordici cerchi in alluminio, sospesi alla copertura, che si susseguono creando un intenso gioco di luci attraverso i loro ‘raggi’ di neon rossi e verdi. Le ampie vetrate dell’edificio riflettono e moltiplicano la progressione di luci e colori generata dall’installazione, amplificando come in un gioco di specchi le relazioni tra l’opera d’arte e l’architettura.

Michelangelo Pistoletto, L’universo speculare, 2004
Palazzo di Giustizia, Via Antonio Lo Fedo 1, Pescara

11. ENZO CUCCHI A PALAZZO DI GIUSTIZIA, PESCARA

Enzo Cucchi, Mosaico, 2004. Palazzo di Giustizia, Pescara. Foto Giovanni Tavano

La proposta di Enzo Cucchi (Morro d’Alba, 1949) per la Sala Convegni o delle ‘Grandi Udienze’ interpreta il rapporto tra la luce e la spazialità dell’aula circolare attraverso un mosaico di grandi dimensioni, le cui tessere in marmo sono state rotte e modellate a mano per creare una superficie intensa e vibrante. Il mosaico, che si staglia su un setto avanzato rispetto al fondale curvilineo dell’aula, è dominato da una figura sospesa sul ramo di un grande albero privo di foglie: una rappresentazione dal forte impatto emotivo che assume i contorni di una metafora visiva sulla condizione umana.

Enzo Cucchi, Mosaico, 2004
Palazzo di Giustizia, Via Antonio Lo Fedo 1, Pescara

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Claudia Giraud
Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate multimediali e cartacee di settore. Dal 2011 fa parte dello Staff di Direzione di Artribune (www.artribune.com ), è responsabile dell'area Musica e cura, per il magazine cartaceo, la rubrica musicale "Art Music". E’ stata Caporedattore Eventi presso Exibart (www.exibart.com). Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione (Ufficio stampa "Castello di Rivoli", "Palazzo Bricherasio", "Emanuela Bernascone") ed in particolare ha lavorato come addetto stampa presso la società di consulenza per l'arte contemporanea "Cantiere48" di Torino. Ha svolto attività di redazione quali coordinamento editoriale, realizzazione e relativa impaginazione degli articoli per l’agenzia di stampa specializzata in italiani all’estero “News Italia Press” di Torino. Ha scritto articoli e approfondimenti per diverse testate specializzate e non (SkyArte, Gambero Rosso, Art Weekly Report e Art Report di Monte dei Paschi di Siena, Exibart, Teknemedia, Graphicus, Espoarte, Corriere dell’Arte, La Piazza, Pagina).