Il grande artista Joseph Kosuth omaggia Ovidio su uno storico palazzo di Lecce

La dimora storica di Palazzo Luce a Lecce ospita le installazioni luminose del grande artista statunitense Joseph Kosuth che, nella sua ricerca sul linguaggio, ha da sempre identificato l’arte con l’idea, concependola come prosecuzione della filosofia

La speculazione filosofica sul linguaggio, divenuto campo d’indagine fondamentale dopo la “morte” della metafisica. L’arte intesa come prosecuzione della filosofia tradizionale attraverso l’indagine critica sulla sua stessa essenza. L’opera d’arte concepita come proposizione analitica o tautologia che si autolegittima. Sono queste alcune direttrici fondamentali del pensiero di Joseph Kosuth, (Toledo, Ohio, 1945), padre dell’arte concettuale e pioniere dell’arte pubblica.

Joseph Kosuth, Maxima Proposito (Ovidio), installation view a Palazzo Luce, Lecce
Joseph Kosuth, Maxima Proposito (Ovidio), installation view a Palazzo Luce, Lecce

L’installazione di Joseph Kosuth a Lecce

L’artista – entrato già a 20 anni nell’immaginario collettivo con la celebre opera-manifesto One and three chairs che, contro ogni formalismo o concessione all’estetica, identificava l’arte con l’idea, soprattutto nell’era della riproducibilità tecnica (ora anche digitale) – ha recentemente presentato a Lecce, nella dimora storica di Palazzo Luce, le sue installazioni luminose tratte dalla serie Maxima Proposito (Ovidio). Le opere corrispondono a delle scritte in neon rosso installate sulle mura della corte interna del palazzo leccese, in alto. Sono sei versi in latino con il loro corrispettivo in inglese, tratti dai capolavori letterari di Ovidio, il sommo poeta dell’età augustea, dalle Metamorfosi alle Heroides e Amores.

I versi di Ovidio scelti da Joseph Kosuth per Palazzo Luce

Tra i frammenti spicca il noto verso, pulsante nel suo neon rosso, “Omnia Mutantur, nihil interit”, ovvero “Tutto muta, nulla perisce”. Ovidio, nelle Metamorfosi lo attribuisce a Pitagora che, nel suo discorso, spiega la sua dottrina della metempsicosi. Colpisce anche la frase “Quod cupio mecum est”, o “Ciò che desidero è con me”, fatto pronunciare dal poeta a Narciso per esprimere il cortocircuito dell’amore per se stesso. Così come il verso “Tempora sic fugiunt pariter pariterque sequuntur et nova sunt semper”, o “Così i momenti fuggono e nello stesso modo si susseguono, e sono sempre nuovi”,che decanta il flusso inarrestabile ed eterno del tempo, composto da istanti che vengono continuamente sostituiti da altri. Non è un caso che Kosuth abbia scelto tematiche sulla fugacità del tempo e dell’amore. Il principio del “tutto si trasforma nulla si distrugge”, formulato dai presocratici, si ricollega al concetto di senso non univoco ma in continuo mutamento espresso nella teoria della decostruzione di Derrida, dal quale Kosuth assume l’eredità filosofica. L’artista riflette anche sulla filosofia del linguaggio del secondo Wittgenstein, che identifica il vero significato della parola con l’uso che se ne fa in un determinato contesto. E identifica, come radice dell’arte concettuale, il Dadaismo e la rivoluzione di Duchamp, lasciando al fruitore un’ampia libertà interpretativa.

L’installazione di Joseph Kosuth a Palazzo Luce a Lecce

L’installazione leccese di Kosuth, in realtà, era già stata esposta nel 2017 alla Galleria Vistamare di Pescara e Milano, ma a Lecce assume una nuova valenza per il suo dialogo con le radici identitarie romane dell’antica città messapica, allora chiamata Lupiae, che si intreccia con l’architettura di Palazzo Luce, dimora del XIV Secolo che la collezionista Anna Maria Enselmi ha da tempo trasformato in casa-museo.

Cecilia Pavone

Lecce
Joseph Kosuth. Maxima Proposito (Ovidio)
PALAZZO LUCE – Via del Palazzo dei Conti di Lecce 4, Lecce
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Cecilia Pavone

Cecilia Pavone

Cecilia Pavone, storica e critica d’arte, curatrice indipendente, giornalista professionista, è nata a Taranto ed è laureata in Filosofia all’Università degli Studi di Bari. La sua ricerca verte sulla fenomenologia artistica contemporanea e sulla filosofia dell’arte. Scrive su riviste specializzate…

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