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I filantropi? Sono donne

Altro che quote rosa. Se parliamo di filantropia le donne la sanno lunghissima. Prima di una serie di analisi su un fenomeno che sta modificando la progettualità in ambito sociale e culturale. E che ha visto emergere prepotentemente la figura della “filantropa” come protagonista indiscussa dell'impegno a beneficio collettivo.


Filantropia femminile – photo Mike Orlov from www.shutterstock.com

La crisi globale ha messo in discussione molte delle certezze, in termini di raccolta fondi e sviluppo di progetti con finalità culturali e sociali. L’opinione comune è ormai concorde su quello che di fatto  ormai è diventato un leitmotiv: il settore pubblico ha perso la centralità che gli spettava, mentre all’orizzonte sono apparsi nuovi protagonisti, i filantropi.
Ma che cosa significa esattamente filantropia? Non soltanto elargire denaro, ma avere il coraggio di farsi personalmente carico di un progetto, non solo per quanto riguarda il suo finanziamento, ma soprattutto in un’ottica di vero spirito imprenditoriale, nella ricerca di modelli sostenibili per la soluzione dei problemi, nell’entusiasmo per una causa e nel convincimento che in una situazione come quella attuale i filantropi possano fornire impulsi preziosi per la risoluzione di problemi.
Il fenomeno è affascinante e complesso e nell’ultimo decennio è in crescita il numero delle donne che mostrano uno spiccato interesse e una notevole sensibilità nello sviluppo di progetti sociali e culturali innovativi. Quelli che inizialmente si proponevano come episodi e best practices hanno portato a un effetto a cascata, a una sensibilizzazione progressiva e a un numero sempre più importante e illustre di mecenati desiderose di avere un ruolo determinante e positivo nella società. Negli ultimi anni, infatti, sono sorte numerose nuove fondazioni istituite da donne. La loro provenienza è estremamente variabile: imprenditrici, scrittrici, giudici, casalinghe, tutte unite dalla decisa volontà di essere una forza propulsiva dei grandi mutamenti sociali in atto.

Joschka Fischer

In occasione di una conferenza tenutasi l’anno scorso a Zurigo, l’ex ministro degli esteri tedesco Joschka Fischer ha dichiarato che “la profonda crisi in corso rappresenta un’opportunità per tutti coloro che siano in grado di ‘cavalcare l’onda del cambiamento’. Proprio per questo la filantropia femminile non è soltanto pienamente cosciente della crisi ma dispone, in un momento come quello attuale, di nuove possibilità per influire sul tessuto sociale attraverso trasformazioni strutturali. Negli Stati Uniti la filantropia femminile gode di un vasto riconoscimento, tanto che esistono istituti universitari appositamente dedicati solo a questa materia. Il Women’s Philanthropy Institute dell’Università dell’Indiana, ad esempio, ha conquistato fama e reputazione internazionale grazie a studi, pubblicazioni e programmi all’avanguardia. In Germania, nel 2001, nove filantrope si sono unite per fondare filia. die frauenstiftung, adottando il modello progressivo della fondazione collettiva, che incentiva la partecipazione.
Nel mese di aprile 2012 risultavano già coinvolte 58 fondatrici e numerose donatrici pronte a sostenere progetti femminili in tutto il mondo. Fin dalla sua istituzione, filia è anche membro dell’INWF – International Network of Womens Funds. La commissione e gli uffici della fondazione lavorano con entusiasmo e con grande energia per trasformare le condizioni sociali delle donne e delle ragazze di tutto il mondo. “Change, not charity: trasformate il vostro denaro in un mezzo per rafforzare le donne e cambiare il mondo in positivo, nell’interesse delle donne e delle ragazze”: questo è il motto della fondazione.
E in Italia? Anch’essa ha una forza propulsiva non indifferente in tal senso. E i casi non mancano. Per citarne due, Diana Bracco, con l’impegno di Fondazione Bracco che ha assunto un ruolo  da protagonista nel sostegno della ricerca e dello sviluppo culturale e sociale, e Maria Vittoria Rava, con il lavoro che, per tacere di tutto il resto, ha svolto nell’Emilia terremotata. Sarebbe dunque sbagliato pensare che queste mecenati abbiano a cuore solo temi femminili. Spesso, come dimostrano questi esempi, nutrono un forte interesse per tutte le cosiddette tematiche difficili (integrazione, disoccupazione, dialogo multiculturale). Le donne rappresentano così una forza motrice significativa di rinnovamento, che investe ampi settori della società e si rispecchia anche nell’attività delle fondazioni o dei soggetti che promuovono.

Miuccia Prada

Se parliamo di arte contemporanea, solo in Italia possiamo vantare esempi illustri di mecenati che ricoprono un ruolo fondamentale nella promozione dell’arte: Nicoletta Fiorucci con il suo Fiorucci Art Trust, Giovanna Furlanetto con la Fondazione Furla, Miuccia Prada con la Fondazione Prada, Rebecca Russo con il suo Centro Videoinsight, Patrizia Sandretto con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Beatrice Trussardi con la Fondazione Trussardi, Anna Zegna con il sogno di una moda sostenibile… L’elenco sarebbe lunghissimo, infinito, se non ci limitassimo in queste poche righe all’Italia e se guardassimo, inoltre, oltre i confini europei o statunitensi. A volte le donne sono chiamate ad armarsi di enorme coraggio per diventare creative e realizzare cambiamenti. Ma a quel punto il loro impegno diventa così deciso che non si rendono neppure più conto di quanto coraggio stiano dimostrando.
Anche gli esempi citati, del resto, confermano soprattutto un aspetto: le donne che sono riuscite a prendere in mano la propria vita e le proprie finanze diventano coraggiose già soltanto in virtù di questa acquisizione. E un Paese ha bisogno di donne coraggiose, anche e soprattutto quando si tratta di sostenere cause di carattere socio-politico. 

Elisa Bortoluzzi Dubach e Santa Nastro

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  • http://whlr.blogspot.com/ whitehouse

    nei corsi e ai workshop per il pubblico a cui contribuisco in italia l’80% sono donne.

  • un critico italiano

    La Sandretto una mecenate? Mah……

  • lorella marcantoni

    .
    ho apprezzato e (come sarebbe possibile il contrario?) condiviso il vs articolo. Sono dell’opinione che le donne hanno innata la generosita’ in senso pieno del termine. Quando questa poi si fonde con il sentimento di responsabilita’ sociale non esiste forza e determinazione maggiore.

  • Laura Garofolo

    Il coraggio e “la faccia”: queste le parole che raccolgono il senso pieno e profondo della natura femminile.
    Sensibilità, cura, pietas, queste le caratteristiche tradizionalmente attribuite alla donna, generosamente prestata alla famiglia e all’assistenza verso gli altri.
    Per la donna trovare spazio non è mai stato facile, storicamente. Allora ha affinato lo sguardo, ha acuito l’attenzione, si è armata di pazienza, di coraggio, rischiando in prima persona e mettendosi in gioco. Ha faticosamente e caparbiamente aperto varchi, ed è lì che ha fatto la differenza.
    Per questo non sorprende l’analisi del vs articolo , ma fa ben sperare.

  • Valeria Villa

    A Firenze in occasione del 50esimo di fondazione del Soroptimist international, ho ascoltato le illuminanti parole della filosofa Vilma Baricalla che sosteneva che questo momento storico di crisi di alcuni valori , rappresenta la nostra vera grande occasione.
    Ha presentato il tema della “filosofia della cura” , sostenendo che qs teoria che affonda le proprie radici nelle culture ancestrali, e’ un sentire al ” femminile” , insito nella natura umana della donna ma che , con largo sentire, diviene modello per ogni genere.
    Filantropo e’ colui che sa prendersi cura dei bisogni essenziali del prossimo, di colui che condivide lo stesso pianeta, di colui che e’ debole, bisognoso,fragile…e chi, piu’di una donna , saprebbe farlo in modo naturale?
    Condivido cara dott. Dubach la sua opinione e suggerisco alle amiche filantrope di unire le proprie risorse , le proprie competenze e sensibilità a favore della diffusione della cultura della ” cura” per prendersi cura in modo circolare e non piu’verticalistico, del mondo in cui viviamo,: dell’aria e dell’acqua che ci nutrono, del nostro prossimo,dei nostri simili,di tutti gli esseri viventi con cui condividiamo la nostra esperienza …..ma non dimentichiamo che la donna puo’ e deve essere d’esempio per una comunione con l’uomo col quale la condivisione diviene preziosa esperienza di crescita e progresso.

  • luca monti

    Un articolo interessante. Sembra che per rispondere alle emergenze di questa crisi economica dobbiamo rivolgerci all’energia femminile, una energia di cura e di rispetto, di attenzione ai processi, che si ossupa di solidarietà e di sociale. Dobbiamo ritronare verso una dimensione ‘essenziale’ dove da consumatori, da ‘guerrieri’, torniamo verso l’idea di una comunità partecipata.
    Mi viene alla mente un’immagine di quando ero bambino, nel mio paese in piemonte, esisteva una piccola sartoria gestita da signore molto brillanti, dove era possibile confezionare un abito su misura di altissima qualità o un vestito di uso comune, ma la cosa più importante però era che si trovava nei lunghi pomeriggi su quelle piccole poltroncine rosse anche qualcuno con cui parlare un po’, condividere e raccontarsi…

  • Simona

    Beh che bello leggere che nonostante il periodo critico in cui viviamo, ci sono ancore persone, in questo caso tante donne, che con il loro idealismo e la loro forza riescono a dare un contributo non solo sociale, ma anche intelettuale. Io scrivo da Basilea, la citta con la quota ci mecenato piu alta al mondo…e devo dire che la nostra citta senza loro, non sarebbe la stessa.

  • http://www.gabriellacroci.it gabriella croci

    La natura ha dato alle donne il compito di preparare le nuove generazioni. Certo, non da sole. Ma è indubbio che una donna consapevole non si ferma al presente, ha sempre lo sguardo avanti: nella famiglia, nel lavoro, nella società.
    Con determinazione, creatività, concretezza, amore.
    Nella società globalizzata la filantropia, al maschile o al femminile, ha orizzonti vastissimi ove spaziare ed è essenziale saper individuare i bisogni, saper valutare progetti, unire le forze, incoraggiare, stimolare, controllare, scegliere.
    In un momento storico di grande cambiamento sociale in cui non possiamo piú permetterci di sprecare risorse, tempo, talenti, credo che le donne filantrope, accanto ad altre donne e uomini onestamente e appassionatamente impegnati per il bene comune, possano davvero portare qualcosa in piú.
    Mettiamoci in rete, conosciamoci, confrontiamoci, lavoriamo !
    Partiamo da questo articolo, cara dottoressa Dubach, e andiamo avanti!

  • Lorena

    Queste riflessioni sono motivo di speranza per le giovani donne ed imprenditrici. C’è solo da augurarsi che queste mecenati ispirino altre donne a fare lo stesso!

  • Nadja Hürlimann

    Le donne possono fare molto e fare bene – questo articolo ne è un brillante esempio – e considerando che esistono ancora delle barriere sociali che le limitano, c’è un ampio margine per poter fare ancora di più e ancora meglio.
    Sta a noi raccogliere questa sfida non solo con tenacia e determinazione, ma soprattutto con etica, senso di responsabilità e umanità!

  • chiara

    Credo anch’io che oggi alle donne sia richiesto un enorme coraggio: quello di affrontare la fatica del quotidiano, conciliare la famiglia e il lavoro, affrontare discriminazioni dure a morire, nonostante la parità di diritti faticosamente conquistata, afffrontare la violenza tra le mura domestiche. Ma la fatica più importante e difficile è mantenere in vita la creatività,e io nel mio lavoro di insegnante,a scuola cerco di fare questo, di formare persone creative,capaci di pensare.Mi dispiace che tra insegnanti ci sia così poca coesione e collaborazione:ciascuno è chiuso nel proprio individualismo,ed è per questo che la scuola non riesce ad essere vitale come dovrebbe.Peccato:è un lavoro in cui ci sono sopratutto donne!

  • Claudia Balocchini

    Non credo che la filantropia sia un’attività sottoponibile ad un discorso “di genere” (termine oggi molto in voga). Trovo però interessante far notare che le donne hanno cominciato ad avere un ruolo attivo e sicuramente importante nel settore da quando il termine filantropia (da sempre evocativo di raffinatezza e generosità “verticale”) è stato associato alla solidarietà, vale a dire la generosità “orizzontale”, quello sforzo attivo e gratuito per venire incontro alle esigenze e ai disagi di qualcuno che ha bisogno di un aiuto.

  • Kathrin Ott

    Non è una novità che donne si impegnano in progetti sociali oltre all’aiuto personale dei vicini, degli anziani o di bambini. Mi impressionano però sempre e di nuovo i personaggi donne che si impegnagno con il denaro personale e delle volte anche con tutto il tempo a disposizione per progetti duraturi in favore degli altri.

  • maria

    Questo articolo getta luce su un fenomeno ancora troppo poco conosciuto come la filantropia al femminile. L’ho trovato molto interessante ed attuale.

  • elena

    Quella effettuata dall’autrice è un’analisi così perfetta e realistica della contemporanea filantropia “rosa” che potrei quasi definirla una fra le migliori foto del fenomeno in atto.

  • sisila

    L’articolo è interessante proprio in quanto rileva le opportunità in tempi di crisi.
    Mi permetto due ragionamenti o piuttosto giudizi a riguardo della filantropia e delle fondazioni femminili:
    La filantropia, intesa come risarcimento del prossimo e dell’ambiente di tutti, dovrebbe essere un dovere civile per ogni imprenditore/imprenditrice, che creano ricchezza spesso sfruttando manodopera a basso prezzo nonché risorse territoriali, usufruendo magari di contributi pubblici, ripiegando a licenziamenti e chiusura di stabilimenti quando gli affari vanno male (p.e. quando l’utile scende comunque sempre a cifre da capogiro). Dire “voglio restituire qualcosa agli altri, dato che ho ricevuto/preso tanto” è segno di rispetto e di consapevolezza del proprio agire, sempre se non viene fatto come assoluzione.
    Un altro aspetto che non assolve nemmeno le fondazioni di imprenditrici (femminili) è la composizione dei consigli e della direzione, in maggioranza maschile. Anche qui c’è ampio margine di manovra.

  • Chiara TInonin

    Nelle nostre città le reti informali di solidarietà civile continuano a sciogliersi e perfino l’espansione del Terzo Settore è vista da alcuni studiosi come un ulteriore segnale di frammentazione sociale e riduzione dei meccanismi formali di governance. Io credo che la vera sfida del mondo occidentale post crisi, sia di costruire una società basata sulla sussidiarietà circolare, come la immagina Stefano Zamagni: una società dove Stato, imprese e Terzo Settore sono in costante dialogo e cooperazione tra loro, verso un benessere sociale, culturale, economico che nessuna delle parti potrebbe raggiungere da sola.
    Non c’è che ben sperare dalle notizie di questa ricerca. Senza farne una questione di genere (sono d’accordo con Claudia Balocchini), penso che per la natura femminile sia più facile immaginare la competizione nel suo pieno senso etimologico di andare insieme. E penso che per le donne, sia più facile comprendere l’urgenza di questo cambiamento.

  • Luca

    Ho letto con molta attenzione questo articolo. Premetto che sono uno storico dell’arte con un master in Economia delle Istituzioni culturali e quindi mi interessa molto l’argomento.
    E’ un’analisi perfetta di un fenomeno a cui non avevo mai prestato molta attenzione, ma dopo la lettura dell’articolo, con il famoso senno del poi, ho potuto verificare quanto sia profondamente vero basandomi sull’esperienza del mio quotidiano qui a Roma. Soprattutto nell’ambito delle fondazioni operanti nell’arte contemporanea.
    Aggiungo, sempre parlando per esperienza personale, che ci sono anche alcuni casi dove la fondazione è gestita nominalmente da una coppia di coniugi ma in realtà è la donna fungere da energia propositiva (ad esempio una fondazione molto famosa qui, operante nell’arte contemporanea, presso cui ebbi un internship un paio di anni fa) oppure conosco fondazioni intitolate a famosi artisti contemporanei dove, una volta venuto a mancare l’artista, è la donna, spesso la compagna, a portare avanti il lavoro di promozione e divulgazione.

    Congratulandomi, vi invio i miei più cordiali saluti e attendo con impazienza di leggere i prossimi articoli sull’argomento!

    Luca

  • RMazzantini

    Attraverso numerose e approfondite analisi è stato associato al genere femminile un’inclinazione superiore a preoccuparsi del benessere altrui mentre ai maschi è stata associata la tendenza a tenere in maggiore considerazione obiettivi più egoistici.
    Questa differenza comportamentale deriva probabilmente dalla nostra storia più antica.
    Cacciatori e raccoglitori, i maschi si sono inizialmente occupati di tutto ciò che garantiva la sopravvivenza della specie mentre le femmine di quella del gruppo familiare.
    Con il passare dei millenni e l’evoluzione delle culture, le donne hanno conquistato con merito una parità che, nei Paesi occidentali, consente loro di operare anche in settori sino a pochi decenni fa di assoluto dominio maschile.
    Un’occasione straordinaria per mostrare a noi maschi una generosità maggiormente libera da pregiudizi e una naturale propensione all’aiuto compassionevole.
    Due caratteristiche che appartengono quindi da sempre al genere femminile e, pensandoci bene, non solo a quello della specie umana ma anche alla quasi totalità delle femmine appartenenti alla Classe dei mammiferi.

  • Valentina

    La mia storia è la storia di una giovane donna in carriera aiutata e spronata sempre da grandi donne, oggi miei esempi e guide. Questo breve cenno autobiografico a testimonianza di quanto la generosità in senso lato delle donne permetta di travalicare barriere e colmare i vuoti.
    Ringrazio la dott.ssa Dubach, che, come ogni vero pioniere, getta luce su una tematica sempre più attuale e che dona speranza per il futuro.

  • Caterina

    Tema molto interessante e ritengo non ancora adeguatamente studiato. Apprezzo molto l’impegno della Dott.ssa Dubach che, con intelligenza ed intuizione squisitamente femminile, ha messo in luce un fenomeno che sicuramente assumerà in futuro un ruolo di grande rilevanza sociale. Mi auguro che ricerche in questo ambito consentano di monitorare lo sviluppo di questo fenomeno e che gli studi sulla filantropia femminile favoriscano la nascita di iniziative, in favore della visibilità e della creazione di reti di collaborazione. Ad maiora!

  • Flavia

    Questo articolo mi infonde coraggio e la forza per continuare a percorrere il cammino intrapreso neanche due anni fa. Un percorso tortuoso e a volte impervio, ma altrettanto affascinante e motivante. Grazie Elisa per il suo apprezzato sostegno e per il suo grande impegno!!