L’arte è una farfalla. La vicenda di Mario Pieroni a pochi giorni dalla scomparsa

Qualcosa alla Pieroni. Così gli amici e il mondo dell’arte romano definivano l’approccio del fondatore, insieme a Dora Stiefelmeier, di Zerynthia e RAM Radio Arte Mobile. Tra progetti impossibili, svolazzanti e itineranti. E la storia di una galleria chiusa a Madrid con una grande opera collaborativa

Ho in mano “il libro di Zerynthia”, un volumone di 500 pagine che Mario Pieroni e Dora Stiefelmeier pubblicarono nel 2020 per raccontare la loro storia, la loro idea di arte, il loro stile di vita.

Dora Stiefelmeier e Mario Pieroni nel 2015
Dora Stiefelmeier e Mario Pieroni nel 2015

Chi era Mario Pieroni

Lo sfoglio, perché non sono brava a scrivere necrologi ma soprattutto quello di Mario Pieroni, che non si riesce a credere che da pochi giorni non sia più tra noi. E poi Mario in un necrologio ci sta troppo stretto. Come dimostra tutta la strabordante vita che c’è in queste pagine, tutta l’energia che ha regalato ad artisti, critici, musicisti, scienziati, compagni di strada ma anche a chiunque occasionalmente si sia avvicinato a Zerynthia e a quell’idea dell’arte come pratica, mai ideologica, mai pesante sempre positiva, creativa, conviviale. Se non si fosse interessato all’arte forse Mario sarebbe potuto diventare un leader politico, un guru, un trascinatore di folle. Chissà. Ma nonostante fosse un figlio culturale degli Anni Sessanta e Settanta, l’aspetto rivoluzionario gli interessava solo per rovesciare alcuni schemi troppo rigidi, mai per conquistare un potere.

Mario Pieroni e la storia di una generazione

Il potere semmai, come si diceva nel Sessantotto, doveva andare all’immaginazione che a Mario di certo non mancava. Così come quel coraggio di affrontare salti nel buio, proprio di una generazione cresciuta nell’ottimismo del dopoguerra e del boom, pronta a rompere vecchie strutture convinta che ne sarebbero arrivate di nuove e di migliori. La fiducia in un continuo e inarrestabile cambiamento in meglio, in quei lontani decenni guidava il mondo mentre il personale diventava politico e la collettività era un valore molto più forte dell’individualità. Non credo che senza questa formazione Mario avrebbe potuto cavalcare così bene lo spirito dei tempi, fino a capire con molto anticipo che la galleria stava perdendo quella connotazione culturale di luogo d’incontro e cenacolo per l’arte, a favore di una caratterizzazione sempre più commerciale. Infatti, all’alba degli Anni Novanta, chiuse la sua galleria romana di Via Panisperna che nonostante fosse in piena attività era diventata per lui un luogo troppo coercitivo per l’idea dell’arte che stava elaborando. E dunque la chiude senza neanche sapere troppo bene cosa sarebbe successo dopo.

Dora Stiefelmeier, Mario Pieroni e Alberto Moravia all'inaugurazione della mostra di Gilbert & George alla Galleria Pieroni di Roma nel 1984. Ph: Enrica Scalfari
Dora Stiefelmeier, Mario Pieroni e Alberto Moravia all’inaugurazione della mostra di Gilbert & George alla Galleria Pieroni di Roma nel 1984. Ph: Enrica Scalfari

La Galleria di Mario Pieroni in Via Panisperna a Roma

Lo scrive lui stesso: “quando nel febbraio del 1992 dovevamo progettare il nostro stand ad Arco, la fiera di Madrid, alla quale avevamo aderito mesi prima, avevamo già deciso di chiudere la Galleria Pieroni. Per non dare ad Arco una disdetta last minute andammo a Madrid senza opere ma portando quattro artisti- Vettor Pisani, Michelangelo Pistoletto, Ettore Spalletti, Franz West- con i quali in loco avremmo creato una mostra. Da lì nacque il “El Cuarto Amarillo”, un’installazione unica e indivisibile a otto mani. Non solo l’esatto contrario di un’operazione di mercato ma anche un inedito modo di collegialità”. È tutto detto. La collegialità, la visionarietà, l’invenzione, l’umiltà di mettere sempre al primo posto gli artisti, da questo momento diventano la base di un progetto che trasformerà profondamente il modo di vivere l’arte contemporanea. Il nome Zerynthia non è casuale. È quello di una farfallina che svolazza nell’agro romano. Una farfalla semplice dalle ali bianche nere appena spruzzate di rosso, ma pur sempre figlia di una metamorfosi.

L’esperienza di Zerynthia

È da qui che nasce quell’errante produzione di progetti ai limiti dell’impossibile: le mostre in tenute nobiliari e vecchi castelli del Lazio tra Carpineto, Colleferro, Paliano in tempi in cui il mondo dell’arte romano difficilmente si spostava dalle gallerie della Ztl. Il festival indimenticabile che fa aprire al pubblico le cave di Rapolano, tra le pareti scoscese tagliate nel travertino, con maratone di performance da Annie Ratti a Franz West battezzate dall’azione di Jan Fabre dal non casuale titolo Questa Pazzia è Fantastica! L’approccio nomade, sperimentale e interdisciplinare che dà vita a progetti come la RAM (Radio Arte Mobile) nata su un pulmino e divenuta un importante archivio di voci pensieri testimonianze, fino alla recente No Man’s Land il parco d’arte in Abruzzo a ingresso libero di biglietto e recinto, che nasce con l’imponente istallazione di land art di Yona Friedman e cresce grazie a opere permanenti di artisti nazionali e internazionali da Gianfranco Baruchello a Jimmie Durham, da Bruna Esposito a Alvin Curran… “Una cosa alla Pieroni”, è diventato addirittura un modo di dire per spiegare la natura di un qualsiasi evento che si caratterizzava per essere vitale ed eccentrico. E nel brand “i Pieroni” una cattiva abitudine patriarcale includeva Dora Stiefelmeier, partner di vita e di lavoro di Mario, l’altra metà di Zerynthia, appunto. Ma Pieroni non si limitava a indicare una persona, era un modo di essere, dove il volto e la mano di Dora risultavano sempre fortemente presenti per tutti. Del resto al posto di “I Pieroni” si poteva ben dire “Dora e Mario” e ci si capiva lo stesso…

Dora Stiefelmeier e Mario Pieroni
Dora Stiefelmeier e Mario Pieroni

Gli amici di Dora e Mario

Sfoglio il libro e vedo scorrere gli anni, invecchiare i volti, cambiare tagli di capelli e stile di abiti. Ma l’anima di Zerynthia non cambia: si parla, si discute, si beve, si mangia, si viaggia, si balla, si scherza, si crea…. I cronisti locali faticano a capire che cosa stia accadendo. Sui giornali si accavallano titoli fantasiosi tipo “Un nido? No, è arte!” oppure “Musica canti e baccanali” e persino “Si celebra a Rapolano una nottata propiziatoria nelle suggestive cave” neanche dsi trattasse di una setta. Tra le pagine cerco volti conosciuti di amici e di artisti: c’è Mario con un giovanissimo Hans Ulrich Obrist accanto a Carolyn Christov-Bakargiev, Carsten Holler, Rosemarie Trockel nel Parco degli Uccelli di Paliano. Poi eccolo con un enorme ciuffo di capelli accanto a Gerhard Richter che riceve una medaglia in Campidoglio. Più in là Dora, elegante e sobria come sempre, che assiste Pistoletto mentre allestisce una mostra in una scuola di Rapolano. Poi la raccolta dell’Ultimo disegno del 1999 per celebrare insieme agli artisti la chiusura di un secolo e portare tanta testimonianza fino all’Havana per la Biennale del 2000 grazie a un invito partito da Carlos Garaicoa.

Tutti i voli di Zerynthia

Impossibile rincorrere tutti i voli di Zerynthia racchiusi in questo zibaldone! Ma viene in mente che in greco antico la farfalla è sinonimo di anima, in quanto psyché è parola che indica tanto l’insetto che il respiro, il soffio vitale e infine l’anima che in punto di morte abbandona il corpo con la leggerezza di una farfalla. Quella di Mario, ne sono sicura, continuerà a volare nel Parco d’arte d’Abruzzo, tra le onde della sua radio e ovunque, in luoghi strani e non canonici, ci si ritrovi per incontrarsi, creare e vivere insieme l’arte, facendo qualcosa di diverso dal solito. Qualcosa alla Pieroni.

Alessandra Mammì

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