Cos’è l’enogeoturismo. Viaggiare tra le vigne italiane approfondendo cosa c’è sotto terra
Tre territori, tre vini, tre paesaggi da leggere in modo diverso. Dalle colline delle Langhe alle strade bianche della Toscana, fino ai vigneti affacciati sul Tirreno, il viaggio segue le tracce della geologia per scoprire che cosa lega un vino alla terra da cui nasce. A piedi o in bicicletta, tra borghi, luoghi d’arte e tracce di antichi mari
“C’è un legame profondo che unisce il vino al territorio in cui nasce, un duo inscindibile che lega il prodotto vinicolo a ciò che dà il suo sostentamento a partire dalla base della pianta: la geologia del suolo”, spiega Stefano Farinelli, geologo, divulgatore scientifico e ideatore del progetto I Geoturisti. “Gli esperti lo chiamano terroir, per indicare quell’unione di rocce, suoli che derivano dalla loro alterazione, esposizione dei versanti, disponibilità d’acqua, forma del paesaggio e, non per ultimo, la mano e l’operatività dell’uomo. Tutti aspetti che contribuiscono a definire il carattere di un vino, perché è l’unicità ambientale del territorio in cui un vino nasce che rende il vino stesso un prodotto unico e irripetibile”. Ma cosa succede sotto i filari? “Il suolo è l’insieme di sostanze organiche e roccia alterata che con la giusta “ricetta” consente l’espansione delle radici di un vitigno. Sì, ma quale è la condizione migliore? Non una in particolare, vanno bene suoli sabbiosi o argillosi, basta che ci sia “drenaggio” e una buona pendenza generale”. È da questa varietà che nasce l’idea dell’EnoGeoTurismo: “La penisola italiana presenta una straordinaria varietà geologica che si riflette nella ricchezza delle sue produzioni vinicole da Nord a Sud”.

Enogeoturismo nelle Langhe, dove il vino nasce dal mare
In Piemonte il Bar to Bar, grande anello tra Barbaresco e Barolo, è un itinerario outdoor di 124 chilometri da percorrere a tappe a piedi o in bici, attraversando terreni differenti. “Ci troviamo in corrispondenza di rocce e terreni sedimentari, originatisi al di sotto di antichi mari, molti milioni di anni fa”. Sono rocce arenacee, marnose e argillose, che ospitano i vitigni e contribuiscono alle caratteristiche dei vini. “A seconda del tipo di “granulometria”, ovvero grandezza di particelle terrigene e contenuto in minerali, si differenziano le aree vocate a Barolo e Barbaresco”. E anche “la quota sul livello del mare e le pendenze delle caratteristiche colline contribuiscono alla buona riuscita del prodotto finale”. Lungo il percorso, il borgo di Barbaresco invita a una sosta ai piedi della sua torre medievale del Trecento, da cui lo sguardo abbraccia le colline del nebbiolo: un incontro tra storia, architettura e paesaggio del vino.
Toscana, sulle strade bianche
Il viaggio continua in Toscana, patria del vino, conosciuta in tutto il mondo. “Qui si alternano formazioni geologiche profonde e in superficie suoli di vario genere”. I terreni, sempre originati da rocce sedimentarie, hanno un buon drenaggio e sono modellati in dolci colline. È il paesaggio del Brunello di Montalcino e del Chianti Classico, ma anche quello dell’Eroica, il tracciato permanente per cicloturisti che attraversa il territorio tra Siena, Gaiole in Chianti e Montalcino, tra vigneti e strade bianche. “Le colline assumono questo aspetto proprio grazie alle componenti geologiche argillose, limose e arenacee originate in ambienti marini che vengono modellate dalle dinamiche del nostro pianeta e dagli agenti atmosferici”. Una pedalata tra strade bianche e vigne può così diventare anche un itinerario culturale, con una deviazione al Castello di Brolio, a Gaiole in Chianti, per scoprire la storia del Chianti Classico.

Sicilia, la sorpresa del Nocera
L’ultima tappa porta in Sicilia, tra Furnari, Patti e Tindari. Qui il protagonista è il nocera, vitigno autoctono che per molti anni ha rischiato di scomparire. “Per comprendere davvero il nocera occorre guardare sotto i vigneti”, racconta Silvia Ilacqua, geologa e divulgatrice scientifica. “A Furnari affiorano due formazioni geologiche sedimentarie molto differenti tra loro: le argille scagliose dei Monti Peloritani e le calcareniti di Floresta”. Entrambe hanno origine marina, ma raccontano come il mare abbia depositato i materiali in modi diversi. “L’unione di queste due componenti geologiche, con la presenza di argilla e calcio, genera un terroir particolarmente favorevole. Da una parte la capacità delle argille di conservare l’umidità, dall’altra il contributo minerale delle calcareniti”. Una vera e propria simbiosi geologica, che ha favorito nei secoli la persistenza del nocera. Ma il vino è solo una delle ragioni per arrivare fin qui. La strada conduce a Tindari, affacciata sul Tirreno, con il Santuario della Madonna Nera e l’area archeologica dell’antica città. Da qui lo sguardo si apre su alcuni geositi come i laghetti di Marinello e sulle Isole Eolie. Per chi vuole continuare a camminare c’è il Sentiero Coda di Volpe, l’antica via che collegava Marinello a Tindari.
Luisa Taliento
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