I monumenti hanno troppi visitatori (o troppo pochi). Intervista alla direttrice del World Monuments Fund

L’organizzazione internazionale nata negli Anni Sessanta per la tutela del patrimonio culturale cerca oggi di perseguire un’idea di “balanced tourism”, capace di tenere insieme patrimonio, comunità e visitatori. Ne parliamo con Fiorella Ballabio, direttrice del WMF Italia

Ci sono luoghi che il turismo rischia di consumare e altri che, al contrario, non riescono ad attirare abbastanza visitatori e risorse per sopravvivere. È dentro questa contraddizione che nasce il Balanced Tourism, una delle priorità di World Monuments Fund, organizzazione internazionale nata negli Anni Sessanta per la tutela del patrimonio culturale, che lavora oggi in tutto il mondo alla conservazione di luoghi e monumenti.

Museo Poldi Pezzoli, recupero Salone Dorato ©Pietro Menzione Giordano.
Museo Poldi Pezzoli, recupero del Salone Dorato ©Pietro Menzione Giordano

Fiorella Ballabio e il World Monuments Fund

Fiorella Ballabio è direttrice di World Monuments Fund Italia. Nata a Londra e cresciuta tra Italia e Stati Uniti, dopo la laurea in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Milano, ha vissuto per quasi vent’anni a Londra e ha lavorato per 15 anni da Sotheby’s. Nel 2024 ha fondato a Milano Cultural Connections, advisory che collabora con realtà internazionali come Frieze, Dimorestudio e Rocco Forte Hotels. Appassionata di arte, musei e design, è membro del consiglio della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte e ha fatto parte del comitato NG200 della National Gallery di Londra. Con lei approfondiamo l’idea di turismo che orienta l’impegno del WMF.

Cos’è il Balanced Tourism

Cominciando proprio dal concetto di Balanced Tourism, che “significa trovare un equilibrio tra turismo, contributo alla conservazione e benessere delle comunità”, spiega. “Perché se alcune destinazioni sono ormai troppo affollate, altre fanno fatica a mantenersi e a trovare le risorse necessarie. I nostri programmi cercano il modo di arrivare a questo equilibrio, migliorando gli accessi, creando itinerari turistici diversi o coinvolgendo gli abitanti nelle scelte sui luoghi. Anche attraverso la formazione, che può trasformare gli abitanti in guide e renderli parte attiva della valorizzazione del proprio territorio. È pure questa, in fondo, la dimensione del turismo culturale: non solo visitare un luogo del patrimonio, ma contribuire a preservarlo, viverlo insieme alle comunità che lo abitano e renderlo accessibile senza comprometterne il futuro”.
Ma quali sono i luoghi che hanno bisogno di questo tipo di attenzione? “Le segnalazioni arrivano principalmente da due canali. Innanzitutto, attraverso le sedi in cui si trova WMF, da poco aperta anche in Italia, in cui lavorano comitati scientifici che ci aiutano a individuare i progetti: sono composti da esperti, accademici, storici dell’arte e professionisti della conservazione. E poi c’è il World Monuments Watch, il programma biennale di WMF che attraverso una call internazionale raccoglie candidature di luoghi del patrimonio che necessitano di attenzione. Quest’anno sono arrivati quasi 400 progetti, ne abbiamo scelti 25 a cui dare attenzione. Si può trattare anche di luoghi colpiti da disastri naturali o guerre, situazioni in cui la conservazione del patrimonio si intreccia con emergenze più ampie”.

Gli interni della chiesa di Santa Maria Antiqua, nel Foro Romano,preservato con il supporto del WMF
Gli interni della chiesa di Santa Maria Antiqua, nel Foro Romano, preservata con il supporto del WMF

Una rete per il patrimonio. Il World Monuments Fund in Italia

A tenere insieme questi progetti c’è anche una rete di finanziatori e partner. “I finanziamenti arrivano da donatori privati molto generosi, che abbiamo coltivato in tanti anni e che scelgono di diventare filantropi. A questi si aggiungono sponsor corporate, partner, enti pubblici e fondazioni, come il Robert W. Wilson Charitable Trust, che sostiene progetti di conservazione del patrimonio culturale di WMF in diverse parti del mondo. Ma il nostro ruolo va oltre il finanziamento: significa creare una rete globale e trovare le risorse necessarie anche grazie alla nostra esperienza di 60 anni di lavoro sul patrimonio”. Una rete che oggi si rafforza anche con una presenza diretta in Italia, che “è il luogo da cui ha avuto origine la storia del World Monuments Fund e continua ancora oggi a essere centrale per alcuni dei nostri progetti più importanti. La scelta di aprire la nostra nuova sede a Milano si inserisce in questa storia, e non a caso il nostro primo progetto in città è stato proprio al Museo Poldi Pezzoli. La città è internazionale, ha una tradizione culturale e filantropica, proprio a partire da Gian Giacomo Poldi Pezzoli, che fu il primo ad aprire una casa-museo, un modello che poi è stato esportato in tutto il mondo. Qui abbiamo appena concluso il restauro del famoso Salone dorato. Sono stati ripristinati l’aspetto e la volumetria originaria, ed è stato un intervento direi “miracoloso”, perché l’abbiamo completato in brevissimo tempo. In parallelo siamo impegnati nella conservazione della Loggia di Raffaello in Vaticano. È un progetto che non riguarda soltanto il restauro: abbiamo attivato anche un programma di formazione per restauratori che arrivano da tutto il mondo. La formazione comprende un master in conservazione alla Villa Imperiale di Pesaro, legando il lavoro sul patrimonio alla trasmissione delle competenze. Presto annunceremo altri nuovi progetti sparsi in tutta Italia”.

Lavori di restauro al Phnom Bakheng all'interno del Parco archeologico di Angkor. ©WMF
Lavori di restauro al Phnom Bakheng all’interno del Parco archeologico di Angkor ©WMF

Un modello che parte dai templi di Angkor Wat

Tra i progetti realizzati da WMF nel mondo, c’è però un intervento che più di altri rappresenta l’idea di equilibrio del Balanced Tourism, un modello da seguire. “Ad Angkor Wat, in Cambogia, operiamo da trent’anni nel parco archeologico e in particolare al Phnom Bakheng, uno dei templi più visitati. Oltre alla conservazione e al miglioramento degli accessi, abbiamo lavorato sulla gestione delle visite, realizzando percorsi museali alternativi verso altri templi dell’area per distribuire i flussi. Anche la formazione è arrivata alla seconda generazione di guide”. Un modello che trova un esempio anche in Italia, nella chiesa di Santa Maria Antiqua al Foro Romano: “Era chiusa al pubblico: anche qui il progetto ha riguardato la conservazione, la musealizzazione e la regolazione dei flussi. La gestione delle visite al Foro è migliorata. È solo l’inizio. È un percorso che personalmente mi emoziona: dopo tanti anni all’estero sono felice di essere tornata in Italia, con lo sguardo di chi rientra e porta con sé quello che ha visto e imparato altrove”.

Luisa Taliento

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Luisa Taliento

Luisa Taliento

Primo viaggio: Milano-Istanbul, in pullman. Da allora ha sempre amato girare il mondo. Dopo la laurea in Lettere moderne, conseguita presso l’Università degli Studi di Milano, con una tesi dal titolo: “La stampa socialista negli Stati Uniti” si è diplomata…

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