7 tappe in Toscana per scoprire le sculture di Donatello

In tutto il territorio toscano si trovano disseminati più di cinquanta capolavori di Donatello, il grande maestro della scultura rinascimentale. Il libro appena pubblicato da Marsilio propone un itinerario che parte da Firenze e tocca altre sei città: ripercorriamone le tappe

La mostra epocale su Donatello (Firenze, 1386-1466) allestita a Palazzo Strozzi e al Museo Nazionale del Bargello di Firenze rimarrà aperta fino al 31 luglio, e per promuovere la conoscenza dello scultore rinascimentale al di là dell’evento è stato appena pubblicato un volume a cura di Francesco Caglioti – già curatore della mostra fiorentina ‒ che, quasi come una caccia al tesoro, rintraccia tutte le opere del maestro conservate nelle varie località della Toscana. Si comincia da Firenze, ovviamente, dove la concentrazione di sculture di Donatello è elevatissima, ma poi si viaggia verso Empoli, Prato, Pisa, Siena, Arezzo: nelle chiese e nei musei a breve torneranno le opere prestate temporaneamente per la mostra, e potranno essere ammirate nelle loro rispettive dimore.

Marta Santacatterina

Francesco Caglioti (a cura di) – Donatello in Toscana. Itinerari
Marsilio Editori, Venezia 2022
Pagg. 160, € 18
ISBN 9791254630228
https://www.marsilioeditori.it

DONATELLO A FIRENZE

A Firenze si concentra il maggior numero di testimonianze di Donatello: lo scultore nacque proprio nel capoluogo toscano e lì ricevette numerose committenze, a partire da quelle per il battistero (la tomba del cardinale Coscia e forse la Maddalena in legno) e poi per la cattedrale: lavorò alla Porta della Mandorla e a numerose sculture destinate ad adornare gli esterni di Santa Maria del Fiore, come il David in marmo, oggi al Bargello, o il San Giovanni o ancora il profeta Abacuc per il campanile di Giotto, senza dimenticare la rivoluzionaria Cantoria.
Tra i musei che conservano le opere più importanti del maestro del Rinascimento, oltre naturalmente al Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore, vi è il già citato Bargello, dove si possono vedere il San Giorgio ‒ indimenticabile e pubblicato su tutti i manuali di storia dell’arte ‒ e poi il leone Marzocco e il sublime David vittorioso in bronzo. Altre magnifiche sculture si trovano a Orsanmichele, al Museo Bardini, e non mancano capolavori di Donatello nelle chiese di Santa Croce, Santa Trìnita, San Lorenzo e in vari luoghi della città come piazza della Signoria e Palazzo Vecchio, solo per citare i principali.

Veduta del Museo di Orsanmichele, Firenze, courtesy Palazzo Strozzi

Veduta del Museo di Orsanmichele, Firenze, courtesy Palazzo Strozzi

LA CHIESA DI SAN MARTINO A PONTORME (EMPOLI)

Nel quartiere di Empoli chiamato Pontorme sorge una chiesetta che custodisce una tenera statuina di Madonna con Bambino, ancora policroma e realizzata in terracotta. La collocazione un po’ marginale dell’edificio sacro ha fatto sì che nel corso degli anni gli studiosi trascurassero la scultura, che invece ora viene ricondotta alla mano di Donatello. La figura della Vergine, in piedi, manifesta un atteggiamento molto umano, mentre il bambino si rivolge verso lo spettatore con naturalezza; le affinità più stringenti dell’opera con gli altri capolavori del grande scultore si trovano soprattutto nel grande David marmoreo conservato al Museo del Bargello e la scultura di Pontorme nel suo complesso esprime una autentica monumentalità ispirata al mondo classico.

http://parrocchiasanmichelepontorme.interfree.it/chiesa.html

Donatello, Madonna col Bambino, 1410 1412 circa, Pontorme (Empoli), chiesa di San Martino. Foto Luca Lupi

Donatello, Madonna col Bambino, 1410 1412 circa, Pontorme (Empoli), chiesa di San Martino. Foto Luca Lupi

IL DUOMO E IL MUSEO DELL’OPERA DEL DUOMO A PRATO

Su un angolo della facciata del Duomo di Prato sporge un pergamo circolare riccamente scolpito: si tratta di un lavoro realizzato a quattro mani, cioè quelle di Donatello e del più giovane Michelozzo. I sei rilievi che lo decorano rappresentano gruppi di putti gioiosi intervallati da doppie lesene scanalate, una danza di “spiritelli” insomma. Quest’iconografia peraltro è caratteristica della creatività dello scultore fiorentino e si ritrova in altri lavori, come nella Cantoria realizzata per Firenze. Nel pergamo di Prato alcuni rilievi, per ragioni conservative, sono stati sostituiti da copie: gli originali si trovano al Museo dell’Opera del Duomo, dove è esposto anche un grande capitello detto “del Sacro Cingolo” (dalla reliquia della Vergine Maria conservata all’interno della cattedrale), fuso in bronzo sempre da Donatello e Michelozzo e pensato come base del pulpito.

http://www.diocesiprato.it/museo-dellopera-del-duomo/
https://www.palazzopretorio.prato.it/

Donatello, Madonna col Bambino, due angeli e due profeti, 1415-1420 circa, Prato, Museo di Palazzo Pretorio. Foto Filippo Tattini

Donatello, Madonna col Bambino, due angeli e due profeti, 1415-1420 circa, Prato, Museo di Palazzo Pretorio. Foto Filippo Tattini

IL MUSEO NAZIONALE DI SAN MATTEO A PISA

A Pisa si può incontrare lo splendido busto-reliquiario di San Rossore di Donatello, la cui testa contiene la reliquia del martire che nel 1422 venne trasferita a Firenze dai frati umiliati. Fu allora che allo scultore venne chiesto di realizzare una degna custodia in bronzo dorato: il busto fu collocato prima nella chiesa fiorentina di Ognissanti, poi trasferito a Santo Stefano dei Cavalieri a Pisa nel 1591, e infine nel museo nel 1977. L’opera è straordinaria, sia per il realismo del volto severo e concentrato, sia per il mantello morbido che si appoggia sull’armatura. Peraltro all’epoca di Donatello i busti ritratti indipendenti erano molto rari: l’artista ne recuperò la memoria dalla tradizione medievale – oltre che antica – e reinventò una tipologia che per vari secoli ebbe molto successo in Europa.

http://www.polomusealetoscana.beniculturali.it/index.php?it/204/pisa-museo-nazionale-di-san-matteo

Donatello, Reliquiario di san Rossore, 1422-1425 circa (da Pisa, Santo Stefano dei Cavalieri; già a Firenze, Ognissanti), Su concessione del Ministero della Cultura - Direzione regionale Musei della Toscana – Firenze

Donatello, Reliquiario di san Rossore, 1422-1425 circa (da Pisa, Santo Stefano dei Cavalieri; già a Firenze, Ognissanti), Su concessione del Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei della Toscana – Firenze

BATTISTERO, DUOMO E MUSEO DELL’OPERA DELLA METROPOLITANA A SIENA

Il fonte del battistero di Siena è considerato uno dei monumenti più straordinari del primo Rinascimento. Il progetto fu affidato a un gruppo di artisti, con la regia di Lorenzo Ghiberti, ma nel 1423 entrò in campo Donatello che realizzò in bronzo dorato la formella con il Convito di Erode. Il rilievo fu talmente apprezzato che l’Opera del Duomo di Siena commissionò al maestro fiorentino le statuette destinate alle nicchie degli spigoli della vasca battesimale. Donatello mise così a punto i primi due esempi di bronzetti dell’età moderna: si tratta delle figure della Fede e della Speranza, e l’incarico non si esaurì qui poiché nel 1429 l’artista scolpì anche tre simpatici spiritelli. Per il Duomo fece invece la lastra sepolcrale del vescovo Giovanni Pecci e una statua a tutto tondo di San Giovanni Battista. Dalla Porta del Perdono proviene infine il bel tondo con la Madonna del Perdono custodito nel Museo dell’Opera della Metropolitana di Siena.

https://operaduomo.siena.it/it/luoghi/museo/

Veduta del battistero di Siena con il fonte battesimale © 2022. Foto Opera Metropolitana Siena/Scala, Firenze

Veduta del battistero di Siena con il fonte battesimale © 2022. Foto Opera Metropolitana Siena/Scala, Firenze

LA CATTEDRALE DEI SANTI PIETRO E DONATO AD AREZZO

Il bassorilievo con Battesimo di Cristo, proveniente dal fonte battesimale del duomo di Arezzo, è stato a lungo attribuito a un presunto fratello di Donatello, ma oggi la scultura viene ritenuta di mano del maestro. Ne sono prova, secondo gli studiosi, il volto del Battista che sembra derivato dalle antiche statue degli dei fluviali, oppure i profili degli angeli, o ancora la maestria con cui sono realizzati gli alberi. Il legame più stretto che si è identificato per questo rilievo è un’altra lastra con la stessa rappresentazione di Cristo mentre viene battezzato, conservato nei musei di Berlino. Di certo Donatello si dedicò altre volte alla decorazione di fonti battesimali, come quelli per il duomo di Orvieto (oggi al Museo Puškin di Mosca) e per Siena, dove lavorò, tra gli altri, insieme a Jacopo della Quercia.

https://diocesi.arezzo.it/storia-della-diocesi/cattedrale/

Cattedrale dei Santi Pietro e Donato, Arezzo, courtesy Palazzo Strozzi

Cattedrale dei Santi Pietro e Donato, Arezzo, courtesy Palazzo Strozzi

LA CHIESA DELLE SANTE FLORA E LUCILLA A TORRITA DI SIENA

Sotto la lunetta scolpita da Donatello con l’insolita rappresentazione del Sangue del Redentore vi è una copia identica, realizzata da Fulvio Corsini negli Anni Venti del Novecento: pare che all’epoca si volesse vendere il prezioso originale sostituendolo con l’imitazione, ma per fortuna l’operazione truffaldina venne sventata. L’opera non è tra i massimi esiti del maestro del Quattrocento, tuttavia molte sono le caratteristiche che accomunano il rilievo ad altre sculture di Donatello, ad esempio il modello antico a cui si ispira il corpo di Cristo.
Alla base della scena compaiono i ritratti del committente e della moglie: probabile, dice la critica, che avessero fatto realizzare l’opera non tanto per la piccola Torrita ma per qualche più importante chiesa di Siena.

http://www.valdichianasenese.com/sante-flora-e-lucilla-a-torrita-p-45_vis_4_216.html

Donatello e collaboratore, Sangue del Redentore, 1429-1430 circa, Torrita di Siena, chiesa delle Sante Flora e Lucilla © Foto LENSINI Siena

Donatello e collaboratore, Sangue del Redentore, 1429-1430 circa, Torrita di Siena, chiesa delle Sante Flora e Lucilla © Foto LENSINI Siena

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Marta Santacatterina

Marta Santacatterina

Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, collabora con varie testate dei settori arte e food, ricoprendo anche mansioni di caporedattrice. Scrive per “Artribune” fin dalla prima uscita della rivista, nel 2011. Lavora tanto, troppo, eppure trova sempre…

Scopri di più