260mila visitatori. A Venezia chiude con un +14% la Biennale di Architettura di Aravena

L’edizione del Leone d’Oro alla Spagna e delle battaglie dell’architetto cileno, premiato nel 2016 con il Pritzker Prize, termina con un incremento delle presenze del 14% rispetto a Fundamentals di Rem Koolhaas

Biennale Architettura 2016 (foto Andrea Avezza courtesy La Biennale di Venezia)
Biennale Architettura 2016 (foto Andrea Avezza courtesy La Biennale di Venezia)

Cala il sipario sulla 15. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia. Nel corso del weekend conclusivo, il Teatro alle Tese, nel cuore dell’Arsenale veneziano, sabato 26 novembre ha fatto da cornice ai “commenti finali dalla scala” del direttore Alejandro Aravena e del presidente Paolo Baratta, anticipati da un interessante panel cha ha visto protagoniste le “menti” di alcuni progetti esposti all’interno della rassegna lagunare. Conflitti, questo il titolo dell’incontro, ha riunito le vive testimonianze di Milinda Pathiraja (Robust Architecture Workshop), Jaeuun-Choi (Studio Jaeeun-Choi e Shigeru Ban Architects), Manuel Herz e Robert Jan van Pelt (School of Architecture, University of Waterloo), invitati da Aravena a descrivere origini e sviluppi degli interventi presentati in Biennale. Dall’impiego dell’architettura come strumento di riabilitazione sociale al giardino pacificatore di Dreaming of the Earth fino allo studio delle strutture dei campi di rifugiati in Algeria e alla storia architettonica delle camere a gas complici dell’Olocausto, tutti i protagonisti della conversazione hanno rivolto lo sguardo al legame, profondo e necessario, tra la disciplina progettuale e le vicende della comunità umana, soprattutto nelle situazioni di conflitto.

SUSCITARE NUOVI QUESITI
Un approccio decisamente in linea con lo spirito di Reporting from the front, la Biennale voluta e costruita da Aravena che, al momento di tirare le somme della sua rassegna, non ha esitato a ricordare l’obiettivo dell’architettura: “migliorare la qualità della vita della società civile”, al di là di facili o fuorvianti etichette. Ancora una volta, Aravena e Baratta hanno sottolineato l’importanza di porsi le “giuste domande”, così da permettere all’architettura di dare le proprie risposte e di suscitare nuovi, stimolanti quesiti. Come sottolineato dal presidente, è necessario “tornare a considerare l’architettura come uno strumento al servizio della società civile”, la quale deve essere invitata a sottoporle i propri “desideri e bisogni”. Se è vero, come sottolineato da Baratta, che “l’architettura esiste se noi la desideriamo”, stando ai numeri il pubblico sembra avere dato un feedback più che positivo. I dati ufficiali della 15. Mostra Internazionale di Architettura attestano il numero dei visitatori attorno ai 260mila visitatori – per la precisione 259.725 -, con un forte incremento rispetto al 2014. A questi numeri, si aggiungono le presenze della vernice: in aumento del 16%, sono passate dalle 12.214 del 2014 alle 14.180 del 2016. In particolare, il 45% dei visitatori ha meno di 26 anni, un risultato conseguito anche grazie all’esperienza Biennale Sessions. Nella precedente edizione, del 2014, 228mila erano stati i visitatori complessivi – incremento del 14% -. Una sequenza di successi, dunque, per una rassegna durata 6 mesi a dimostrazione, come sottolineato da Baratta, che “la Biennale di Architettura non è un evento creato dagli architetti per gli architetti”, ma per un pubblico spronato a voler conoscere ancora di più.

Biennale Architettura 2016 (foto Andrea Avezza courtesy La Biennale di Venezia)
Biennale Architettura 2016 (foto Andrea Avezza courtesy La Biennale di Venezia)

PROSEGUE LA RACCOLTA FONDI DEL PADIGLIONE ITALIA
Mentre stanno per prendere il via le operazioni di disallestimento, resterà attiva fino al 31 dicembre 2016 la piattaforma periferieinazione.it, sviluppata dal team TAMassociati nell’ambito dell’esperienza del Padiglione Italia Taking Care, progettare per il bene comune. Oltre alle tre sezioni espositive Pensare, Incontrare e Agire, gli architetti Massimo Lepore, Raul Pantaleo, Simone Sfriso hanno scelto di legare la loro curatela al tema delle periferie, invitando giovani architetti e associazioni di volontariato a concepire 5 architetture mobili da destinare ad aree di difficoltà ed emarginazione sociale nel territorio italiano. Taking care si è tradotto dunque nel lancio della prima piattaforma di crowdfunding civico espressamente concepita in Italia proprio per le periferie. Una modalità nei confronti della quale Aravena ha espresso la propria attestazione di stima: “Grazie ai curatori del Padiglione Italia TAMassociati per aver non solo accettato, ma sviluppato i temi proposti con generosità e intelligenza: le stesse qualità che potranno rendere le città delle scorciatoie per l’uguaglianza”.

Arianna Testino e Valentina Silvestrini

www.labiennale.org

 

 

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