Artemisia Gentileschi trascorse tre anni della sua vita a Venezia, dal 1626 al 1629, entrando a contatto con alcuni dei massimi esponenti della cultura dell’epoca.

ARTEMISIA GENTILESCHI AMMIRATA A VENEZIA

La “pittrice romana in Venetia” non passò inosservata e fu cantata da molti poeti che le dedicarono versi eloquenti – tra tutti ricordiamo i madrigali di Antonino Collurafi, che paragonarono le grandezze della città natale della pittrice al suo talento artistico.

LA MARIA MADDALENA IN ESTASTI DI ARTEMISIA IN MOSTRA A VENEZIA

Oggi la figura di Artemisia Gentileschi torna ad essere protagonista in laguna. Lo fa grazie all’arrivo di una delle sue opere più note: si tratta della Maria Maddalena in estasi, che inaugura la rassegna Ospiti a Palazzo presso il Palazzo Ducale. L’opera, proveniente da una collezione privata, grazie a un prestito a lungo termine, entra così a far parte delle collezioni della Fondazione Musei Civici di Venezia e dall’11 giugno è visibile al pubblico.

LA MADDALENA SECONDO LA GENTILESCHI

La figura della Maddalena proposta da Artemisia è colta nel suo aspetto più sensuale e terreno: nonostante l’estasi religiosa, la donna appare carnale e i simboli del suo pentimento (il teschio, la candela e l’unguento) risultano in secondo piano, appannati dalla luminosità caravaggesca del suo volto e della sua pelle nuda. L’interpretazione audace della Santa, che secondo gli storici sarebbe stata realizzata prima della permanenza veneziana dell’artista, avrebbe anticipato nella Serenissima il rinnovato interesse durante il Seicento verso le figure di donne ‘esemplari’. In particolare, la Maddalena non fu più pensata solo come la Santa penitente e sofferente, bensì come la donna dalla bellezza voluttuosa e dalla forte spiritualità.

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Roberta Pisa
Vive a Roma dove si è laureata in Scienze politiche e Relazioni internazionali. Da sempre si occupa di cultura e comunicazione digitale. Dal 2015 è pubblicista e per Artribune segue le attività social.