HUMANS. Video-ritratti della società contemporanea. #10 Scambio

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Decimo appuntamento del progetto “HUMANS. Video-ritratti della società contemporanea”, a cura di Giovanni Viceconte. Una serie dedicata alla videoarte e alla performance, per riflettere sulla condizione umana ai tempi della pandemia. Questo episodio, guidato dalla parola chiave “Scambio”, vede protagonista l’opera di Francesca Arri

Il progetto HUMANS. Video-ritratti della società contemporanea, a cura di Giovanni Viceconte, nasce in un momento di “isolamento” dell’uomo contemporaneo, originato dall’emergenza sanitaria da Covid-19. Una quarantena forzata che ha generato nelle persone nuove forme di comportamento e allo stesso tempo ha amplificato pensieri e riflessioni. Partendo da questa condizione di disagio e dalla formazione di un nuovo modo di concepire la vita, il progetto propone una serie di appuntamenti dedicati al linguaggio della video arte e della performance, presentando una selezione di artisti che hanno interpretato il sentimento di malessere-inquietudine e il senso di inadeguatezza collettiva o personale dell’uomo contemporaneo.
Ogni appuntamento/mostra è identificato da una “parola chiave”, che può introdurre l’opera video di un singolo artista oppure individuare legami comparativi tra più opere video, che saranno proposte dal curatore con lo scopo di stimolare nello spettatore nuovi ragionamenti e confronti.

HUMANS. VideoRitratti della società contemporanea. #1 Malessere
HUMANS. Video-ritratti della società contemporanea. #2 Lockdown
HUMANS. Video-ritratti della società contemporanea. #3 Transiti
HUMANS. Video-ritratti della società contemporanea. #4 [In]esistenza
HUMANS. Video-ritratti della società contemporanea. #5 [S]Laccio
HUMANS. Video-ritratti della società contemporanea. #6 Stigma
HUMANS. Video-ritratti della società contemporanea. #7 Densità
HUMANS. Video-ritratti della società contemporanea. #8 Legami
HUMANS. Video-ritratti della società contemporanea. #9 Mankind

INTERVISTA A FRANCESCA ARRI

Come nasce Loading?
Loading realizzato durante il periodo di lockdown (2020) usa la piattaforma Zoom come spazio d’azione per un’opera collettiva sulla nostra attuale finestra sociale e su come il caricamento dei dati diventi metafora dell’attesa di un tempo rimandato, dove cambia il concetto di condivisione e di presenza. Nasce così un’opera visiva e sonora frutto sia dell’azione dei performer che dei limiti e delle regole imposte dal mezzo di comunicazione che diventa filtro o amplificatore del messaggio.

Partendo dalla parola “SCAMBIO”, che caratterizza questo appuntamento, puoi analizzare i comportamenti e i concetti prodotti da questa video performance?
Lo scambio è una cosa che si poteva fare solo per mail o tramite dati durante il primo lockdown, proibisci il contatto, azzeri la possibilità di condivisione in senso conviviale per ridurla a mera struttura social. Lo scambio è banalmente anche il baratto, una forma di commercio senza possibilità di debito, paritaria e democratica, molto reale e tangibile, opposta al senso del denaro che è molto più astratto e vicino alle dinamiche di potere e di controllo. La performance, come il baratto, fugge dalle dinamiche del mercato capitalistico, e in un momento in cui questo è in evidente crisi, si ritrova ad avere una possibilità se pensata nelle logiche della sua struttura grammaticale data da TEMPO, CORPO e SPAZIO in relazione con l’audience che ne è interlocutore e processore delle sue dinamiche di condivisione. Se il cambio di regole esclude il contatto fisico, bisogna trovare un altro punto di contatto che vada oltre il tatto e che cambi gli spazi dal reale al digitale come campo di gioco.

Come hai coinvolto/reclutato i performer che hanno partecipato all’azione?
I performer fanno parte delle mie classi o si strutturano tramite workshop dove, attraverso attività ludiche, sviluppo le capacità di chiunque voglia partecipare con attività giocose, che li portano alla conoscenza e alle abilità per usare il proprio corpo come strumento vivo in un’opera corale, operando con gli altri ma anche attraverso un’analisi introspettiva e una crescita individuale. In questo caso hanno partecipato, collegati da diverse parti del mondo, i performer Francesca Disconzi (Torino), Silvia Garis (Torino), Antonio Falbo (Budapest), Marco Merenda (Monaco), Betty Salluce (Matera), Chiara Trabaldo Lena (Aosta), Francesca Malvaso (Torino), Elena Biagini (Bologna), Grazia Amendola (Napoli) e Sabrina Casadei (Roma), assistiti da Tommaso Rinaldi e Lorenzo Abattoir che hanno seguito la parte musicale e tecnica.

In questo lavoro non si vedono i volti delle persone, ma solo le azioni di input/output generati dall’utilizzo di interfacce informatiche per lo scambio di dati. Perché questa scelta?
Perché il fulcro era la tastiera, l’unico contatto che le nostre dita potessero avere con un individuo esterno attraverso la “parola” toccando effettivamente qualcosa. La sincopatia generata dall’ossessione e dalle restrizioni malate e schizofreniche generano la loro “danza”.

Quanto ritieni sia stato importate in questo periodo di isolamento, che ha visto una forte l’imitazione di eventi in presenza, l’utilizzo del web come mezzo alternativo per generare nuovi contatti e forme alternative di interazione con il pubblico?
Bisogna cambiare contesto, cambiare testa, non si può e deve operare su piattaforma come dal vivo altrimenti l’azione si ferma a un surrogato video e basta. Bisogna lavorare sul mezzo come spazio, sul corpo nella sua traduzione comunicativa all’interno del mezzo e sul tempo come misurazione delle sue azioni nella nuova dimensione spaziale. Come nella teoria delle stringhe nel rapporto spazio temporale l’astrazione del dato non rappresentato nel reale crea il paradosso e la possibilità del parallelismo di altre realtà.

Quali sono le differenze tra una performance attuata in presenza e un’azione svolta in uno spazio virtuale, nel quale i filtri imposti dal limite e dalle regole del mezzo di comunicazione portano inevitabilmente l’artista ad agire attraverso una grammatica differente e unicamente da remoto?
Può essere interessante sperimentare per i motivi che ho spiegato prima operare ino spazio virtuale, ma il contatto vero è troppo importante e basilare nella nostra società soprattutto per riprendersi psicologicamente da questo incubo assurdo. Io necessito della realtà.

Pensi di utilizzare in futuro ZOOM come modalità di ricerca performativa?
Non so se utilizzerò più zoom, ripeto… voglio la vita vera.

 

Francesca Arri
Nata ad Asti nel 1983, vive e lavora a Torino.

Artista visiva e performer, opera attraverso l’analisi antropologica sul limite e la sua definizione all’interno di laboratori aperti dove con attività ludiche crea opere corali che coinvolgono il pubblico in un’ esperienza performativa dove la distanza tra gli individui determina il campo d’azione.
Il suo lavoro è stato presentato in numerose vetrine internazionali tra cui la Fondazione Hangar Bicocca Milano, Fondazione Merz Torino, Il Macro di Roma, Il teatro Comunale di Bologna, La Reggia di Caserta, Il Museo d’Arte Contemporanea di Tel Aviv, La 12th Biennale di Instambul, White Box Gallery e CAPA New York, Dance Ireland Dublino, Matadero Madrid e molti altri. La sua ricerca si rivolge anche alla curatela e organizzazione di eventi infatti è socia di Spazio Ferramenta a Torino, è assistente alla Direzione di Nesxt Festival e si occupa della sezione performance di Espace Production per Moving Bodies Festival, inoltre partecipa con i suoi articoli e interviste alla rubrica di Osservatorio Futura, Club Futuro sul clubbing e l’arte dal vivo.

instagram.com/arrifrancesca/

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AutoreFrancesca Arri
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Giovanni Viceconte
Giovanni Viceconte (Cosenza, 1974), è giornalista e curatore d’arte contemporanea. Si laurea presso l’Accademia di Belle Arti, nel 2004 consegue il Master in Organizzazione Eventi Culturali e nel 2005 il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha collaborato negli ultimi anni con diverse testate nazionali di settore (Flash Art, Julietart Magazine, Segno) e scritto testi critici su cataloghi e pubblicazioni. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati, seguendo il lavoro di artisti italiani e internazionali, specificamente delle ultime generazioni legate al linguaggio video e performativo. Attualmente si occupa de progetto 2video undo.net e dell’archivio ArtHub.it.