HUMANS. Video-ritratti della società contemporanea. #9 Mankind

Nono appuntamento del progetto “HUMANS. Video-ritratti della società contemporanea”, a cura di Giovanni Viceconte. Una serie dedicata alla videoarte e alla performance, per riflettere sulla condizione umana ai tempi della pandemia. Questo episodio, guidato dalla parola chiave “Mankind”, vede protagonista l’opera di Edson Luli

Il progetto HUMANS. Video-ritratti della società contemporanea, a cura di Giovanni Viceconte, nasce in un momento di “isolamento” dell’uomo contemporaneo, originato dall’emergenza sanitaria da Covid-19. Una quarantena forzata che ha generato nelle persone nuove forme di comportamento e allo stesso tempo ha amplificato pensieri e riflessioni. Partendo da questa condizione di disagio e dalla formazione di un nuovo modo di concepire la vita, il progetto propone una serie di appuntamenti dedicati al linguaggio della video arte e della performance, presentando una selezione di artisti che hanno interpretato il sentimento di malessere-inquietudine e il senso di inadeguatezza collettiva o personale dell’uomo contemporaneo.
Ogni appuntamento/mostra è identificato da una “parola chiave”, che può introdurre l’opera video di un singolo artista oppure individuare legami comparativi tra più opere video, che saranno proposte dal curatore con lo scopo di stimolare nello spettatore nuovi ragionamenti e confronti.

HUMANS. VideoRitratti della società contemporanea. #1 Malessere
HUMANS. Video-ritratti della società contemporanea. #2 Lockdown
HUMANS. Video-ritratti della società contemporanea. #3 Transiti
HUMANS. Video-ritratti della società contemporanea. #4 [In]esistenza
HUMANS. Video-ritratti della società contemporanea. #5 [S]Laccio
HUMANS. Video-ritratti della società contemporanea. #6 Stigma
HUMANS. Video-ritratti della società contemporanea. #7 Densità
HUMANS. Video-ritratti della società contemporanea. #8 Legami

INTERVISTA A EDSON LULI

What is man? È questa la domanda che hai posto ai partecipanti del tuo video realizzato a Milano nel 2014. Ci racconti come nasce questo progetto?
Il progetto è nato per pura curiosità, durante il ritorno dal lavoro, nella metropolitana. Guardavo tutte le persone all’interno della metropolitana e mi chiedevo: cosa stanno pensando adesso? Come si percepiscono? E lì ho pensato che dovevo trovare la domanda giusta che rivelasse una parte di come si percepivano, ma allo stesso tempo come la società aveva condizionato quella percezione. Così ho intrapreso questo viaggio per scoprire “Che cos’è l’uomo?” nella società in cui viviamo. E l’unico modo era chiederlo direttamente a loro, uno per uno.

Partendo dalla parola “MANKIND” – che caratterizza questo appuntamento – e sulla base delle risposte ricevute dalle persone intervistate, puoi darci una tua personale riflessione su come l’essere umano percepisce se stesso in una società nella quale è esaltato l’individualismo e frammentata l’unità del nostro io?
È importante sottolineare la differenza tra l’opera video “What is man?” che potrebbe essere una testimonianza della percezione di una certa società-individuo, in un certo luogo (Milano), in un certo tempo (2014) e la domanda in sé.
La domanda è ancora attuale, forse più che mai, ma l’opera va letta nel suo contesto (luogo e tempo). Forse l’assenza di contesto nelle nostre percezioni e modelli mentali, è uno degli aspetti che ci ha frammentato come individui e società. Nuovi significati e simboli che nascono ogni giorno da un enorme flusso di informazioni impossibili da contestualizzare e interiorizzare stanno creando una percezione non sana della realtà dove la correlazione è diventata causalità (big data e mancanza di contesto), lasciandoci in costante conflitto con noi stessi e la società in cui viviamo. Questo ha creato una relazione molto problematica con i nostri pensieri e sta bloccando l’unico modo per conoscere noi stessi che è attraverso la nostra relazione con tutto ciò che ci circonda. Attraverso l’individualismo stiamo creando una maggiore separazione tra noi stessi e la società che porta ad un costante conflitto. Dobbiamo ripensare molto profondamente a ciò che chiamiamo libertà e osservare da vicino quanto siamo liberi.

Quanto è importante ridefinire il ruolo centrale dell’uomo come fulcro di un processo evolutivo in cui cultura, sapere e crescita tecnologica stanno dando vita a una nuova realtà?
Penso che se saremo in grado di capire la nostra relazione con il nostro ambiente, che ci ha creato nel corso di miliardi di anni, e con il nostro processo di pensiero saremo in grado di ridefinire il nostro modo di creare cultura, come utilizzare la tecnologia per la nostra comprensione e le nostre esigenze e quindi creare un nuovo modo di percepire la realtà.

In quanto essere pensante, in grado di riflettere sul suo riferimento al mondo e all’immaterialità, l’uomo deve continuamente rispondere all’interrogativo su di sé. In questo difficile momento non solo di emergenza sanitaria, ma anche di urgenza identitaria e spirituale, in cui tutta l’umanità è coinvolta, come pensi sia mutato questo interrogativo?
Penso che l’attuale situazione creata dalla pandemia abbia creato soprattutto molte domande esistenziali, tra le altre. È un’opportunità per riflettere su noi stessi, sulla nostra identità. Ma temo che in circostanze così stressanti e con un’astrazione molto irreale di ciò che accade intorno a noi (la realtà), isolati e distaccati dalle nostre abitudini, di solito tendiamo a chiuderci in vecchie e sicure nozioni della nostra identità. L’osservatore diventa l’osservato, i nostri pensieri prendono il controllo e danno forma alle osservazioni e alle percezioni. Quindi penso che in queste situazioni noi esseri umani tendiamo a tornare alle vecchie nozioni di identità come rete di sicurezza e non ci apriamo a nuove percezioni e osservazioni incondizionate. Perché per farlo abbiamo bisogno di usare e creare strumenti migliori che ci permettano di avere una migliore coscienza dell’astrazione della realtà. Una migliore comprensione del nostro processo di pensiero e del nostro libero arbitrio.

Vorrei concludere la mia intervista con la stessa domanda che tu hai posto alle persone coinvolte nel tuo lavoro. What is man?
Mi viene sempre fatta questa domanda dopo che qualcuno ha visto il video. (Ride)
Penso che il video stesso sia la mia risposta. Tutto il processo di creazione. La scelta della fotografia, il b/n, le persone che partecipano, le trappole verbali, l’assenza di sottotitoli ecc., tutto questo aiuta a creare un nuovo paesaggio dove possono nascere nuove percezioni/domande.

Edson Luli
Nato a Scutari (Albania) nel 1989, vive e lavora a Milano.

Offrendo al pubblico uno sguardo partecipativo, Luli propone, attraverso la sua pratica, di esplorare e osservare ciò che accade quando siamo impegnati nell’attività del pensiero. Luli si occupa di capire come valutiamo, in modo non verbale, la vita interiore di ogni individuo, di come ognuno di noi sperimenta e dà senso alle nostre esperienze, compreso come usiamo il linguaggio e come il linguaggio usa noi. Nella sua pratica utilizza diversi media che variano dalla stampa alla fotografia e dal video alle installazioni.
Il suo lavoro è stato esposto in Italia e all’estero: It Begins With you and Me, (solo show), Prometeo Gallery Ida Pisani, Milano, Resisting the Trouble – Moving Images in Times of Crisis, VISIO – Schermo dell’Arte, Manifattura Tabacchi, Firenze, 2021; Premio Cairo XX, Palazzo Reale, Milano, 2019; 16a edizione della Biennale Internazionale di Fotografia e Premio “Gjon Mili” a cura di João Ribas, Galleria Nazionale di Kosovo, Prishtina, 2019. Heavenly Creatures – Strategies of Being and Seeing, Kunsthalle West Lana, Bolzano, 2019; This Exhibition Will Have a Title Soon (solo show), Prometeogallery di Ida Pisani, Milano, 2017; Mediterranea 18 Young Artists Biennale, Tirana e Durres, 2017; Media Art Festival, Museo MAXXI, Roma, 2017; 22nd International Onufri Prize, Galleria Nazionale dell’Arte, Tirana, 2016; Tirana Film Festival, Tirana, 2016; Milano Film Festival, Milano, 2015; The rhythm of art lies somewhere in between, Bienal del Fin del Mundo IV, Chile, 2015; Pamur, Visual Arts Festival, Tirana, 2014.

www.instagram.com/edsonluli/

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Giovanni Viceconte
Giovanni Viceconte (Cosenza, 1974), è giornalista e curatore d’arte contemporanea. Si laurea presso l’Accademia di Belle Arti, nel 2004 consegue il Master in Organizzazione Eventi Culturali e nel 2005 il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha collaborato negli ultimi anni con diverse testate nazionali di settore (Flash Art, Julietart Magazine, Segno) e scritto testi critici su cataloghi e pubblicazioni. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati, seguendo il lavoro di artisti italiani e internazionali, specificamente delle ultime generazioni legate al linguaggio video e performativo. Attualmente si occupa de progetto 2video undo.net e dell’archivio ArtHub.it.