Moda e arte contemporanea: l’installazione di Jon Rafman per Balenciaga

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2000 metri quadri di schermi a LED formano un tunnel immersivo animato da suoni e visioni futuristiche. Ecco il video della spettacolare installazione che l’artista canadese Jon Rafman ha realizzato per la sfilata di Balenciaga a Parigi

Che le tendenze artistiche e quelle della moda si muovano spesso di pari passo è un dato di fatto. Per non andare con la memoria oltre il secolo scorso basti pensare allo storico Balletto triadico di Oskar Schlemmer del 1922, alla consolidata collaborazione tra Damien Hirst e Miuccia Prada, alle innovazioni dello stilista britannico Alexander McQueen o alle più recenti campagne promozionali concepite dal direttore creativo di Gucci Alessandro Michele.

UN TUNNEL FATTO DI SCHERMI

Quello che però è avvenuto lo scorso 30 settembre a Saint Denis, in occasione della presentazione della collezione estate 2019 della maison spagnola Balenciaga, non solo non ha eguali, ma contribuisce ad alzare ulteriormente l’asticella per quanto riguarda la qualità della fruizione e del coinvolgimento delle sfilate di moda. Nato da un confronto tra Demna Gvasalia (attuale direttore creativo di Balenciaga) e l’artista contemporaneo Jon Rafman (Montréal, 1981), da sempre attento alla cultura delle nuove tecnologie, l’allestimento per il lancio delle ultime creazioni della casa di moda si è concretizzato nella realizzazione di tunnel sviluppato in 2000 metri quadrati di schermi a LED. Illuminato da una fredda luce bluastra e dalla classica schermata del computer che annuncia la presenza di un errore, l’ambiente inizia a prendere vita accompagnato dalle cupe note, dal sapore industrial di reznoriana memoria, del giovane compositore francese BFRND.

 

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LE INQUIETUDINI DEL FUTURO

Quando all’improvviso, da un ingresso laterale, i modelli fanno la loro comparsa, i visual di Rafman iniziano a liquefarsi creando un filo diretto tra la natura delle immagini presentate e quella dei modelli stessi: un’essenza fredda, ibrida, futuristica. Tra fiotti di lava bollente in 3D, white noise da tubo catodico ed elementi poco rassicuranti come catene e filo spinato, la passerella acquisisce sempre più le sembianze di un luogo cavernoso (quasi uterino) fino a ritornare allo stesso “paesaggio” ceruleo iniziale. Lo spettacolo si fa esperienza immersiva e il tempo si dilata portando lo spettatore all’interno di una dimensione altra, dove musica, abiti e visioni mettono in scena lo spirito del nostro tempo, rappresentando sia il riflesso preciso di un presente inquieto che quello di un futuro incerto e decisamente inquietante.

– Valerio Veneruso

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AutoreJon Rafman
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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.