Demna Gvasalia, il diamante grezzo della moda

Formatosi nella Georgia sovietica, lo stilista oggi direttore creativo di Balenciaga ha fatto della non omologazione il suo marchio di riconoscimento. Progettando collezioni che trasformano in fenomeno un’estetica lontana dalla bellezza a tutti i costi.

Demna Gvasalia
Demna Gvasalia

Demna Gvasalia brucia tutte le tappe: fresco di due Fashion Awards, come miglior International Urban Luxury Brand per il suo marchio Vêtements e come miglior International Ready to Wear Designer per Balenciaga, negli ultimi anni il georgiano ha rappresentato una rottura radicale nell’estetica edulcorata della moda contemporanea, facendola piombare in un mondo qualunque: quello della strada, un mondo nudo e crudo senza artefatti e sofisticazioni, un mondo brutale. I riferimenti stilistici di Gvasalia non sono mai stati, infatti, gli immaginari sognanti della moda, piuttosto i capi anonimi che chiunque indossa.
Cresciuto nella Georgia sovietica, dove l’essere uniformati era il diktat, dove l’autarchia ha generato un blocco verso quei beni di consumo che noi sprecavamo da tempo, Gvasalia ha da sempre nutrito curiosità verso ciò che durante la giovinezza gli era rimasto ignoto: la moda. Dopo la guerra civile in Georgia si trasferisce con la famiglia in Germania: vuole studiare moda e sceglie Anversa perché era l’unica scuola di moda statale in Europa. Il resto è un’escalation: dopo un’esperienza di tre anni da Margiela, approda a Louis Vuitton, ed è in quegli anni che cresce il desiderio di fondare un proprio marchio.

CORAGGIO E INDIPENDENZA

Vêtements è un progetto corale concepito con un gruppo di amici: Lotta Volkova è l’anima stilistica, mentre il fratello Gouran è l’amministratore delegato. Un marchio che ha esordito da outsider nel calendario delle sfilate parigine, scegliendo come location Le Dépôt, uno dei cruising gay club più famosi della capitale francese, o un anonimo ristorante cinese fuori mano; un marchio che ha rieditato una t-shirt della DHL, facendola diventare oggetto di desiderio delle fashion victim di tutto il mondo; un marchio che esagera le dimensioni dei capi sconfinando nell’abbrutimento e che ha portato Gvsalia a essere nominato nel 2016 direttore creativo di Balenciaga.
L’elemento più sconcertante della sua epifania è il non affermare nessuna avanguardia stilistica, ma rimettere in circolo un’estetica repellente, facendola diventare fenomeno. Di lui non possiamo non amare l’azzardo, lo spirito radicale, il coraggio di essere indipendente in un mercato furioso, lui diamante grezzo.

Stefania Seoni

www.vetementswebsite.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #35

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Stefania Seoni
Stefania Seoni è una giornalista freelance e docente nel corso di Art Direction nel master di Fashion and Texile design in Naba. Dopo le prime collaborazioni con varie testate di moda (Elle Italia, Zero, Cabinet Corea)ha iniziato il suo percorso con Diane Pernet, curando la prima edizione alla Triennale di Milano di ASVOFF, il primo festival itinerante di Cinema e Moda. Con Diane Pernet ha inoltre curato la sezione emergenti di Asvoff, realizzato in collaborazione con Vogue Italia. Reporter per cinque anni in Italia per il blog Asvof, ha seguito e segue i designer emergenti. Si occupa attualmente di copywriting per diversi brand, scrive di moda e arte per il magazine tedesco Zoo.

2 COMMENTS

  1. Rottura de che? siamo al risciacquo delle idee le stesse che erano già state fatte negli anni settanta poi riciclate a fine novanta e ora risciacquate di nuovo, la moda non esiste più e questo è l’ennesimo esempio di cattivo gusto che impera perchè l’eleganza è oramai troppo impegnativa per fare guadagni, vero e unico obiettivo

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