Nessuno ha scoperto Alexander McQueen, McQueen ha scoperto se stesso”. Con queste parole viene presentato McQueen, il trailer del nuovo documentario sull’estro prodigioso dell’hooligan della moda, come spesso veniva definito, Lee Alexander McQueen (Londra 1969 – 2010). Nonostante la dipartita prematura, McQueen è riuscito, nel corso della sua brillante carriera nel mondo dell’alta moda, a lasciare un segno così forte che ancora oggi se ne avverte il peso, basti pensare ad esempio alla recente sfilata di Gucci (casa con la quale il designer aveva iniziato una collaborazione nel 2000) avvenuta a Milano durante la Fashion Week dello scorso febbraio.
Il contributo più prezioso che il tormentato stilista inglese ha dato, accostando la poesia allo shock, è individuabile nella capacità di trasformare la passerella in un palcoscenico sul quale dar vita a vere e proprie performance dal fortissimo impatto visivo.

TRA MODA E AVANGUARDIA

Formatosi presso la Saint Martin’s School of Art di Londra, McQueen è stato in grado di riversare le personali influenze artistiche nella dimensione della moda, annullando drasticamente le distanze che possono intercorrere tra le due discipline. L’immaginario del controverso enfant terrible attinge infatti sicuramente da artisti come Damien Hirst, Joel Peter Witkin (come si nota nella sua celebre collezione S/S RTW 2001, VOSS), Matthew Barney o Rebecca Horn. Memorabile è stata la presentazione della collezione primavera/estate del 1999 durante la quale hanno sfilato l’atleta paralimpica Aimee Mullins (protagonista anche dello storico film Cremaster di Barney) e Shalom Harlow che, per l’occasione, fu posizionata su di una pedana rotante pronta a far colorare il proprio abito (e, di conseguenza, il proprio corpo) da due robot collocati di fronte alla sua figura.
Caratterizzato dal connubio tra il macabro e l’eleganza e tra il barocco e il posthuman, lo stile unico di Alexander McQueen viene scandagliato nel documentario diretto e prodotto da Ian Bonhôte e Peter Ettedgui attraverso frammenti di backstage, home movies e rare interviste. La première mondiale del film, della durata di 111 minuti, avverrà a New York nel pomeriggio del 22 aprile in occasione dell’ultima edizione del Tribeca Film Festival.

– Valerio Veneruso

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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.

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