Intervallare la confidenza. A Monfalcone

Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, Monfalcone – fino al 1° maggio 2016. La scultura fa da guida a un’indagine sui vari approcci al fare artistico. Convinzioni, ripensamenti, dubbi che si susseguono nel territorio intimo dello studio.

Kristian Sturi, In the mood version # 56, 2016 - courtesy dell’artista e Nam project, Milano - photo A. Ruzzier
Kristian Sturi, In the mood version # 56, 2016 - courtesy dell’artista e Nam project, Milano - photo A. Ruzzier

CAOS SENSORIALE
In attesa della nomina del nuovo direttore e dopo quasi cinque anni – fatta eccezione per qualche tiepida iniziativa– di stand-by, la Galleria d’Arte Contemporanea di Monfalcone acquisisce maggior carattere con Intervallo di confidenza. L’esposizione, a cura di Daniele Capra, presenta nel complesso circa trenta opere di Fabrizio Prevedello, Kristian Sturi e Michele Tajariol, che si confrontano, più che fra di loro e con lo spazio, con quella fase delicata che dalla tensio e ratio dovrebbe portare infine all’imago. La prima sensazione che si ha, nonostante tutto sia perfettamente allestito e a tratti quasi fantasmatico, è di impermanenza e di grande caoticità. Una caoticità affatto fisica, quanto sensoriale, derivante probabilmente dai numerosi ripensamenti cui sono stati sottoposti gli artisti nell’operare in questo luogo.

RIPENSAMENTI E TENTATIVI
Lo sguardo si volge subito verso Kristian Sturi, che ha attuato uno degli approcci più seducenti al tema della mostra, ovvero quell’intervallo di confidenza che, come scrive il curatore in catalogo, rappresenta lo “spazio di lavoro insieme fisico e mentale entro cui l’artista si muove, l’area in cui le ipotesi di partenza – rispetto alla propria poetica, ai materiali, alle sintassi compositive – hanno un grado prevedibile di verificabilità. […] il campo in cui ciò che è certo cerca di tenere a freno l’esuberanza del tentativo e della prova”. Sulla parete vicino all’ingresso, Sturi aveva infatti creato con dei fumogeni – già sperimentati sulle tele – una sorta di cumulonembo variopinto che ora lascia il posto a una lastra lapidaria di Fabrizio Prevedello. Un gesto di azione-cancellazione che sembra quasi voler suggellare la sempre più marcata debolezza della forma rispetto alla potenzialità di un pensiero. O rispetto all’intimità di un gesto, la cui valenza si svela esclusivamente nel privato, nel qui e ora di Michele Tajariol e dei suoi lavori, testimonianza di un atto performativo del quale praticamente nessuno è stato spettatore.

Michele Tajariol, Untitled, 2015 -courtesy dell’artista - photo A. Ruzzier
Michele Tajariol, Untitled, 2015 -courtesy dell’artista – photo A. Ruzzier

FOTOGRAFIE E ACCUMULI SCOMPARSI
Nella serie di fotografie realizzate nel 2015, l’artista sfoca, cela il suo volto o quello altrui con cinghie e gommapiuma, che divengono corazze morbide ma strette. Maschere cieche che permettono al contempo di guardare alla propria interiorità, proteggendosi dai “colpi” esterni. Nel lavoro di Tajariol si ha sempre il sospetto che “qualcosa manchi” e nella familiarità dei materiali, nel senso ludico ed esperienziale, cui queste pratiche continuamente rimandano, ci si imbatte alla ricerca di quel tassello che congiunge le cose, che non si vede ma si può solo percepire. Nel definire il suo operato, viene spontaneo prendere in prestito un titolo delle opere di Fabrizio Prevedello: Accumulazione per scomparsa. Si tratta di un assemblaggio formato dalla commistione di materiali diversi, che vanno dal cemento armato, al marmo Verde Serpentino e Marron Fossil, fossile di mollusco, ferro, legno e gesso, che danno vita a un monolite piramidale testimone di un tempo altro, quasi preistorico, al quale rimanda anche la suggestiva scala-dinosauro al secondo piano. Sebbene parli di scultura e dunque di matericità e concretezza, la mostra investiga soprattutto ciò che si cela in un luogo in potenza. Solido ma anche sdrucciolevole. Un melange di paesaggi in rovina, architetture corporali e “pelli” meticce e brillanti, che potrebbero costituire nuova linfa per il futuro della galleria.

Eva Comuzzi

Monfalcone // fino al 1° maggio 2016
Intervallo di confidenza
a cura di Daniele Capra
GCAC
Piazza Cavour 44
0481 494360
[email protected]
www.galleriamonfalcone.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/52419/intervallo-di-confidenza/

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Eva Comuzzi
Eva Comuzzi (1977) è storica dell'arte e curatrice. Lavora per diversi anni alla Galleria d'Arte Contemporanea di Monfalcone, specializzandosi nell'operato delle giovani generazioni. Al termine di questa esperienza, fonda NASAC – Nuova Accademia delle Arti Storico-Artistiche Contemporanee), progetto itinerante e trasversale che ha lo scopo, attraverso delle lezioni aperte a tutti, di far conoscere e divulgare le arti e la loro connessione con le altre discipline. A questo proposito, nel 2015 e grazie alla collaborazione con l'istruttrice di yoga Erika Ciani, svolge workshop di arte e yoga legati all'ambito performativo e sculture di suoni seguite da bagno di gong, dove alla parte teorica si unisce quella pratica. Attualmente collabora con Artverona e con l'Ars Aevi Museum di Sarajevo.