Più che umano. Al Barbican di Londra mostra-festival sull’intelligenza artificiale

Non accenna a scemare l’interesse di musei e gallerie per il tema dell’intelligenza artificiale. Il Barbican di Londra aprirà il mese prossimo un grande evento che coinvolgerà artisti, curatori e ricercatori da tutto il mondo

AI: More Than Human Co(AI)xistence, Justine Emard 2017, video installation, 12′ with Mirai Moriyama & Alter (developed by Ishiguro lab, Osaka University and Ikegami Lab, Tokyo University) © Justine Emard / Adagp, Paris 2018
AI: More Than Human Co(AI)xistence, Justine Emard 2017, video installation, 12′ with Mirai Moriyama & Alter (developed by Ishiguro lab, Osaka University and Ikegami Lab, Tokyo University) © Justine Emard / Adagp, Paris 2018

Inaugura il prossimo 16 maggio negli spazi del Barbican Centre di Londra AI: More Than Human. La mostra, parte di un più ampio programma chiamato Life Rewired che si estende per tutto il 2019, va ad allungare l’elenco degli eventi dedicati al tema dell’intelligenza artificiale che stanno aprendo nei musei e nelle gallerie di tutto il mondo. Per rimanere sul suolo italico, a Roma ha appena chiuso i battenti la collettiva Low Form al Maxxi e sta per inaugurare Re:Humanism da Albumarte, mentre al Castello di Rivoli (Torino) è ancora in corso The City of Broken Windows di Hito Steyerl. L’artista tedesca, che nel 2017 ha conquistato la vetta della Powerlist 100 di Artreview, sta per presentare un nuovo progetto che unisce realtà aumentata, video e intelligenza artificiale negli spazi della Serpentine Gallery di Londra, mentre a New York la Transfer Gallery sta preparando la mostra collettiva Forging the Gods, curata da Julia Kaganskiy.

DALLO SHINTOISMO AL MIT MEDIA LAB

Il progetto del Barbican, che proseguirà fino alla fine di agosto, promette di indagare il tema in maniera ampia e trasversale, andando a rintracciare le radici concettuali e filosofiche che sono alla base delle teorie sull’intelligenza artificiale: dallo Shintoismo, che ammette la possibilità che gli oggetti inanimati possiedano un’anima, ai primi esperimenti con le macchine di Ada Lovelace e Charles Babbage nell’Ottocento, fino ai nostri giorni. Il sogno di creare un’intelligenza artificiale, che si è concretizzato con l’avvento dei computer, permettendo la sua migrazione dal territorio del mito a quello della ricerca scientifico-tecnologica, è infatti antico quasi come la nostra civiltà e si è manifestato in modi diversi ma in maniera persistente in molteplici epoche e culture. Attraverso il lavoro di oltre venti artisti da tutto il mondo, e il sostegno di una serie di partner del settore tecnologico tra cui IBM, Sony e Google Arts and Culture, il museo inglese presenterà una mostra che ha le sembianze di un festival, con una serie di eventi collaterali e innumerevoli opportunità di partecipazione per il pubblico. Le domande a cui si cercherà di rispondere sono numerose e di grande importanza. Cosa significa essere umani? Cos’è la coscienza? Le macchine riusciranno a diventare più intelligenti delle persone? E in che modo uomini e macchine possono collaborare?

IL TEAM CURATORIALE E GLI ARTISTI

La mostra, che si divide in quattro sezioni (più i progetti speciali), è il frutto dello sforzo congiunto di un gruppo internazionale di studiosi e curatori, guidati da Suzanne Livingston e Maholo Uchida. Nel board figurano poi anche Ramon Amaro, Paola Antonelli, Natalia Fuchs, Hiroshi Ishiguro, Kenric McDowell, Murray Shanahan e Anders Sandberg. Neil McConnon, Direttore delle International Enterprises del Barbican, ha così commentato il progetto: “L’intelligenza artificiale rappresenta un elemento chiave del nostro zeitgeist e siamo molto contenti ti esplorare questa tematica, sia come obiettivo di progresso scientifico che come stimolo per la creatività”. Tra i tanti artisti inclusi nel programma, meritano sicuramente una menzione Neri Oxman, artista e designer che guida il Mediated Matter Group al MIT Media Lab di Boston e ha indagato a lungo le possibilità creative di tecnologie come l’AI e la stampa 3D; Mario Klingemann che con il suo Circuit Training inviterà i visitatori a prendere parte al processo di addestramento di un network neurale; e la band dei Massive Attack, che per celebrare il 20esimo anniversario dello storico album Mezzanine ha rilasciato una versione del disco in formato bomboletta spray, trasformando la musica in stringhe di DNA sintetico. Ad attirare i visitatori ci sarà poi una spettacolare installazione dei giapponesi teamLab, che presenteranno What a Loving and Beautiful World, un ambiente immersivo e interattivo in continua mutazione popolato da creature mitologiche.

– Valentina Tanni

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.

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