Tra ricostruzione e diritto alla casa, Padova riscopre l’architettura di Mansutti e Miozzo

Cosa significa progettare città inclusive e qual è il ruolo dell'architettura nella costruzione della comunità? Questi le domande su cui si interroga la mostra dedicata agli architetti che hanno contribuito alla trasformazione urbana della città nel Secondo Dopoguerra, visitabile a Palazzo del Monte fino al 31 luglio 2026

La casa è tornata a essere un’emergenza urbana. A Padova, città universitaria, polo sanitario e centro di servizi qualificati, la domanda cresce più in fretta delle risposte. Tra il 2015 e il 2020 ATER ha investito oltre 70 milioni tra interventi di manutenzione e nuove opere; nel 2026 gestisce circa 9.000 alloggi, ma uno su cinque resta vuoto (circa 1.500). Un dato che fotografa il divario: emergenza abitativa da un lato e un patrimonio che fatica a essere rimesso in circolo. Recuperi e riqualificazioni energetiche sono iniziati, con prime sperimentazioni di housing studentesco calmierato, ma il problema è strutturale e richiede una svolta di scala e di governance.

La mostra "Padova, la città che cresce: Francesco Mansutti e Gino Miozzo". Photo © Celestia Studio
La mostra “Padova, la città che cresce: Francesco Mansutti e Gino Miozzo”. Photo © Celestia Studio

Alle origini della città pubblica: il caso Padova

Padova possiede una lunga tradizione di edilizia sociale. Nel Cinquecento nasce la Corte di Ca’ Lando, considerata tra i primi esempi europei di abitazioni popolari organizzate. Nel Novecento, con lo IACP e soprattutto con il piano INA‑Casa del 1949, l’intervento pubblico assume una dimensione sistematica, articolata nei due settenni che segnano la più ampia operazione abitativa dell’Italia repubblicana. Nel Secondo Dopoguerra, infatti, i bombardamenti alleati hanno colpito il tessuto urbano e infrastrutturale, e le condizioni abitative in diversi quartieri popolari sono drammatiche. Intere famiglie vivono in ambienti insalubri nelle aree di via Conciapelli, nel ghetto ebraico, nei vicoli del centro storico e al Portello. Intanto l’industrializzazione attira nuova popolazione dalle campagne, mentre la crisi agricola spinge migliaia di persone verso il capoluogo.

Gli architetti Mansutti e Miozzo e il loro lavoro nella ricostruzione di Padova

In questo scenario l’edilizia residenziale privata e pubblica diventa un motore della trasformazione urbana. Visitabile gratuitamente a Padova, nella sede di Palazzo del Monte, fino al 31 luglio 2026, la mostra dedicata agli architetti Mansutti e Miozzo consente di leggere i processi di costruzione della città moderna attraverso documenti d’archivio in gran parte conservati presso l’Archivio del ’900 del Mart. Ma chi sono i due progettisti? Francesco Mansutti (Donada, 1899 – Padova, 1969), laureato in ingegneria, e Gino Miozzo (Padova, 1898 – Padova, 1969), diplomato all’Accademia di Belle Arti, entrambi poi abilitati architetti, stringono un sodalizio professionale negli Anni Trenta. Un legame che si consolida con gli incarichi per l’Opera Nazionale Balilla e li vede protagonisti della ricostruzione patavina. Mansutti, attivo nella vita politica e civile, nel dopoguerra guida per tre mandati l’Ordine degli Architetti; Miozzo porta una spiccata sensibilità del disegno. Operano fra committenza privata, grandi infrastrutture ed edilizia popolare, restituendo l’immagine di una Padova in pieno fermento economico e urbanistico. Via Altinate, simbolo del benessere del dopoguerra, conserva interventi significativi, dai Magazzini Coin agli edifici per abitazioni e uffici della società IRE, fondata dallo stesso Mansutti per contribuire alla ricostruzione delle aree bombardate.

I progetti di Mansutti e Miozzo nel contesto padovano

È nelle periferie che il loro lavoro incrocia un momento cruciale della trasformazione urbana del Novecento, evidenziando l’architettura come dispositivo economico, politico e collettivo. La produzione spazia dall’edilizia residenziale privata, case unifamiliari e condomini, a interventi pubblici: si va dai progetti per le sistemazioni dell’area Conciapelli, di via Goito, fino alle numerose realizzazioni per INA‑Casa. Il confronto tra i complessi di edilizia popolare di via Crescini (oggi via Vlacovich) e il quartiere di via Forcellini, dove lavorano anche altri importanti architetti padovani come Giulio Brunetta e Virginio Vallot, mette in luce l’evoluzione tipologica e insediativa: in coerenza con i due settenni INA‑Casa, si passa da edifici puntuali collocati nei vuoti urbani a veri quartieri, capaci di estendere fisicamente il perimetro cittadino. È il caso dell’asse di via Forcellini, pensato come nuova direttrice sud‑est nell’ex quartiere Terranegra, area campestre e bombardata, perfetto per ospitare un intervento integrato con edilizia a riscatto e servizi di prossimità.

Il ruolo del verde urbano nell’approccio architettonico di Mansutti e Miozzo

In questa transizione emerge una sensibilità specifica: oltre alla dimensione civile e morale del mestiere, i due progettisti ed in particolare Mansutti, attraverso scritti e interventi pubblici, attribuiscono al verde un valore urbanistico e sociale. “Il regno vegetale fa parte della vita. Ed è vita dovunque ed a tutti gli effetti: nella foresta, nel campo coltivato, nella casa, nella città”. Il verde urbano viene sottratto al puro decoro e assume il ruolo di estensione dello spazio pubblico, con corti, giardini e percorsi che organizzano relazioni e continuità urbana. Emblematico il caso degli edifici di via Forcellini: una rete di percorsi pedonali immersi nel verde estende lo spazio pubblico e diventa infrastruttura quotidiana della vita collettiva. Guardare oggi quei complessi attraverso fotografie in mostra, trasformati dalla privatizzazione e da nuove esigenze abitative, significa chiedersi che cosa resti dell’idea di edilizia pubblica come infrastruttura sociale.

Tra ricostruzione e diritto alla casa, Padova riscopre l’architettura di Mansutti e Miozzo
La mostra “Padova, la città che cresce: Francesco Mansutti e Gino Miozzo”. Photo © Celestia Studio

La mostra Padova, la città che cresce. Francesco Mansutti e Gino Miozzo

La retrospettiva Padova, la città che cresce Francesco Mansutti e Gino Miozzo offre una lettura della trasformazione urbana del secondo Novecento attraverso disegni, fotografie e materiali d’archivio. Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e dalla Fondazione Barbara Cappochin e curata dai professori Elena Svalduz e Stefano Zaggia (Università di Padova), si inserisce nel programma della Biennale di Architettura Barbara Cappochin. Ad affiancarla, lo scorso 5 giugno, è stato un convegno dedicato al social housing che ha approfondito i temi dell’abitare sociale, mentre installazioni diffuse in città hanno esteso il racconto nello spazio pubblico. Nel complesso si tratta di un percorso che decide di interrogare il presente: cosa significa oggi progettare città inclusive e quale ruolo può ancora avere l’architettura nella costruzione della comunità?

Chiara Clerici

Padova // fino al 31 luglio 2026
Padova, la città che cresce Francesco Mansutti e Gino Miozzo
PALAZZO DEL MONTE – Via Arco Valaresso
Scopri di più

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Chiara Clerici

Chiara Clerici

Vicentina di origine, è storica dell’arte e dell’architettura e si è laureata presso l’Università degli Studi di Verona e di Trento. Lavora da diversi anni nel campo della comunicazione digitale, in particolare come Digital Specialist per eventi fieristici, curando anche…

Scopri di più