Tutta la storia della moda contemporanea in un archivio in Emilia Romagna

400mila pezzi documentano la moda contemporanea, da Stone Island a Romeo Gigli e Dolce&Gabbana. È quanto accade negli Archivi Mazzini, custoditi da un uomo che ha fatto della ricerca il suo mestiere

All’ombra della luce di Guido Guidi e Luigi Ghirri, fotografi che hanno raccontato la quiete urbana della Romagna, approdiamo a Massa Lombarda. Ed è qui che vengono custoditi, all’interno di due grandi capannoni, gli “armadi della moda mondiale” di Attilio Mazzini, il quale dedica anima e corpo alla ricerca e alla documentazione dei patrimoni creativi.

LA STORIA DEGLI ARCHIVI MAZZINI

Mazzini muove i primi passi con la bancarella ambulante dei propri genitori, ma solo alla fine degli Anni Settanta avvia gli Archivi di Ricerca, riferimento della moda avantgarde tra abiti, scarpe e accessori che raggiungono le 400mila unità. Quando le vendite andavano benissimo nella piccola boutique di famiglia, prima bancarella, facevano uso di metodologie rudimentali quanto efficaci, utilizzate ancora adesso: “Ricordo come appuntavamo a mano il venduto del giorno. La tecnologia non esisteva ed è tuttora il metodo che utilizzo per archiviare i nostri pezzi. Non mi separo mai dalla matita e dalla carta”. Pochi anni dopo, nel momento d’oro del prêt-à-porter, arriva la sua partner professionale Carla Marangoni, con la quale esplorava il mondo attraverso lo scouting e vestendo il ruolo di buyer: “Nel nostro viaggio a Tokyo ci stupì la catalogazione secondo la tipologia merceologica. Anche in quel caso, così come in tanti altri, prendemmo e portammo a casa nella nostra piccola realtà”.

I RICORDI DI ATTILIO MAZZINI

Parlando di ricordi, il più bello di Attilio Mazzini è l’incontro con Paul Smith: “Non parlavo inglese eppure mi diede subito fiducia nonostante fossimo una boutique decentrata rispetto alle grandi città italiane. E siamo stati i primi della Penisola”. Ma non sono stati i primi solo in questo, perché l’attuale tendenza dei negozi monomarca e concept store di organizzare eventi esclusivi per la propria clientela era già parte integrante del loro progetto. E a questo punto accende il suo computer e ci mostra un reperto storico girato in VHS: il lancio di G Gigli, linea giovane di Romeo Gigli, con il quale iniziò uno scambio di idee. “Coinvolgemmo 163 ragazzini del luogo e li vestimmo con la collezione per mostrarla ai nostri clienti. Andammo per le strade, nei bar e in ogni piazza del paese impossessandoci dei luoghi come atto performativo”.

Archivi Mazzini, Massa Lombarda. Production Alessia Caliendo. Photo Clara Melchiorre. Special thanks to Aline De Beauclaire, Sara Bergaglio & Awa for The Lab

Archivi Mazzini, Massa Lombarda. Production Alessia Caliendo. Photo Clara Melchiorre. Special thanks to Aline De Beauclaire, Sara Bergaglio & Awa for The Lab

LA STRUTTURA DEGLI ARCHIVI MAZZINI

Attilio Mazzini, da vero visionario della moda, sviluppò l’archivio precorrendo i tempi: “Parliamo tanto di circolarità della moda e lo è stato pure per noi”. Infatti, il 50% dei capi sono stati restituiti dai clienti della boutique durante un’operazione simile ai “svuota l’armadio”: Attilio stesso invitava a riportare indietro gli abiti in disuso offrendo in cambio un voucher. Così l’esito di un semplice progetto per la catalogazione consiste in capannoni divisi per aree, a loro volta suddivise in uomo e donna e per categoria merceologica. Rendendo l’archivio consultabile in sole quattro ore e in ordine cronologico. Mazzini ammette di “immaginare le opere in suo possesso come oggetti animati che non dormono mai”. E aggiunge: “Ogni tanto viene usato un compressore per rinvigorirli, ma l’importante è mantenere sempre l’ambiente poco umido”.

IL CONTENUTO DEGLI ARCHIVI MAZZINI

I fiori all’occhiello di ciò che ha archiviato sono le aree dedicate a Stone Island, dove si può analizzare dal vivo l’alterazione dei tessuti dell’azienda e il lavoro svolto con fashion designer giapponesi come Yohji Yamamoto e Issey Miyake. Ma l’Archivio Mazzini non documenta solo questo, bensì tutta la moda contemporanea, dai Dolce&Gabbana degli esordi alle visionarie collezioni accademiche. Il sogno nel cassetto? Quello di dar vita a un grande polo culturale che valorizzi la storia del costume, l’arte e la creatività in uno zuccherificio a pochi passi da qui, dove tutto ebbe inizio partendo da moda e fotografia.

Alessia Caliendo

http://www.archividiricercamazzini.it/index.html

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Alessia Caliendo

Alessia Caliendo

Alessia Caliendo è giornalista, producer e style e visual curator. Formatasi allo IED di Roma, si è poi trasferita a Londra per specializzarsi in Fashion Styling, Art Direction e Fashion Journalism alla Central Saint Martins. Ha al suo attivo numerose…

Scopri di più