La mostra su Luigi Ghirri a Parma

Il “dietro le quinte” di un libro diventa il punto di partenza per la mostra su Luigi Ghirri al Palazzo del Governatore di Parma. Un omaggio a un fotografo amatissimo, inventore di una precisa idea del paesaggio padano e raffinato “ritrattista” dei luoghi d’arte

Nell’epoca della fotografia accessibile a tutti coloro che possiedono uno smartphone, è ancora possibile cogliere la portata rivoluzionaria della ricerca di Luigi Ghirri? È una domanda che può sorgere visitando le varie mostre a lui dedicate, al di là di una certa agiografia che si tramanda grazie a importanti archivi che ne conservano l’opera, nonché alle numerose edizioni di Fotografia Europea di Reggio Emilia che ha puntualmente dedicato esposizioni e approfondimenti al suo illustre cittadino.
Luigi Ghirri (Scandiano, 1943 – Reggio Emilia, 1992) ha cominciato a fotografare nel periodo in cui lo spettro dei generi artistici si stava dilatando fino a comprendere linguaggi nuovi, come l’arte concettuale. Citiamo proprio quest’ultima perché il fotografo vi entrò in contatto e condusse una riflessione – anche teorica – sull’immagine, supportato da un gruppo di docenti dell’Università di Parma, il cui capofila era Luigi Ghirri. Nacque così, a voler semplificare, una squadra vincente che, anche dopo la scomparsa di Ghirri, ha potuto giocare tante partite grazie al vasto patrimonio fotografico, alle pubblicazioni e a una figura diventata leggendaria.

Luigi Ghirri, Il Teatro Farnese, Parma, 1985 (stampa 1990-91), CSAC - Fondo Ghirri

Luigi Ghirri, Il Teatro Farnese, Parma, 1985 (stampa 1990-91), CSAC – Fondo Ghirri

LA MOSTRA SU GHIRRI A PARMA

La mostra di Parma deriva direttamente dal legame tra Ghirri e Quintavalle, quest’ultimo fondatore dello CSAC, dai cui cassetti sono state estratte le fotografie esposte a Palazzo del Governatore. Il punto di partenza è infatti Viaggio dentro un antico labirinto, un volume del 1991 scaturito da un dialogo con il professore e che rappresenta anche l’ultima monografia del fotografo. Proprio il libro e le sue fasi preparatorie – l’antico menabò, ad esempio – sono esposti nelle prime vetrine, dove dispiace un po’ vedere l’esemplare con la sovracoperta strappata e i rilevatori d’umidità che spiccano quasi più degli oggetti esposti. E purtroppo non sono le uniche cadute di stile dell’allestimento delle sale, ma soprassediamo.
Le infilate di stampe – 153 quelle scattate per Viaggio dentro un antico labirinto – consentono di individuare uno dei più significativi temi della poetica di Ghirri: una rivisitazione, o addirittura un’invenzione, del paesaggio della pianura padana, dei suoi edifici e delle sue atmosfere. La nebbia, le suggestioni delle campagne desolate, l’attenzione al dettaglio apparentemente insignificante sono fattori essenziali di una ricerca minuziosa, sempre coerente e mai scontata. Il fotografo ha avuto il merito di nobilitare un contesto rurale, spesso monotono come lo sono tutte le vaste pianure, consentendo anche agli osservatori meno attenti di coglierne la “bellezza”. Una bellezza ovviamente “costruita” attraverso l’obiettivo nonché la profonda sintonia tra l’autore dello scatto e il suo storico stampatore, Arrigo Ghi.

Luigi Ghirri, La Biblioteca Civica, Santa Maria di Sala, Padova, 1988 (stampa 1990-91), CSAC - Fondo Ghirri

Luigi Ghirri, La Biblioteca Civica, Santa Maria di Sala, Padova, 1988 (stampa 1990-91), CSAC – Fondo Ghirri

LUIGI GHIRRI. MODELLI E CONFRONTI

Nella mostra a Palazzo del Governatore i lavori del reggiano sono accostati ad altre fotografie che si riconoscono dalla cornice in legno, mentre il nucleo principale è incorniciato in nero. L’intento è innescare dei confronti con il passato – è il caso delle immagini dei fratelli Alinari e di altri autori a cavallo tra Otto e Novecento – o con altri maestri della fotografia, o ancora con ulteriori ricerche dello stesso Ghirri. Tra queste serie è di grande interesse il gruppo di Polaroid di grande formato che, come dichiarano i curatori, “nel 1981 testimoniavano dello snodo in atto nell’opera del fotografo tra avanguardie post-dada e ripresa di una riflessione sulla veduta”.
Al termine della mostra ognuno troverà una sua personale risposta alla domanda iniziale: le fotografie di Ghirri sanno ancora conservare la loro originale freschezza?

Marta Santacatterina

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Marta Santacatterina

Marta Santacatterina

Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, collabora con varie testate dei settori arte e food, ricoprendo anche mansioni di caporedattrice. Scrive per “Artribune” fin dalla prima uscita della rivista, nel 2011. Lavora tanto, troppo, eppure trova sempre…

Scopri di più