Parigi dedica allo stilista da sempre restio a mostrarsi sotto i riflettori una rassegna che mette in risalto il suo lato artistico. Allestita nella cornice di Lafayette Anticipations.

Martin Margiela, a 64 anni suonati, è tornato alla ribalta dopo tredici anni di silenzio. Lo ha fatto ai magazzini Lafayette di Parigi con una mostra perfettamente coerente con il suo immaginario.
Margiela è un outsider di enorme successo, che ha costruito una leggenda intorno alla sua non-presenza (non si è mai fatto vedere in pubblico, e non lo ha fatto nemmeno questa volta) cosa unica per uno “stilista” di moda. È stato una star negli Anni Ottanta e Novanta, con un seguito affezionatissimo tra i connoisseur del fashion: i più esibizionisti e snob del periodo (che snob lo fossero realmente o volessero apparire tali), tutti irrimediabilmente Boomer o appartenenti alla Generazione X.
A Millenial o GenZ (il gruppo attualmente più corteggiato dai brand moda) il suo nome può non dire nulla, ma il ritorno del “maestro” in ogni caso è stato accolto come un evento di rilievo dai media internazionali di primo livello, da The New York Times a Hypebeast.
Il designer di origine belga attualmente non possiede più il suo marchio, acquisito nel 2014 dal gruppo italiano OTB (sede a Molvena – poco più di 2000 abitanti ‒, in provincia di Vicenza, ma quotato alla Borsa di Milano). OTB lo ha ribattezzato Maison Margiela, affidandolo poi all’inglese John Galliano, un altro “maestro” divenuto celebre, al contrario di Margiela, per il suo stile flamboyant, negli Anni Novanta a Parigi. Tutto questo fa parte dell’algebra combinatoria del fashion del XXI secolo.

Il catalogo della mostra di Martin Margiela alla Fondation Lafayette, Parigi 2021
Il catalogo della mostra di Martin Margiela alla Fondation Lafayette, Parigi 2021

LA MODA SECONDO MARGIELA

Il 20 ottobre scorso, comunque, in veste esclusiva d’artista, Margiela ha debuttato con una personale alla Lafayette Anticipations. La mostra prova (esattamente come i suoi abiti di un tempo) a creare un senso di meraviglia attraverso sculture, collage, dipinti, installazioni e film accomunati dalla loro sconcertante “banalità”.
Margiela è stato il primo designer a fare del recycling una costante delle sue collezioni, per le quali ha utilizzato calzini militari, stoviglie rotte, imballaggi di plastica. Da subito ha pure stretto legami con il mondo dell’arte attraverso esposizioni da Thaddaeus Ropac (Parigi), BOZAR (Bruxelles), Museum Boijmans Van Beuningen (Rotterdam), Haus der Kunst (Monaco), LACMA (Los Angeles), e Somerset House (Londra).

LA MOSTRA PARIGINA SU MARGIELA

L’allestimento parigino è labirintico; si entra attraverso un’uscita di emergenza e si accede ai piani successivi grazie a un ascensore di servizio o a scale di norma chiuse al pubblico.
Ma cosa espone ora l’“artista” Margiela? Occorre dire che è figlio di un parrucchiere e (anche qui come accadeva nelle sue collezioni) i riferimenti ai capelli o al crine più in generale non mancano. L’opera Vanitas è composta da cinque sfere di silicone, ciascuna impiantata con diversi peli colorati che vanno dal biondo al castano al grigio. In Trittico è riprodotta un’immagine dalla confezione della tintura per barba attraverso la pittura a olio.
Hair portraits è un’installazione costituita da una pila di banali riviste degli Anni Sessanta e Settanta avvolte nella plastica trasparente, come se si trattasse di oggetti da conservare. Sopra di loro sono incorniciate alcune copertine, dove i volti di star dell’epoca sono ricoperti dai capelli.

Martin Margiela, Bodypart B&W, 2018 20. Courtesy l'artista & Zeno X Gallery. Photo Pierre Antoine
Martin Margiela, Bodypart B&W, 2018 20. Courtesy l’artista & Zeno X Gallery. Photo Pierre Antoine

MARGIELA E IL “CATTIVO GUSTO”

Poi c’è Red nails, dove Margiela rivela tuta la sua attrazione per oggetti di “cattivo gusto” come appunto le unghie finte. L’immediatezza, la potenza di queste extension corporee partecipi alla creazione di una “bellezza” artificiale (negli Stati Uniti un business miliardario, ma in rapida espansione pure da noi): su questo Margiela richiama la nostra attenzione. Il rosso le accomuna alla verniciatura delle automobili: Margiela sa che lo smalto per unghie deriva dalla vernice introdotta dall’industria automobilistica degli Anni Venti del secolo scorso. Realizzati ora in plastica, questi oggetti, insieme attraenti e respingenti, partecipano alla creazione di una bellezza femminile artificiale che anticipa forse quanto sta accadendo nel metaverso.
Nella moda il “cattivo gusto” è sempre stato presente: è in realtà il lato oscuro, l’altra faccia del suo splendore artefatto. E Margiela, che questo mondo conosce bene, tanto da stilista che da artista, è sempre stato un incuriosito osservatore del modo in cui il fashion è capace di impostarne e diffonderne i codici.

Aldo Premoli

Parigi // fino al 2 gennaio 2022
Martin Margela
LAFAYETTE ANTICIPATIONS
9 rue du Plâtre
www.lafayetteanticipations.com

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Noto e Cernobbio. E poi New York, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Ha tenuto conferenze in tre continenti per Ice, Anci e Aimpes e curato esposizioni che fanno da ponte tra arte e moda. Tra il 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Attualmente è blogger di “Huffington Post”, columnist de “Linkiesta” e direttore della piattaforma hyper local "SudStyle". Curatore indipendente di mostre che fanno da ponte tra arte e scienza. In Sicilia ha fondato “Mediterraneo Sicilia Europa onlus”, in Lombardia “La Cernobbina Art Studio”. Svolge attività di visiting professor per accademie del nord come del sud della Penisola.