Artribune podcast: la moda ai tempi del coronavirus. Intervista a Luisa Beccaria

Dopo Jean Christophe Babin, Raffaello Napoleone e Gilberto Calzolari, Aldo Premoli incontra la designer Luisa Beccaria in una ricognizione sui protagonisti più lucidi dell’industria del fashion

LUISA BECCARIA
LUISA BECCARIA

Luisa Beccaria è una designer e imprenditrice eccentrica rispetto alle logiche consuete che governano il fashion. Esordisce alla fine degli anni Ottanta e trova immediate conferme già nel 1991 quando viene accettata a sfilare sulle passerelle della Couture parigina. Beccaria nel circo della Moda è per molti aspetti perfettamente inserita, mentre altri gli sono completamente estranei. Si sposa giovane ed ora è madre di cinque figli. Proviene da una famiglia milanese “molto(issimo)” importante e ha sposato un siciliano proveniente da una famiglia altrettanto “molto(issimo)” importante.

LUISA BECCARIA E LA SICILIA

In Sicilia conosce il Feudo del Castelluccio all’estremità sud della costa orientale dell’isola: un luogo magico fatto solo di ettari ed ettari di mandorleti e ulivi allora diroccato ma oggi conosciuto anche oltre Atlantico. È qui che Luisa Beccaria vive molti mesi all’anno quando non è in viaggio o a Milano. La natura languida e potente di questo angolo di Sicilia ha senza dubbio condizionato la sua vita privilegiata: Beccaria è spesso infastidita da vocaboli come “fashion”, “moda”, “trend”. “Lifestyle” invece, concepito come un insieme di comportamenti non solo legati all’abbigliamento, è il concetto sul quale insiste sempre.

LUISA BECCARIA, MODA E NON SOLO

Chi la conosce sa però che Luisa non è solo una sognatrice.  Nei suoi punti vendita milanesi entrano “giovani donne” in procinto di affrontare grandi matrimoni. C’erano già state probabilmente per il debutto in società dei 18 anni. I suoi abiti raggiungono it-girls e celebrities di tutto il mondo perché Beccaria è sì una sognatrice, ma con un’anima d’acciaio. Di recente ha esteso il mondo che porta il suo nome a una raffinata Luxury Home Collection e persino all’enogastronomia. A Milano il LùBar stabilitosi all’interno del cortile su cui si affaccia la Galleria d’Arte Moderna nei giardini della Villa Reale. Prima dello scoppio della pandemia era divenuto l’ultimo ritrovo della jeunesse doré meneghina. “LùBar” vuol dire “il bar” in dialetto siciliano. Ma a ben guardare vuol dire anche “il bar dei Lu”, a ricordare i nomi dei fratelli Bonaccorsi. Lucrezia, Lucilla, Ludovico, Luna e Luchino e quello del padre Lucio e della loro madre Luisa naturalmente. La sua riflessione infine su quanto occorre fare dopo l’esperienza Coronavirus è semplice: produrre di meno e meglio, insomma meno collezioni e più vendite online. Tutto sempre e comunque gestito dall’interno secondo un modello familistico che si discosta parecchio della globalizzazione in corso, in questo come in molti altri mondi. Una sfida che pare impossibile, ma forse proprio per questo da raccogliere.

– Aldo Premoli

https://luisabeccaria.it

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Noto e Cernobbio. E poi New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. In questo periodo ha tenuto conferenze in tre continenti per Ice, Anci e Aimpes e curato esposizioni che fanno da ponte tra arte e moda. Tra il 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Attualemnte è blogger di “Huffington Post”, columnist de “Linkiuesta”, direttore della piattaforma super local SudStyle.it. Senior curator di San Sebastiano Contemporary a Palazzolo Acreide. A Catania ha fondato l’onlus Mediterraneo Sicilia Europa, che si occupa di integrazione scolastica di minori in difficoltà. Nel 2021 ha fondato La Cernobbina Artstudio. Svolge la sua attività di visiting professor per Accademie del nord come del Sud della penisola.