Artribune Podcast: l’artista Vincenzo Schillaci parla nel suo Monologhi al Telefono
Durante l’intervista, l’artista riflette sulla pittura come processo in continua trasformazione, intesa non come esito ma come campo di forze instabile. Il suo lavoro si muove tra filosofia dell’immagine, stratificazione della materia e sperimentazione tecnica, restituendo un’idea di opera come organismo in costante mutamento
Registrato telefonicamente, il nuovo episodio di Artribune Podcast ospita Vincenzo Schillaci (Palermo, 1984). L’artista ci accompagna dentro la propria ricerca, dove la pittura è un processo in divenire, fatto di stratificazioni e cancellazioni. Tra superfici pittoriche, lavori su carta e interventi in bronzo, la sua pratica si configura come un sistema aperto in cui l’opera nasce e si trasforma continuamente, mettendo in crisi il confine tra gesto, materia e forma.
Chi è Vincenzo Schillaci
Cresciuto in Sicilia, Schillaci sviluppa un linguaggio che riflette una tensione costante tra radicamento e movimento. La sua pratica si è consolidata negli ultimi anni attraverso mostre personali e collaborazioni con istituzioni e gallerie, tra cui la Fondazione La Rocca, dove ha presentato recentemente cicli di lavori incentrati sul concetto di trasformazione continua esponendo accanto alle grandi superfici pittoriche, lavori su carta e opere in bronzo. Dal 2021 porta avanti una serie ispirata al concetto aristotelico di phantasma (come definito da Aristotele) assunto come dispositivo operativo per indagare la genesi e la dissoluzione dell’immagine pittorica.
Il monologo di Vincenzo Schillaci
Negli sviluppi più recenti, Schillaci ha ampliato il proprio linguaggio includendo materiali come il bronzo, introducendo elementi scultorei che mettono in crisi il confine tra pittura e oggetto. Ogni opera attraversa fasi di costruzione e distruzione, fino a una forma solo apparentemente stabile. In questo monologo, l’artista articola una riflessione sul movimento come principio universale: tutto è soggetto a trasformazione. Ogni opera nasce così da un processo stratificato di accumuli e cancellazioni. La pittura non procede per forme chiuse ma per sedimentazioni che trattengono tracce del processo. Centrale è l’idea di “resistenza” dell’immagine: la pittura diventa così capace di generare forme prima della loro definizione.
L’importanza dei materiali per Vincenzo Schillaci
Per l’artista, il colore non ha funzione decorativa, ma agisce come forza dinamica tra attrazione e repulsione. Negli ultimi anni ha introdotto rame elettrodepositato e bronzo per fissare stati diversi dell’immagine. Questo dualismo emerge nelle serie “Resistenza a un’idea” e “Resistenza di un’idea”. Emblematica è “Fare un quadro”, lavoro in bronzo che nasce da un oggetto modellato e distrutto. L’opera conserva il gesto originario trasformando la pittura in traccia materiale. La realizzazione è così intesa come perdita: l’opera resta come testimonianza di questa trasformazione continua.
Donatella Giordano
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