Una nuova ala del museo di Ancona è ora dedicata al design: un luogo multisensoriale dove i visitatori possono scoprire in maniera interattiva gli oggetti iconici della storia della progettazione italiana. E con essi l’evoluzione del vivere quotidiano

Nato come museo per non vedenti, negli anni il Museo Tattile Statale Omero ha insegnato anche a chi possiede la vista come, attraverso il tatto, si possano conoscere gli aspetti più intimi ed emozionali delle opere d’arte, diffondendo sul territorio internazionale le proprie competenze scientifiche con consulenze per prestigiose istituzioni e permeando con il tema dell’accessibilità ogni attività culturale della città di Ancona. Unendo l’attenzione per l’arte alla riflessione sul suo impatto nell’inclusione sociale.
Nelle scorse settimane, dopo un lungo e complesso percorso, ha inaugurato la Collezione di Design del museo, proprio in una regione in cui questa produzione è particolarmente rilevante, con marchi e aziende che costituiscono l’eccellenza del made in Italy nel mondo.
Una grande opportunità per chi di questi oggetti ormai famosissimi ha solo sentito parlare, ma anche per chi già li conosce e li apprezza, perché permette a tutti i visitatori di ripensare al ruolo del design nel nostro quotidiano.

Museo Tattile Statale Omero, Collezione Design, Ancona
Museo Tattile Statale Omero, Collezione Design, Ancona

IL DESIGN SBARCA AL MUSEO OMERO

Curata e allestita da Fabio Fornasari, uno dei maggiori esperti in Italia sia nell’allestimento espositivo (Museo del Novecento di Milano) sia sul fronte dell’accessibilità alla cultura, la sezione include trentadue opere-icona riconosciute dal Premio Compasso d’oro, la cui storia viene messa in relazione con i vari aspetti della vita di ogni giorno. Una modalità espositiva riuscita, in cui gli oggetti diventano anche testimonianze delle vicende degli uomini che li hanno utilizzati, nel solco di un allestimento che unisce l’esperienza emotiva e immersiva al ruolo di tutela e valorizzazione. Ai trentadue oggetti scelti dal curatore corrispondono infatti altrettante opinioni su come abitare il pianeta: trentadue, come le variazioni musicali Diabelli di Beethoven ‒ omaggio alla passione per la musica classica di Aldo Grassini, presidente del Museo Omero che fortemente ha voluto e lavorato, come il suo predecessore Roberto Farroni, affinché questa collezione si aggiungesse alle altre sezioni ‒ e monito a prestare attenzione anche al rumore delle cose, in quanto ogni oggetto ha un’impronta narrativa e sonora. Infatti le loro sonorità, studiate dal sound designer Paolo Ferrario e accompagnate dalle parole di Chiara Alessi, docente di Design al Politecnico di Milano, sono udibili anche attraverso l’innovativo sistema di audioguida basato su tecnologia Bluetooth che permette alle persone con disabilità visiva di avvicinarsi in autonomia alla collezione.
Quando prendo un oggetto con le mani, sto assumendo un atteggiamento che il designer ha suggerito”, dice l’architetto Fornasari. “Le cose hanno attitudini che ci somigliano e noi somigliamo alle cose; ci danno un’impronta, ci permettono di portare a casa un certo comportamento”. Per questo motivo le opere che sono state scelte sono prodotti che mettono in discussione l’idea della casa come un luogo statico, si possono spostare, e con loro si sposta il corpo di chi li usa.

Museo Tattile Statale Omero, Collezione Design, Ancona
Museo Tattile Statale Omero, Collezione Design, Ancona

IL DESIGN DEGLI OGGETTI NELLA VITA QUOTIDIANA

L’attenzione al dinamismo comprende anche l’intento di mostrare il viaggio degli oggetti, dai negozi alle case: la confezione diviene così un elemento scenografico e narrativo dell’allestimento, organizzato per temi legati ai vari momenti della vita che il design ha rivoluzionato: viaggiare, abitare, cucinare, lavorare, giocare. Troviamo quindi la macchina da scrivere portatile Valentine della Olivetti, pensata per uscire dall’ufficio e lavorare anche nei parchi; il telefono Grillo che si afferra con una sola mano; la radio Cubo di Brionvega, la prima che si può spostare perché funziona con le batterie; la caffettiera Moka della Bialetti, gesto, gorgoglìo e odore di ogni risveglio quotidiano; poi gli oggetti che dal corpo prendono ispirazione, come il Sofà Bocca della Gufram, il cavatappi Anna G. di Alessi o i mocassini con i mitici gommini della Tod’s, che hanno reso le calzature di lusso anche comode.
Con la nuova Collezione Design il Museo Omero si arricchisce di un altro luogo multisensoriale dove scoprire, in maniera libera e interattiva, tutta la bellezza degli oggetti di produzione industriale e coglierne le sinestesie che ci aiutano a rileggere il nostro modo di abitare.

Annalisa Filonzi

www.museoomero.it

Dati correlati
Spazio espositivoMUSEO TATTILE STATALE OMERO
IndirizzoMole Vanvitelliana, Banchina da Chio 28 - Ancona - Marche
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Annalisa Filonzi
Laurea in Lettere classiche a Bologna, torno nelle Marche dove mi occupo di comunicazione ed entro in contatto con il mondo dell'arte contemporanea, all'inizio come operatrice didattica e poi come assistente alla cura di numerose mostre per enti pubblici e privati del territorio. Dell'arte mi interessano soprattutto i nuovi linguaggi e gli artisti che si fanno portavoce e anticipatori delle emozioni del nostro tempo: video, fotografia, street art, contaminazioni di linguaggi. Nel 2007 fondo l’associazione culturale GLAZonART per la quale curo la mostra “VIDEOGLAZ Mario Sasso e l’immagine elettronica” presso il Museo d’Arte Moderna di Mosca. Ora insegno di ruolo Lettere negli istituti superiori, alternando l’attività didattica a quella di critica, principalmente per la rivista Artribune, e di curatrice indipendente, per la quale collaboro con gallerie e festival come l’Associazione AOCF58 di Roma, il festival Nottenera di Serra de’ Conti e altre realtà del territorio. Dal 2013 curo il progetto dello spazio espositivo USB Gallery a Jesi (AN), una homegallery a cui ho dato vita nella mia abitazione e che gestisco nello spirito di assoluta libertà, ricerca e incontro insieme agli artisti ospitati, per dare forma alla complessità e alla profondità dei nostri tempi che solo l’arte contemporanea può indagare.