Parola ai designer #3. Elena Salmistraro, l’eclettica

Terza puntata della nostra serie di interviste ai professionisti del design. Questa volta abbiamo intervistato una designer di prodotto – in senso lato, si va dalle ceramiche in serie limitata alle decorazioni murali, a oggetti di uso comune e come le borracce – vicina ai mondi dell’arte e dell’artigianato, con un approccio tanto ludico quanto concettuale e un assoluto senso del colore

BERNARDO, design Elena Salmistraro, 2020. Rappresentazione scultorea del panda, ceramica con smalti e metalli preziosi
BERNARDO, design Elena Salmistraro, 2020. Rappresentazione scultorea del panda, ceramica con smalti e metalli preziosi

Product designer, artista e illustratrice, Elena Salmistraro fonda il suo studio a Milano nel 2009, insieme all’architetto Angelo Stoli. Il suo linguaggio espressivo è oggi molto riconoscibile: le sue creazioni, infatti, sono il risultato della combinazione di arte e design, di cura per i dettagli, di scrupolosa ricerca di armonia delle forme e stile poetico. Tutto in chiave eclettica e iper colorata. I suoi progetti, sviluppati per brand di grande livello – nazionale e internazionale – sono pubblicati, esposti (in fiere, gallerie e musei) e premiati frequentemente. Nel 2017, ad esempio, oltre a ricevere il Best Emerging Designer Award al Salone del Mobile – Salone del Mobile Milano Award, è stata nominata Ambasciatrice mondiale del design italiano durante l’Italian Design Day, iniziativa promossa dalla Triennale di Milano in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. Nel 2018, invece, è stata nominata Ambasciatrice del Brera Design District per il FuoriSalone e ha vinto l’Icon Award di Marmomac con il progetto Marea. Le abbiamo chiesto come ha vissuto la quarantena e un parere su quanto e come Milano, il design e il modo di approcciarsi ai progetti cambieranno d’ora in avanti.

Ritratto di Elena Salmistraro nell’installazione site-specific Wood Waves, con mobili da lei disegnati (Fuorisalone 2019)
Ritratto di Elena Salmistraro nell’installazione site-specific Wood Waves, con mobili da lei disegnati (Fuorisalone 2019)

Tre parole/aggettivi per descrivere il tuo lavoro di designer, prima, durante e dopo la Pandemia

Entusiasta, silenzioso, riflessivo.

Cosa ti resterà di questo lockdown? Cosa butti e cosa tieni?

Il lockdown ha coinciso con la nascita del mio secondo figlio, quindi ha creato in me un turbinio di emozioni, positive dovute alla nascita e terrificanti a causa della mia “ipocondria”. Vorrei ovviamente buttare tutte le ansie e le paure per tenere sorrisi e intimità, speriamo il tempo faccia il suo dovere.

Pensi che dopo questo momento sospeso il tuo lavoro subirà variazioni (nei tempi, nell’approccio, nei contenuti) o ritornerà identico a prima?

Mi piace pensare che tutto cambierà in meglio e che questa situazione sia stata di insegnamento per tutti, ma ho lo strano presentimento che ben poco si modificherà. Per quel che riguarda il mio lavoro, non credo che approccio e contenuti subiranno delle variazioni, spero invece di riuscire ad allentare i tempi, anche se sono perfettamente cosciente che da questo punto di vista ben poco dipenderà dai designer.

GRETA, borsa di pelle multicolore di Elena Salmistraro per Up To You Anthology
GRETA, borsa di pelle multicolore di Elena Salmistraro per Up To You Anthology

I designer hanno l’opportunità di riacquistare un ruolo centrale per la società post-Covid, mettendosi al servizio dei tavoli di dibattito che guidano le strategie per il rilancio. Quali sono gli strumenti secondo te più utili per ripensare i sistemi relazionali e culturali da questo momento in poi?

Credo che i designer siano stati sempre disposti a discutere di strategie e sistemi relazionali e culturali, in fondo è il carburante del nostro mestiere, dall’altro lato è evidente come spesso siano stati ignorati o snobbati a favore di altri interessi. Gli strumenti sono in campo da sempre, serve solo coraggio e buon senso, e non si tratta di semplice retorica, ma di una evidente analisi dello stato attuale. 

Su cosa indirizzerai – o vorresti indirizzare – la tua ricerca futura?

Non credo che cambierà qualcosa in questi termini. Il mio lavoro si occupa e continuerà ad occuparsi principalmente di indagare la forma attraverso l’utilizzo dell’immagine, nutrendosi di input visivi saccheggiati alla contemporaneità. Quindi cambieranno sicuramente gli elementi, sia generanti che generati, ma rimarrà invariato l’approccio. 

– Giulia Mura 

www.elenasalmistraro.com

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.