Spunta un nuovo progetto residenziale dentro all’hub creativo della Manifattura Tabacchi di Firenze. Intervista agli architetti

Nell’ex fabbrica progettata da Pier Luigi Nervi, gli architetti di Studio Dragò interpretano il linguaggio industriale del complesso e lo trasformano in spazi domestici aperti alla vita contemporanea. Ci siamo fatti raccontare il progetto

Misurarsi con Firenze significa evitare due estremi, da una parte la conservazione “rigida” e dall’altra la novità forzata, per lavorare sulla trasformazione dell’esistente. In questa direzione si muove Manifattura Tabacchi, ex fabbrica di sigari progettata da Pier Luigi Nervi negli Anni Trenta, oggi al centro di una rigenerazione che rifunzionalizza gli spazi, valorizza il verde e costruisce un ambiente attivo per la comunità. Zenit è il progetto residenziale di Studio Dragò, firmato da David Lopez Quincoces e Fanny Bauer Grung, che verrà consegnato a settembre 2026: 34 unità che reinterpretano l’eredità industriale in chiave contemporanea. L’approccio è quello di una “conservazione attiva”, capace di integrare nuove funzioni e tecnologie.

Manifattura Tabacchi
Manifattura Tabacchi

Intervista a Studio Dragò


Come s’interviene a Firenze senza restare “schiacciati” dal suo immaginario storico?

Facendo scelte misurate. Il confronto con la storia è inevitabile, quindi il progetto deve partire da ciò che esiste e trasformarlo con attenzione. Non si tratta di conservare tutto in modo rigido, né di cercare la novità a ogni costo. La strada è lavorare sull’esistente, rigenerarlo e far dialogare antico e nuovo. In questo senso abbiamo voluto mostrare come un linguaggio contemporaneo possa inserirsi in un contesto storico-industriale forte, riconoscibile, già dotato di una propria identità.

Quale visione urbana sostenete?
Si parte da un impianto riconosciuto nella sua identità architettonica e tipologica. L’intervento tiene insieme tutela e valorizzazione funzionale, confrontandosi con esperienze italiane ed europee. È una forma di conservazione attiva: si interviene senza congelare l’edificio. Il residenziale si muove tra continuità e discontinuità, nelle forme, nei materiali e nella costruzione, trasformando l’eredità industriale in una nuova occasione di abitare contemporaneo.

Il verde è elemento o struttura? Che ruolo ha?

È struttura. In un complesso industriale del primo Novecento, il verde è un dispositivo progettuale: rilegge il patrimonio, integra memoria e nuove esigenze, migliora microclima e biodiversità, incide sul benessere psicofisico. Collegando spazi privati e collettivi, trasforma anche i margini e le aree di servizio in luoghi di relazione.

Cosa succede all’abitare quando interno ed esterno smettono di essere separati?
Si apre, la casa si estende e dialoga con la città. Terrazze, logge e giardini pensili rendono i confini più permeabili, ridefiniscono la percezione dello spazio e attivano nuove forme di socialità. Un organismo produttivo chiuso cambia natura e diventa un sistema abitativo aperto, sostenibile e capace di rispondere alle esigenze contemporanee.

David Lopez Quincoces e Fanny Bauer Grung
David Lopez Quincoces e Fanny Bauer Grung

Come coesistono tutela, tecnologia e sostenibilità senza che si perda l’identità?
Gli elementi storici dell’edificio sono stati conservati con attenzione, mentre le parti nuove sono state inserite in modo discreto e funzionale. Così il carattere dell’architettura della prima metà del Novecento resta riconoscibile, mentre gli ambienti diventano più comodi, efficienti e adatti alla vita contemporanea. Le nuove funzioni e le tecnologie migliorano l’uso quotidiano dell’edificio, senza cancellarne l’identità originaria. Anche luce, materiali e colori contribuiscono a questo equilibrio: valorizzano altezze e volumi industriali, mentre finiture dai toni caldi costruiscono un rapporto più domestico con la memoria del luogo.

Che tipo di comunità costruisce oggi l’abitare condiviso?

Supera l’idea della casa come spazio isolato e si allontana sia dal modello individualista tradizionale sia da quello puramente funzionalista. Riprende una tradizione fiorentina fatta di corti, chiostri e vicinati, dove le persone si incontravano nella vita di ogni giorno. Oggi questa idea torna attraverso spazi comuni e servizi condivisi, che rendono più naturale incrociarsi, conoscersi e sentirsi parte dello stesso luogo.

Come si bilanciano densità e qualità urbana?
Si lavora sull’esistente, senza consumare nuovo suolo e senza alterare la forma dell’edificio. Le coperture diventano una risorsa: ospitano giardini pensili e spazi comuni, aumentando la qualità della vita quotidiana e migliorando microclima e relazione con il contesto. In questo modo la densità cresce quasi in modo invisibile rispetto allo spazio pubblico, evitando la saturazione funzionale e trasformando i tetti in luoghi per socialità, relax e forme informali di lavoro.

Ginevra Barbetti

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Ginevra Barbetti

Ginevra Barbetti

Nata a Firenze, si occupa di giornalismo e comunicazione, materie che insegna all’università. Collabora con diverse testate in ambito arte, design e cinema, per le quali realizza soprattutto interviste. Che “senza scrittura non sarebbe vita” lo ripete spesso, così come…

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