Il giardino di Julie Hamisky, l’artista che fissa l’effimero nel tempo è in mostra in una casa d’aste di Milano

Figlia e nipote d’arte, l’artista e designer francese cattura la fragilità di fiori e piante attraverso l’elettroplaccatura, una tecnica antica che li cristallizza per sempre in uno strato di metallo

Nel “giardino alchemico” di Julie Hamisky (Fontainebleau, Francia, 1975), visto in queste giornate di Fuorisalone alla Casa d’Aste Pandolfini, in Via Manzoni, ci sono papaveri giganti, calle, radici attorcigliate come nidi d’uccello, foglie di mais e perfino germogli di insalata. Tutti gli elementi sembrano essere stati congelati nel tempo in un momento ben preciso: quello del loro massimo splendore che precede l’inizio del decadimento. All’origine del suo lavoro c’è sempre la ricerca, in natura o sui mercati rionali, di un fiore fresco o di un’altra forma botanica in grado di stuzzicare la sua immaginazione. A rendere possibile la trasformazione del vegetale, caduco per definizione, in qualcosa destinato a durare sarà poi l’immersione in un bagno galvanico attraversato da corrente elettrica secondo un procedimento inventato nell’Ottocento che l’artista e designer francese ha imparato dal suocero.

L’elettroplaccatura: un processo replicabile ma non del tutto prevedibile 

L’elettroplaccatura, questo il nome della tecnica, che può essere usata con metalli diversi e in Francia è associata a figure come Charles Christofle, il fondatore dell’omonima manifattura specializzata nella lavorazione dell’argento, le permette di preservare tutte le pieghe e venature tipiche della materia viva, con qualche sorpresa figlia dell’imprevedibilità del processo. “L’elettricità corre attraverso i vegetali e il deposito di ioni di rame su di essi crea un sottile strato metallico. Il pezzo che esce dal bagno è fragile e poroso, quindi bisogna aggiungere parecchi punti di saldatura per farlo diventare più resistente”, spiega l’artista ad Artribune. “Variazioni di corrente, durata e temperatura producono sottili modulazioni cromatiche dai verdi profondi e blu elettrici fino ai lilla e ai caldi toni del rame. Non si sa mai davvero quale sarà il risultato: a volte il decadimento mette in evidenza caratteristica precisa, altre volte la trasforma completamente”.

Julie Hamisky: tra sculture monumentali e oggetti funzionali a Milano 

La mostra allestita da Pandolfini fino al 26 aprile – organizzata in collaborazione con la Galerie Mitterrand di Parigi – intitolata proprio Giardino Alchemico, ha riunito a Milano una ventina di opere, alcune monumentali come La Géante, un papavero portato a una scala quasi architettonica, altre di dimensioni più contenute. In certi casi, alla valenza estetica se ne associa una funzionale: i gioielli, in bronzo lasciato in evidenza pure placcato oro, possono naturalmente essere indossati, mentre Aqua è un vero e proprio lampadario, nato da un intreccio di elementi vegetali. 

I lavori più grandi sono delle sculture nel senso più tradizionale del termine, realizzate facendo una scansione digitale dei fiori e delle piante galvanizzati e usando questa mappatura digitale per creare delle copie sei o dieci volte più grandi. “In questo modo, però, tutti i dettagli vanno persi e bisogna ricrearli scolpendo nuovamente ogni vena e nervatura sulla superficie del pezzo o, se serve, incollando su di essa dei sottilissimi fili di metallo”, chiarisce Hamisky. 

Julie Hamisky, Giardino Alchemico, Pandolfini Casa d’Aste e Mitterrand Gallery, design week
Julie Hamisky, Giardino Alchemico, Pandolfini Casa d’Aste e Mitterrand Gallery, design week

L’apprendistato al fianco di Claude Lalanne e delle sue architetture organiche 

Chi nei giorni scorsi avesse visitato Salone Raritas e si fosse fermato ad ammirare le opere di Claude Françoix Xavier Lalanne sullo stand di Mitterrand avrà notato che tra queste e le creazioni di Hamisky c’è una forte analogia, come un’aria di famiglia. Per niente casuale, visto che i visionari artisti e designer, uniti nel lavoro e nella vita, erano i suoi nonni e che l’atelier di Claude Lalanne, in particolare, è stato il suo posto di lavoro per oltre vent’anni dopo gli studi all’ESAG Penninghen e all’ATEP – École d’Art et de Communication Visuelle di Parigi e un periodo di approfondimento delle tecniche scultoree in Messico. “I Lalanne”, come li chiamano gli appassionati del loro lavoro, hanno portato lo spirito ironico e irriverente del surrealismo negli interni domestici e sdoganato il fatto che una scultura potesse avere una funzione senza per questo perdere la sua aura. A ispirarli più di ogni altra cosa era la natura, e più precisamente il mondo vegetale (prediletto da Claude) e gli animali (il feticcio di François-Xavier). “Amavo così tanto lavorare con mia nonna che quando lei è venuta a mancare non sono riuscita a smettere”, racconta Julie Hamisky. “È stato un periodo incredibile, anche se non era per sempre facile lavorare in famiglia. La nonna mi aspettava ogni mattina davanti a una tazza di caffè e scalpitava perché cominciassimo subito a lavorare perché aveva già un sacco di idee che le frullavano in testa. Lei lavorava moltissimo, senza regole e sperimentando il più possibile, e non c’era una vera distinzione tra l’arte e gli altri ambiti della sua vita. Lei e il nonno condividevano tutto e tra loro c’era un incessante scambio di idee. Al netto di alcune collaborazioni, però, ognuno aveva il suo immaginario ben distinto. Vivevano in una casa di campagna molto grande vicino alla foresta di Fontainebleau dove ognuno aveva il suo atelier, e in entrambi regnava un caos creativo”.

Giulia Marani

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Giulia Marani

Giulia Marani

Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per…

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