In Valdelsa c’è la Gerusalemme di Toscana inventata nel ‘500 per pellegrinaggi meno rischiosi
Nel bosco alle porte di Montaione, il Sacro Monte di San Vivaldo fu costruito dai Frati Minori di San Francesco all’inizio del Cinquecento, imitando in scala la planimetria della Gerusalemme del tempo. Nel complesso, raffinate terrecotte policrome mettono in scena un grande teatro spirituale
Colpiscono per il loro realismo, le terrecotte policrome realizzate nel Cinquecento da diversi artisti, in gran parte fiorentini, legati alle botteghe di Giovanni Della Robbia e Benedetto Buglioni, insieme ad Agnolo di Polo, formatosi presso il Verrocchio. Un serie di gruppi plastici pensati per raccontare la vita e la Passione di Cristo con intensità emotiva e un impatto scenografico evidente, quasi teatrale, così da coinvolgere lo spettatore – il fedele – nella scena.
Perché una Gerusalemme di Toscana a San Vivaldo
Del coinvolgimento emotivo e spirituale, il Sacro Monte di San Vivaldo – l’unico del genere in Toscana – ha fatto la sua cifra più caratteristica, proponendosi ai pellegrini come una Gerusalemme lontano dalla Terra Santa, ma fedelmente riproposta, seppur in scala ridotta, nelle disposizione degli edifici che compongono il santuario circondato dal bosco.
La storia della Gerusalemme di Toscana, tra i luoghi più curiosi da visitare in regione fuori dalle rotte più battute, è frutto di un’acuta intuizione: fu Fra Tommaso da Firenze, tra il 1500 e il 1515, a far costruire il complesso di cappelle e tempietti decorati con le terrecotte policrome per riprodurrela planimetria della Gerusalemme del tempo. All’epoca, recarsi in pellegrinaggio nella Città Santa – caduta sotto il dominio dei Turchi – era complesso, rischioso e costoso. E San Vivaldo divenne meta di un pellegrinaggio sostitutivo per chi non poteva sostenere il viaggio, dando diritto anche a ricevere l’indulgenza, grazie a una bolla promulgata da Papa Leone X nel 1516.

La storia di San Vivaldo, nel bosco alle porte di Montaione
L’origine del complesso, che si raggiunge a pochi chilometri da Montaione, nella Valdelsa fiorentina, è in realtà precedente. All’inizio del Trecento si isolò nell’area boschiva che si è preservata nel tempo il frate Vivaldo Stricchi da San Gimignano, che si ritirò a vita eremitica scegliendo come dimora il cavo di un castagno. Leggenda vuole che sulle radici dell’albero sarebbe stato edificato, a seguito della morte dell’eremita, il primo oratorio di San Vivaldo. Il complesso fu poi ampliato nel corso del Quattrocento, e affidato nel 1497 ai Frati Minori di San Francesco (custodi del Santo Sepolcro).
Come fu realizzata la Gerusalemme di Toscana
Quando si trattò di realizzare la cittadella di cappelle e tempietti, Fra Tommaso si affidò per la realizzazione topografica ai suoi ricordi, legati ai suoi viaggi in Terra Santa, consultandosi anche con il frate Bernardino Caimi, progettista del Sacro Monte di Varallo in Piemonte. L’unicità del Sacro Monte di San Vivaldo, rispetto ad analoghi complessi italiani e europei, è dovuta proprio al suo impianto topografico: gli edifici sono infatti disposti nel bosco secondo un ordine che riproduce in scala la planimetria della Gerusalemme del tempo, seppur diversamente orientata, con una esattezza che non ha eguali altrove. La zona ideale per replicare l’orientamento astronomico di Gerusalemme fu individuata a est del convento, in una valle boscosa (la Selva di Camporena) che evocava la valle di Giosafat; un piccolo rilievo fu scelto per rappresentare il Monte degli Ulivi, mentre un’area pianeggiante, a nord, doveva rappresentare la spianata del Tempio. Una collinetta, poco più in là, divenne il Monte del Calvario. Molti abitanti del posto si impegnarono attivamente per contribuire alla realizzazione della piccola Gerusalemme, trasportando personalmente le pietre necessarie dal greto del vicino torrente Evola.
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La visita alla Gerusalemme di Toscana, tra spiritualità, storia e arte
Oggi il complesso si compone di 18 cappelle: in origine dovevano essere 34, già nel 1685 se ne ricordano 28, a causa del terreno franoso e dell’incuria che portò progressivamente alla perdita di alcuni edifici (mentre altri furono aggiunti in un secondo momento).
Espressione di un’architettura povera, ma sostenuta da elementi classicheggianti, ospitano – insieme ai gruppi scultorei in terracotta modellata con pittura a freddo, tra gli esempi più interessanti nella storia delle terrecotte toscane del Cinquecento – anche un programma di affreschi prospettici: si voleva tradurre con immediatezza il messaggio evangelico, a beneficio tanto del fedele colto che dell’illetterato, e la tradizione del pellegrinaggio a San Vivaldo si mantenne viva a lungo. Quel che resta è la testimonianza di un grande teatro sacro diffuso, da scoprire muovendosi sul posto: la visita (1 ora, 5 euro) si prenota via email scrivendo a [email protected], o chiamando ai numeri 0571699205-267; è possibile anche presentarsi in biglietteria (15-19 dal lunedì al sabato; 10-19 domenica e festivi). Fino al 9 settembre 2026, ogni mercoledì, la Gerusalemme di San Vivaldo apre anche in notturna, dalle 21 alle 23 (richiesta la prenotazione).

Le terrecotte policrome della Gerusalemme di Toscana
Tra le cappelle più coinvolgenti, quella dell’Andata al Calvario utilizza un abile espediente per invitare lo spettatore a prendere parte al corteo che accompagna Gesù sul Calvario, con le due porte laterali che permettono di accedere all’ambiente da destra, uscendo da sinistra.
Fu probabilmente Agnolo di Polo, mirabile plasticatore del Rinascimento fiorentino, a modellare il gruppo che cattura la scena nell’oratorio della Madonna dello Spasimo; mentre la Cappella della Crocifissione integra le tre croci in terracotta, addossate alla parete, con l’affresco che riproduce il contesto. Ogni edificio racconta una storia, spesso arricchendo l’iconografia religiosa tradizionale con prestiti dalla cultura popolare. Come nella Casa di Caifa, dove Gesù è oltraggiato dai servi di Caifa: uno dei personaggi fa con la mano il gesto cosiddetto “delle fiche”, un gesto volgare e molto comune nel Medioevo e nel Rinascimento, ricordato anche da Dante.
La visita si integra si completa con uno sguardo alla Chiesa e al Convento di San Vivaldo (tuttora francescano: i frati rientrarono nel 1887, dopo la temporanea soppressione degli Ordini), complesso pressoché contemporaneo alla fondazione delle cappelle. La chiesa, semplice e a navata unica secondo l gusto francescano, custodisce la Cappella di San Vivaldo, dove le reliquie del santo sono conservate in un’urna quattrocentesca. La cappella sorge nel luogo leggendario dove si trovava il castagno che fu rifugio dell’eremita.
Livia Montagnoli
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