Ecco di cosa parlerà la Biennale Architettura di Venezia 2027 dei curatori cinesi Lu Wenyu e Wang Shu
La ventesima edizione della Mostra Internazionale di Architettura si terrà dall’8 maggio al 21 novembre 2027, per la prima volta con una coppia di curatori cinesi. Il tema “Fare Architettura” è un invito a non farsi ingannare dall’effimero per rimettere al centro la “realtà reale”, esplorando le possibilità di coesistenza tra le diversità
Per la prima volta nella storia della Biennale Architettura di Venezia, la rassegna sarà curata da due architetti cinesi: Wang Shu (Pritzker Prize 2012) e Lu Wenyu. Due direttori artistici chiamati a lavorare all’unisono per organizzare la 20. Mostra Internazionale di Architettura, in programma dall’8 maggio al 21 novembre 2027, dopo l’edizione 2025 firmata da Carlo Ratti.
Alla guida di Amateur Architecture Studio, che nel 1997 hanno fondato insieme, i due progettisti fanno coppia sul lavoro e nella vita da moltissimi anni; e tornano alla kermesse lagunare dopo gli inviti all’evento ricevuti nel 2010 dall’allora direttrice Kazuyo Sejima – partecipazione che gli valse la Menzione Speciale, con il progetto Decay of a Dome – e, nel 2016, da Alejandro Aravena; risale invece al 2006 la loro presenza all’interno del Padiglione Cina.
“Fare Architettura”: il tema della Biennale Architettura 2027 di Lu Wenyu e Wang Shu
E mentre in Laguna entra nel vivo la 61. Esposizione Internazionale d’Arte curata da Koyo Kouoh, la Biennale introduce il duo curatoriale già al lavoro per arrivare pronto all’appuntamento con la ventesima edizione della Mostra Internazionale di Architettura, che nel 1980 nasceva sotto la curatela di Paolo Portoghesi. Da allora la rassegna si è affermata in ambito internazionale come uno dei principali momenti di riflessione sul progetto, occupandosi non solo di edifici, ma di come possiamo e vogliamo vivere insieme e delle responsabilità che abbiamo verso il mondo che abitiamo. Estendendo, dunque, il dibattito architettonico, alla dimensione civile e culturale della società.
La Biennale Architettura di Lu Wenyu e Wang Shu sembra destinata ad appuntarsi proprio su questo snodo essenziale: Fare Architettura. La possibilità di coesistenza nella realtà reale è il tema dell’edizione 2027, la cui chiave di lettura sta tutta nell’interpretazione del concetto di “realtà reale”.
La visione di Lu Wenyu e Wang Shu sull’architettura contemporanea
Il metodo adottato da Wang Shu e Lu Wenyu nella loro pratica progettuale, che si affianca all’insegnamento, privilegia il riuso dei materiali esistenti, provenienti da edifici storici per valorizzare la memoria e l’artigianalità del contesto, senza rinunciare allo slancio sperimentale. Ma prende le distanze della superficialità dei cambiamenti fin troppo repentini che caratterizzano la realtà contemporanea, e da ciò che questo processo genera, espressione illusoria ed effimera della nostra vita. Fare Architettura è un invito ad affrontare la diversità nella nostra società, dubitando delle concettualizzazioni estreme per concentrarsi invece sulla semplicità del fare, guardando al naturale processo di sviluppo che ha portato l’uomo a costruire le sue città e i centri abitati. Stante sempre l’idea che “la bellezza reale viene della diversità”, sottolineano i due architetti. Non a caso, Lu Wenyu e Wan Shu individuano un modello ideale nel giardino cinese, “architettura che promuove la coesistenza della diversità, e che richiede non solo un processo di costruzione, ma anche una manutenzione costante”. Il giardino cinese “ci insegna che cose diverse possono coesistere in perfetta armonia; diventa simbolo di pace e forza dell’umanità. Lo sviluppo richiede pace e inclusione, la pace è più importante degli edifici”.
Come sarà la Biennale Architettura di Lu Wenyu e Wang Shu?
Le domande alle quali la Biennale Architettura di Wang Shu e Lu Wenyu cercherà di rispondere sono molteplici: Come la nuova architettura può coesistere con le architetture antiche? Come possiamo proteggere l’architettura che viene da lontano? Come le diversità sociali possono partecipare al nostro fare architettura? Come l’architettura può rappresentare la diversità? Come possiamo superare la barriera tra memoria e innovazione? Come l’efficienza di oggi può coesistere con la lentezza dell’artigianalità? Come i grandi studi possono coesistere con le realtà indipendenti? Come l’AI può coesistere con la tattilità? Dunque, in sintesi: come possiamo integrare tutte queste istanze per affrontare la realtà vera? “Dobbiamo interrogarci sull’inerzia che porta avanti il nostro mondo per superare i suoi limiti. L’architettura deve diventare la forza trainante dello sviluppo della società, per mantenere il valore della nostra umanità”.
Lungi dal fermarsi a dibattere sulla questione in modo teorico, i curatori invitano a considerare il fare come “un inizio decisivo. Crediamo che l’architettura non sia soltanto qualcosa di cui discutere, ma soprattutto qualcosa da fare in prima persona. La filosofia dell’architettura è, prima di tutto, una filosofia del fare: una pratica che affronta la realtà reale, in luoghi reali, attraverso costruzioni reali ”. E il Presidente della Fondazione Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, conferma che la sintonia con Wang Shu e Lu Wenyu si è stabilita proprio su questo punto: “Determinante è stata l’importanza dell’esperire architettura che caratterizza il loro lavoro e insegnamento. Il loro pensiero riafferma il valore del “fare” come atto culturale, etico e costruttivo, rifuggendo la spettacolarizzazione e la standardizzazione globale. Attraverso il recupero di materiali, tecniche artigianali e processi di trasformazione lenta, Wang Shu e Lu Wenyu propongono un’idea di architettura che incorpora il passato come materia viva del presente. Nella loro visione, il perdurare di un edificio non significa usura, ma capacità di rendere presente la tradizione e fare presenza di un atto fondante. Il tema individuato per la Biennale Architettura 2027 assume così il significato di un invito a costruire possibilità di coesistenza tra natura e artificio, tra innovazione e memoria, tra progetto contemporaneo e culture locali”. Nell’introdurre e accogliere i curatori, Buttafuoco anticipa anche la principale novità operativa che accompagnerà la Biennale Architettura 2027, per la prima volta trilingue, anziché bilingue: “Tutta la comunicazione sarà tradotta anche in lingua cinese, perché Venezia è la città che accoglie il futuro”. La prossima tappa di avvicinamento alla rassegna si terrà all’inizio del 2027, con l’annuncio della lista dei partecipanti e ulteriori dettagli sulla Mostra.
Livia Montagnoli
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